Giovedì, 22 Aprile 2021
Tutti i dubbi della campagna vaccinale / Napoli

I dubbi del medico di famiglia: "Siamo nella condizione di poter vaccinare in sicurezza i nostri pazienti?"

La protesta dei medici di famiglia: le vaccinazioni a domicilio e presso gli studi hanno criticità sia di esecuzione che di sicurezza. "Manca un personale minimo adeguato"

le vaccinazioni dai medici di base, foto di archivio

Le vaccinazioni al rallentatore sono un problema, non solo italiano certo, ma oggi è l'Organizzazione mondiale della Sanità a certificare come il ritmo delle somministrazioni dei farmaci anti Covid in Europa sia di una lentezza "inaccettabile" anche per via di una situazione epidemiologica che registra un nuovo picco di contagi mai visto negli ultimi mesi (1,6 milioni di nuovi casi e 24mila decessi nell'ultima settimana). 

Per dare uno stimolo alla campagna vaccinale anti-Covid l'Italia, come altri paesi, ha arruolato i medici di medicina generale in prima fila: l'accordo quadro nazionale declinato con le varie regioni apre tuttavia interrogativi sulle modalità organizzative e di partecipazione dei soggetti coinvolti.  I medici condotti infatti sono stati chiamati a scegliere tra due modalità di adesione: “attiva” (inserendo i pazienti sulla piattaforma e praticando le vaccinazioni) o “non attiva” (inserendo i pazienti sulla piattaforma e non praticando le vaccinazioni). Ad esempio come spiega Napolitoday, nel capoluogo campano solo il 30% dei medici (168) si sono resi disponibili a vaccinare a domicilio o presso i propri studi, 191 si sono resi disponibili a vaccinare solo presso le strutture dell’ASL, mentre 173 si occuperanno solamente di registrare i propri pazienti fragili sulla piattaforma Sinfonia affinchè li prenda in carico l’ASL.

Ai medici di famiglia che hanno aderito "attivamente" alla campagna vaccinale sono state consegnate venerdì scorso le prime dosi di Moderna per immunizzare a domicilio o presso gli studi i pazienti fragili e gli ultraottantenni. Ma come spiega il dott. Francesco Papulino, medico di famiglia e segretario della Comegen Campania, c'è una spiegazione del perché molti medici hanno scelto, come lui, di non aderire per ora “attivamente” alla campagna vaccinale.

Dott. Papulino, perché molti medici hanno scelto, come lei, di non vaccinare per ora?

“Le rispondo con una domanda: “Perché nei centri vaccinali dell’ASL vengono messi a disposizione gli anestesisti, gli infermieri, le sale d’attesa e per il post-vaccino, mentre i medici di medici di medicina generale, che hanno avuto le dosi di Moderna, non hanno ricevuto neanche gli aghi e le siringhe?”. Il motivo per cui al medico di famiglia non viene fornito tutto il necessario per effettuare il vaccino in sicurezza deriva da un atteggiamento sbagliato dell'ASL nei nostri confronti: non essendo dipendenti loro, non meritiamo lo stesso trattamento dei medici dell'azienda. Oltre a questa problematica, ce n’è poi anche un’altra legata al vaccino Moderna. Per il momento io ho scelto di non vaccinare, quindi mi sto occupando solo delle registrazione sulla piattaforma dei miei pazienti che verrano poi presi in carico dall’ASL, perché non ritengo lo studio un luogo idoneo per le vaccinazioni: se dopo il vaccino devo tenere il vaccinato sotto osservazione per 15/20 minuti e non possono rimanere più di 2 o 3 persone in sala d’attesa, perché gli studi sono poco spaziosi, posso effettuare non più di 6 vaccini all’ora. Il problema è che la gran parte degli studi non dispone di sale d’attesa adatte ad accogliere più di 2/3 persone, perché è necessario un distanziamento minimo di un metro/metro e mezzo e l’ambiente deve essere ventilato. Così non può funzionare. Io non ho voluto partecipare attivamente alla campagna vaccinale in questa fase perché non voglio che i miei pazienti rischino la vita: se uno di loro dopo la somministrazione del vaccino ha una reazione avversa, uno shock anafilattico, anche se mi dovessi procurare il pallone ambu e la fiala di adrenalina, non potrò mai garantire loro sicurezza perché non sono in grado di maneggiare questi presidi come un anestesista, ed essendo un medico di medicina generale non ho dimestichezza nel praticare una rianimazione. Quindi, in caso di reazione avversa, dovrei chiamare l’ambulanza, ma così metterei solo a rischio la vita del mio paziente. Per questo motivo aderirò attivamente alla campagna solo se ci faranno praticare il vaccino presso i centri vaccinali dell’ASL dove è presente l’anestesista, l’infermiere e le sale d’attesa. La Comegen aveva chiesto una spazio destinato solo alla medicina generale presso la Mostra d’Oltremare: lì avremmo potuto usufruite del loro spazio, del loro personale, della loro sala d’attesa, in quelle condizioni mi sarebbero bastati due giorni per vaccinare tutti miei pazienti fragili. Questo vale per me come per i miei colleghi. Ma questi spazi non ci sono stati dati e non credo ci verranno dati nelle prossime settimane”.

