Lunedì, 10 Maggio 2021
Verona

Il Veneto comincia a sperimentare il vaccino per il coronavirus

L'ospedale di Verona inocula il preparato ai primi sei volontari. La sperimentazione in collaborazione con lo Spallanzani

I primi sei volontati hanno ricevuto il vaccino italiano contro il coronavirus oggi all'ospedale di Verona. Tra i volontari ci sono uno studente diciottenne e un medico di 54 anni e sono tutti residenti in città. 

Vaccino per il coronavirus: la sperimentazione parte in Veneto

Le prime tre dosi vaccinali del Grad-Cov2 erano state inoculate su altri volontari mercoledì scorso a Roma allo Spallanzani. La sperimentazione è condotta dal Centro di ricerche cliniche dell'Ospedale Borgo Roma di Verona, nell'ambito della collaborazione avviata dall'Università di Verona con lo Spallanzani. "Se tra sei mesi non avranno evidenziato controindicazioni ed avranno prodotto anticorpi contro il Coronavirus - ha commentato sulla stampa locale Stefano Milleri, direttore del Centro -. potremmo dire di essere sulla buona strada per il vaccino". 

Vaccino per il coronavirus da ottobre negli Usa

Intanto il virologo dell'Università San Raffaele di Milano Roberto Burioni sul sito di informazione e divulgazione scientifica 'MedicalFacts' dice che tra ottobre e novembre potrebbe partire la vaccinazione negli Stati Uniti: "C'è una notizia molto importante che arriva dagli Usa: l'ente che coordina la prevenzione delle malattie infettive (i Centers for Disease Control di Atlanta, in Georgia) ha suggerito a tutti gli Stati di essere pronti a vaccinare un gran numero di persone tra ottobre e novembre contro Covid-19. In questo caso la scienza sarebbe riuscita a mettere a punto un vaccino in un tempo letteralmente inimmaginabile, con una velocità che sarebbe stata considerata fino a un anno fa una follia. Avremmo a disposizione un'arma fantastica per combattere e vincere il virus".

Burioni sottolinea però che "questa notizia può essere interpretata in due modi: uno pessimistico e uno ottimistico". "Cominciamo con il dirvi perché questa può essere considerata una brutta notizia. Il 3 novembre prossimo si terranno le elezioni presidenziali e per il presidente uscente, Donald Trump, il potere annunciare l'inizio delle vaccinazioni prima del voto sarebbe certamente un elemento che favorirebbe il suo successo", rimarca il virologo.

"Tuttavia, l'autorizzazione deve essere data da un ente indipendente, la Food and Drug Administration (Fda), che fino a poco fa era considerato una delle istituzioni più serie e affidabili del mondo". "Purtroppo nelle ultime settimane alcune decisioni, tra le quali le giravolte sul plasma (su pressioni del presidente Trump che voleva portare la bella notizia alla convention Repubblicana), hanno scalfito quest'immagine di indipendenza e di rigore - ricorda Burioni - Dall'Italia dobbiamo stare zitti, perché abbiamo un passato da dimenticare e fare dimenticare (qui si sono approvate le sperimentazioni della terapia Di Bella e di Stamina a fuor di popolo e senza alcuna prova scientifica di efficacia), ma io confido nella serietà dei colleghi statunitensi, per cui spero che quest'ipotesi (sarebbe una catastrofe) non si verifichi". 

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