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Lunedì, 29 Novembre 2021
Ue

L'Europa che chiede sacrifici è rimasta senza un euro

Sempre pronta a criticare l'Italia, l'Europa ha dimenticato di fare i conti. Lo scontro fra Consiglio e Parlamento Ue blocca la "manovra": non ci sono soldi per pagare gli Stati

ROMA - A "sgridare" l'Italia come una maestrina arrabbiata sono sempre stati puntualissimi. Le occasioni che, va ammesso, il Bel Paese ha offerto in quantità, le hanno sfruttate tutte. Prima le critiche per l'abolizione dell'Imu, con un Olli Rehn infuriato con Letta e soci. Poi la fastidiosa precisazione sugli indicatori economici "non buoni dell'Italia" mentre Saccomanni e compagnia brindavano al grido di "la crisi è finita". E, infine, storia di ieri, la bacchettata perché quei cattivoni dell'Italia hanno pensioni troppo squilibrate fra uomo e donna. Se tre indizi fanno una prova, non c'è alcun dubbio: a ridicolizzare l'Italia, l'Unione Europea è maestra. Un po' meno maestra, però, lo è nel fare i conti. Infatti, come in una sorta di legge del contrappasso in salsa europea, l'Ue ha appena scoperto di avere finito i soldini. Sì, gli stessi che il governo italiano cercava di raccattare qui e lì senza fare arrabbiare "madama" l'Europa. Certo, il Tricolore è ancora sporco di crisi, ma almeno non è più da solo.

Anche a Bruxelles, a quanto pare, molto presto capiranno cosa vuol dire restare con le casse vuote. E ad ammetterlo, non senza un po' di "vergogna", è stata la stessa Commissione. "Ogni giorno che passa è un giorno più vicino a quello in cui non potranno essere pagate le fatture presentate all'incasso per il rimborso dei finanziamenti europei" ha spiegato un affranto Olivier Bailly, portavoce dell'esecutivo. 

Il che tradotto suona come un messaggio agli Stati membri dal tono triste: "Vi abbiamo promesso i finanziamenti ma ora non sappiamo come darveli". Tutta colpa dello scontro in atto tra Consiglio e Parlamento Europeo per l'approvazione del Bilancio Pluriennale 2014-2020 e, soprattutto, del bilancio rettificativo del 2013 in cui gli Stati si impegnano a versare denaro fresco per 3,9 miliardi di euro. 

Soldi all'interno dei quali, all'ultimo momento, sono stati introdotti anche quattrocento milioni di euro per le inondazioni in Germania dello scorso Giugno. Una violazione degli accordi che ha fatto andare su tutte le furie i deputati che ieri hanno deciso, nella conferenza dei presidenti, di spostare a novembre il voto per continuare le trattative. 

Quei quattrocento milioni, ne sono convinti gli eurodeputati con il supporto dei casi precedenti, dovrebbero essere presi dai "Fondi di solidarietà" che non sono vincolati ai tetti del bilancio Ue e vengono di volta in volta finanziati dai Paesi membri con soldi freschi. Questa volta, invece, si è tentato di unire l'emergenza tedesca con l'approvazione del bilancio rettificativo che era stato a sua volta collegato all'ok per il Pluriennale. Una catena di collegamenti che ha finito per rompere gli equilibri. 

Risultato: la seduta si riaggiorna a novembre e chi "s'è visto, s'è visto". Con buona pace di chi, Stati membri o altre associazioni europee, ha delle fatture da riscuotere. 

"Siamo sempre riusciti a non lasciare insolute le fatture" ha sorriso per un attimo Bailly, prima di sentire il Commissario europeo al Bilancio, Janusx Lewandoski, e ripiombare nell'incubo. "Se la 'manovra' da 3,9 miliardi di euro non sarà approvata al più presto a novembre smetteremo i pagamenti per le politiche regionali e lo sviluppo rurale" ha avvisato il buon Janusx. 

E non è tutto. Perché, come se non bastasse, il ciclo 2007-2013 volge al termine il che, in termini "volgarmente" economici, significa che moltissime fatture in sospeso verranno presentate tutte insieme, di colpo. E allora, la matematica è davvero cattiva, i "pochi spicci" rimasti all'Unione non basteranno. Chissà se si bacchetteranno da soli.  

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