E i vaccini a domicilio?

“Come ho detto, per ora non partecipo attivamente alla campagna vaccinale, come non lo faranno molti altri colleghi. Delle 29 AFT (aggregazioni funzionali territoriali) - ognuna costituita da 20/30 medici - solo 168 medici hanno sin da subito dato la loro disponibilità a vaccinare a domicilio o presso i loro studi. Di questi una cinquantina ha già avuto le dosi richieste del vaccino Moderna. Ma vaccinare a domicilio con il Moderna è impossibile perché le dosi non possono rimanere fuori dalla zona di comfort per più di 15 minuti, quindi la siringa pre-riempita dovrebbe essere messa nella borsa frigo e somministrata entro 15 minuti: una cosa improponibile a meno che il paziente non si trovi nel tuo palazzo o nel palazzo di fronte. Quindi, per quanto mi riguarda, non ci sono ancora i requisiti per poter fare le vaccinazioni a domicilio. Per farle si dovrebbe avere a disposizione un furgone frigo a temperatura adeguata con il quale trasportate il vaccino fin sotto casa del paziente. Ovviamente questa problematica non si pone per la vaccinazione presso lo studio perché lì il medico ha a disposizione un sistema di conservazione a temperatura adeguata. L’organizzazione messa in campo per cercare di vaccinare il più alto numero di persone nel minor tempo possibile è enorme, ci dispiace solo che le parti interessate, quelle che conoscono meglio di tutti il territorio, non siano state coinvolte”.

I problemi che avete riscontrato con le registrazioni dei pazienti sulla piattaforma regionale sono stati risolti?

“Dopo i primi due giorni in cui ha funzionato senza problemi, una sera è andata in tilt. Solo coloro che avevano comprato un computer nuovo non hanno avuto problemi. Qualcuno ha ipotizzato che l’anomalia fosse legata a un problema di memoria, allora abbiamo iniziato a cancellare prima la cronologia settimanale e poi quella mensile: molti sono riusciti a ovviare così il problema. Ma io non devo essere un esperto informatico per registrare i miei pazienti sulla piattaforma”.

 Quali sono le principali criticità in questa fase della campagna vaccinale?

“Sono due. Primo: le vaccinazioni a domicilio e presso i nostri studi hanno criticità sia di esecuzione che di sicurezza perché vengono effettuati senza un personale minimo adeguato. Secondo: tutto quello che si sta facendo lo si sta facendo senza interpellare la medicina territoriale. L’accordo con la Regione è stato quasi strappato dalla medicina generale, perché noi eravamo gli unici a poterci fare carico delle vaccinazioni a domicilio, anche perché conosciamo bene la storia clinica del paziente. L’accordo è stato fatto rapidamente e senza chiarire molti particolari. Nel documento viene specificato che se il medico di medicina generale sceglie di non vaccinare presso lo studio, può convocare i suoi pazienti fragili presso una struttura che l’ASL mette a disposizione. Ma l’ASL al momento non ci ha reso disponibile alcuna struttura. Se ci mettessero nella condizione di poter vaccinare in sicurezza, potremmo immunizzare in poco tempo tutti i nostri pazienti”. 

Scudo penale per i medici: il testo del nuovo decreto

Una rassicurazione per i medici arriva dall'ultimo decreto del governo Draghi che introduce lo scudo penale per medici e infermieri, o chiunque altro somministri il vaccino anti Covid.  La norma retroattiva esclude la responsabilità del personale sanitario per i delitti di omicidio colposo e lesioni personali colpose, conseguenti alla somministrazione di un vaccino in caso di osservanza delle regole cautelari relative all’attività di vaccinazione.

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