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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
CRONACA

Uranio impoverito, un altro militare malato di tumore

Sale a 5 il numero dei militari italiani in missioni in Kosovo e Iraq e l'uso di proiettili all'uranio ai quali è stato ricontrato il cancro. Si amplia l'inchiesta della Procura di Rimini.

RIMINI. Salgono a cinque i casi di militari malati di tumore dopo missioni all'estero elencati nel fascicolo d'indagine della Procura della Repubblica di Rimini relativo all'uso di proiettili all'uranio impoverito

Al sostituto procuratore Davide Ercolani, che ha avviato l'inchiesta per omicidio colposo e per l'articolo 117 del codice penale militare di pace, nel quale si ipotizza l'omessa esecuzione di un incarico, è stato presentato l'esposto sul caso di un militare riminese di 34 anni con neoplasia ad un testicolo e metastasi addominali. 

Il caporalmaggiore dell'esercito, in servizio alla Caserma Giulio Cesare di Rimini, ha partecipato a missioni in Kossovo nel 2002 e nel 2003, e una in Iraq nel 2006. 

Sottoposto ad una visita medico legale, lo specialista ha riconosciuto il nesso di causalità tra le missioni di pace all'estero, in luoghi dove erano stati usati i proiettili all'uranio impoverito, e la malattia riportata. 

Al fascicolo del pm Ercolani, che ha richiesto a tutti corpi militari presenti nella Provincia di Rimini l'invio dei nominativi dei militari che in seguito ad una missione all'estero hanno riportato forme tumorali, si sono poi aggiunte le segnalazioni di un altro militare, di un maresciallo del Ros, di un tenente colonnello dei carabinieri oltre, ovviamente, al caso che ha dato il via all'indagine: la denuncia dei familiari del maresciallo dei carabinieri, Giovanni Mancuso, morto nel 2010, che partecipò ad una missione a Nassiriya. 

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