Lunedì, 14 Giugno 2021
Università

Università, quanto mi costi: “A Parma e Milano le tasse più care d’Italia”

A fornire i dati l'indagine della Federconsumatori: a partità di Isee nelle regioni del centro i costi sono più bassi, mentre più alti al nord. Le discipline umanistiche "costano" di meno

Sono sempre più care le tasse delle università italiane. A rivelarlo è il sesto rapporto nazionale di Federconsumatori: mandare un figlio a studiare oggi costa in media, solo di imposte, da un minimo di 477,115 euro ad un massimo di 1.758,295 se si è in un fascia di reddito alta. Ma tra nord e sud ci sono delle grosse differenze. 

LO STUDIO - La fotografia rileva una situazione dove non solo la tassazione media è elevata in ogni fascia ISEE, ma è anche profondamente diseguale su tutto il territorio italiano e in certi atenei persino tra corsi di discipline umanistiche e scientifiche. 

L'Italia è stata in tre macro aree geografiche e per ciascuna sono state esaminate le tre regioni con il maggior numero di studenti: Lombardia, Piemonte, Veneto, Emila Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia. Per ogni regione sono state considerate due Università, scelte in base alla grandezza. Considerando che gli importi delle tasse universitarie vengono stabiliti principalmente in base alla condizione economica, la ricerca ha stabilito cinque fasce di reddito ISEE standard, per le quali sono state calcolate le somme da pagare.

LE UNIVERSITA' PIU' CARE... - I contributi negli anni sono aumentati e l'università torna a essere più cara al nord: gli importi medi nelle università settentrionali risultano superiori del 16,79% rispetto a quelli del Sud e persino superiori del 15,47% della media nazionale. Federconsumatori fa notare che se nei due rapporti precedenti si era registrata una flessione ma quest’anno la tendenza si è invertita: l'anno scorso la differenza era del 12,89%.

La più cara in termini di tasse è Parma, con una media di 794,59 euro per la fascia di reddito più bassa fino ad arrivare a 1.994,59 per chi sta è nelle condizioni economiche migliori. Al secondo posto c’è Milano che prevede contributi minimi di 711 euro per le facoltà umanistiche e 788 euro per quelle scientifiche. 

...E QUELLE MENO CARE - Ad avere i contributi più bassi in assoluto sono gli atenei del centro, con un 23,50% in meno rispetto ai loro colleghi del sud. Se iscriversi in una facoltà a Bologna costa 159,64 per la prima fascia, alla Federico II in Campania si arriva a spendere 534,50 (sempre calcolati con gli stessi parametri) mentre alla “Sapienza” nel Lazio si raggiunge la cifra di 600 euro.

LA SCIENZA COSTA DI PIU' - A Roma Torvergata, al Politecnico di Torino, a Bari, a Catania, a Pisa e a Firenze gli importi sono uguali ma nelle università che applicano questa differenza, uno studente di una facoltà scientifica paga mediamente tra il 4,25% e il 6,06% in più rispetto ad un suo collega di lettere e filosofia, a seconda della fascia di appartenenza. In alcune città, lo scarto, è persino di diverse centinaia di euro in più nella fascia più alta: a Milano chi (ISEE massimo) frequenta le facoltà umanistiche paga una tassa di 2.997,00 euro mentre chi ha scelto gli studi scientifici deve aggiungere altri 783 euro. Così a Verona dove i letterati pagano 1.779,74 e i matematici 2.069,28.

LA PREOCCUPAZIONE DEGLI STUDENTI - “Il quadro che ne emerge è preoccupante - afferma Alberto Campailla, portavoce di LINK-Coordinamento Universitario -  l’inaccessibilità dell’università oggi è resa ancora più drammatica e reale a causa dei disastrosi effetti del nuovo calcolo dell’Isee, che ha determinato una calo altissimo di richieste di accesso alla borsa di studio rispetto allo scorso anno". Per questo in tutta Italia le associazioni degli studenti hanno cominciato a mobilitarsi: “Per portare avanti le nostre rivendicazioni - conclude il portavoce di Link - continueremo a mobilitarci a partire dal 9 ottobre, in cui scenderemo in moltissime piazze italiane con la Rete della Conoscenza chiedendo, tra le molte rivendicazioni, che i luoghi della formazione siano realmente aperti ed inclusivi e che venga garantito un reale diritto allo studio”. 

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