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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Beccati

Prima le lettere, poi la telefonata (finta) dalla banca: la truffa dei bancomat nuovi

Un giro d'affari ingente, almeno da un milione di euro

Il modus operandi era sempre lo stesso: intercettavano le lettere contenenti le nuove tessere bancomat e, risalendo al destinatario, con una telefonata estorcevano il pin per poi rubare tutto il denaro possibile. Un giro d'affari ingente, almeno da un milione di euro, quello scoperto in un'indagine della Squadra investigativa del commissariato Appio Nuovo di Roma che, con l'ausilio della Squadra mobile di Caserta e del commissariato di Aversa, ha eseguito oggi tre misure di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice per le indagini preliminari del tribunale ordinario di Roma. Le ipotesi di reato sono di "truffa aggravata in concorso, frode informatica, ricettazione, sostituzione di persona, possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito e di pagamento sottratte dal circuito postale".

Come funziona la truffa con le lettere dei bancomat nuovi

Le indagini, che sono ancora nelle fasi preliminari, raccontano di come il trio avesse messo in piedi un sistema ben rodato. La vicenda ha inizio a luglio 2020, quando un'anziana di Roma si è rivolta al commissariato Appio Nuovo per denunciare una serie di prelievi non autorizzati sul suo conto. Da lì, infatti, erano stati sottratti circa 12mila euro. Il tutto era avvenuto a seguito di una telefonata ricevuta dalla vittima: una donna, che si era presentata come dipendente della banca per la quale la signora è cliente, paventando alcuni problemi con l'invio del nuovo bancomat, era riuscita a convincere la vittima a fornirle il codice pin della sua nuova tessera ricevuta pochi giorni prima.

Già dai primi accertamenti è emerso che il fatto denunciato non era un caso isolato. Gli investigatori, lavorando su più di 40 episodi simili avvenuti in tutta Italia, hanno capito che il presunto gruppo criminale entrava in possesso delle lettere contenenti le nuove tessere bancomat o carte di credito destinate ai clienti della banca. Lettere in buona parte rubate nei compartimenti postali di Padova, anche se risultano degli ammanchi simili anche da Bologna e Peschiera Borromeo (Milano).

Con in mano le tessere, i tre iniziavano a chiamare i clienti ben sapendo che, con altre modalità (altre raccomandate o sms sul proprio cellulare), erano già entrati in possesso del pin, cercando di estorcere la combinazione di cinque numeri. Chi non voleva fornire il pin "a voce", secondo quanto ricostruito dalla Questura, veniva invitato a digitarlo sul proprio telefono cellulare. A quel punto, visto che sul telefono del truffatore era installato un "dual tone multi-frequency" (ovvero un sistema di codifica usato in telefonia per decriptare codici numerici sotto forma di segnali sonori in banda audio), il codice veniva di fatto acquisito.

Dopo essere entrati in possesso del pin, la truffa veniva completata con un'ulteriore mossa più articolata: per evitare di fermarsi al semplice prelievo consentito dal plafond, i tre spostavano mediante bonifici somme di denaro verso altri conti correnti. Successivamente, da questi, una volta accertato il movimento bancario, procedevano al prelievo di altre somme. Tutte operazioni che, stando a questa fase preliminare d'indagine, venivano compiute con cellulari e dispositivi elettronici obsoleti, con all'interno schede sim acquistate con documenti falsi.

Gli apparecchi, di fatto uso e getta, servivano al gruppo per contattare le vittime e per comunicare tra i componenti del gruppo durante le varie fasi della truffa. Durante la fase delle indagini, inoltre, uno dei presunti responsabili è stato fermato mentre trasportava circa 300 buste dell'istituto di credito interessato dalle indagini (ma estraneo ai fatti), con all'interno bancomat e carte di credito, nascoste nel cofano dell'auto.  

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