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Venerdì, 28 Gennaio 2022
ECONOMIA

Dall'Imu alla Trise: dalla padella alla brace

Sigle incomprensibili e calcoli impossibili: la Trise è peggio della vecchia Imu. Addio alle fasce di esclusione e, l'ultima novità, aliquote potenzialmente più alte: una nuova batosta si abbatte sulla casa

ROMA - Prima: Imu più Tares. Rispettivamente tassa sulla casa e imposta sui rfiuti. Dopo: Trise, la tassa sui rifiuti e i servizi, che mette insieme la Tasi, sui servizi indivisibili, e la Tari, sulle abitazioni. A sancire il passaggio da sigle e nomi incomprensibili a nomi e sigle altrettanto incomprensibili era stato il Consiglio dei ministri, che il quindici ottobre aveva detto sì alla Legge di Stabilità

Un Cdm che, a seduta ultimata, in tarda serata, aveva esultato: "Niente tagli e meno tasse". Così i politici, Letta in testa, avevano quasi convinto tutti. Fra un tappo di champagne che saltava e una pacca sulla spalla fra "compagni-rivali" di governo, il messaggio che era passato era stato chiaro, molto più delle sigle: le tasse cominciano a calare

Come funzionasse la nuova Trise non era chiaro allora, e a dire il vero non lo è neanche adesso, ma tant'è: "Italiano medio vuoi meno tasse? Eccoti accontentato". Forse. Già, perché nella perfida equazione "Imù + Tares = Tasi + Tari" si nasconde un inganno grande quanto una casa. 

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A fare i conti, il giorno dopo l'approvazione della "finanziaria" in Consiglio dei ministri, era stata la Cgia di Mestre che aveva "sbugiardato" tutti. "Un proprietario di prima casa standard - spiegavano gli artigiani - pagherà nel 2014, anno della Trise, circa settanta euro in più di quanto ha versato nel 2013 complessivamente per Imu e Tares, mentre pagherà 147 euro in meno rispetto al 2012 quando l'Imu veniva pagata anche sulla prima casa". 

Tradotto: mentre il governo festeggiava per "avere abbassato le tasse", la Cgia faceva di conto e scopriva che il buon italiano medio si troverà molto presto a pagare più di quanto faceva dodici mesi prima. Finita qui? Neanche per sogno. 

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Perché la Tari, oltre a essere incomprensibile, è anche ingiusta. A farlo notare erano sempre i "guastafeste" di Mestre che spiegavano come per l'Imu esistesse una soglia di esenzione sotto i duecento euro oltre a sgravi per figli a carico che "salvavano" dal pagamento cinque milioni di abitazioni. Un'esenzione, questa, che è magicamente scomparsa nel calcolo Trise. Della serie: "Pagherete di più e pagherete tutti".

"Impossibile - si difendeva il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta - perché è stato stabilito un tetto per i Comuni del 2.5 per mille, mentre oggi è al sei per mille". Anche qui, però, fatta la legge trovato l'inganno.

Dal 2015, infatti, i Comuni saranno liberi di applicare qualsiasi aliquota per il calcolo della Trise. Ma, e le notizie filtrate dall'ultima assemblea dei Comuni vanno in questo senso, non ci sarà bisogno di aspettare così a lungo. Già da quest'anno, infatti, i sindaci stanno pensando di sforare ed "esagerare". La paura è che la Trise non garantisca, come promesso dal governo, il gettito che sarebbe arrivato dall'Imu. Quindi, anche qui, una bella ripassata d'aumento e avanti il prossimo. D'altronde in busta paga ci sono quattordici euro in più: per qualcosa andranno pur spesi. 

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