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Lunedì, 24 Giugno 2024
Cronaca Enna

Vanessa, uccisa a 20 anni per gelosia

Vanessa Scialfa sarebbe stata strangolata dal suo fidanzato per aver pronunciato il nome dell'ex. Il corpo trovato avvolto in un lenzuolo, sotto un cavalcavia. Lo strazio del padre: "Non sono riuscito a difenderla"

ENNA - Vanessa Scialfa non c'è più. La ragazza di 20 anni, scomparsa da Enna lo scorso martedì pomeriggio, è stata trovata morta sotto ad un viadotto della cittadina siciliana. Il suo fidanzato, Francesco Lo Presti, 34 anni, aveva raccontato giovedì mattina di una lite avvenuta proprio nel gioro della presunta scomparsa: poi, sempre secondo il suo racconto, la ragazza sarebbe fuggita di casa, senza portare con sé i documenti e il cellulare. Ciò che emerge dalle indagini, però, smentisce la versione di Lo Presti.

RAPTUS DI GELOSIA - Lo avrebbe chiamato col nome del suo ex fidanzato in un momento di intimità. Sarebbe stata questa la molla della violenta gelosia che ha spinto Francesco Lo Presti a uccidere la sua fidanzata nella loro abitazione di Enna. È quanto si apprende da fonti investigative. Secondo questa ricostruzione, dopo la lite la ragazza stava per uscire di casa, ma l'uomo l'avrebbe strangolata con un cavo elettrico e poi soffocata con un fazzoletto. La Procura avrebbe disposto accertamenti tossicologici su vittima e fermato per verificare l'eventuale assunzione di stupefacenti o sostanze alcoliche.

IL TENTATO SUICIDIO - Dopo avere commesso il delitto, Francesco Lo Presti avrebbe valutato l'ipotesi di suicidarsi, ma lontano da Enna, probabilmente a Catania. È quanto emerge dalle otto pagine del fermo disposto dalla Procura nei confronti del 34nne. Il provvedimento gli è stato notificato dalla squadra mobile della Questura di Enna.

LO STRATEGEMMA DELLA POLIZIA - "Abbiamo trovato Vanessa, è viva...": è stato l'escamotage usato dalla polizia per far confessare il 34enne che, disperato, è scoppiato a piangere: "Non è possibile" - avrebbe detto - ho fatto una fesseria, non può tornare più....". Dopo le ammissioni di colpa, l'uomo avrebbe spiegato di avere agito per gelosia e avrebbe fatto trovare il corpo della sua fidanzata alla polizia.

LA CONFESSIONE E L'USO DI COCAINA - Francesco Lo Presti avrebbe agito sotto l'effetto della cocaina e per gelosia. È quanto sostenuto da lui stesso nella sua confessione alla polizia e nella ricostruzione dell'uccisione della sua giovane fidanzata, Valentina Scialfa. È quanto si apprende da fonti investigative. A fornire la ricostruzione della dinamica del delitto è lo stesso Lo Presti che alla polizia ha fatto ampie ammissioni di colpa, spiegando di avere agito per motivi passionali. A scatenare la violenza dell'uomo sarebbe stato il sentirsi chiamare, nell'intimità, Alessandro, il nome dell'ex della sua giovane convivente. La lite tra lui e Vanessa sarebbe degenerata, tanto che la ventenne aveva deciso di andare via dalla casa dell'uomo dove si era trasferita da tre mesi. Lo Presti, che ha spiegato di avere assunto della cocaina prima del delitto, ha sostenuto di avere agito colto da un raptus dopo avere visto che la ventenne stava raccogliendo i suoi vestiti, probabilmente per andare via.

STRANGOLATA E GETTATA DAL CAVALCAVIA - Così, utilizzando i cavi che connettono il lettore dvd al televisore, l'ha aggredita alle spalle e, dopo averle annodato i fili attorno al collo, l'ha sollevata di peso, scaraventandola sul letto. Ha continuato a serrare il nodo fino a quando la vittima non è morta. Subito dopo ha avvolto il corpo senza vita di Vanessa in un lenzuolo grigio, bloccandolo con dei nodi, e ha messo il cadavere nel portabagagli della sua auto. Si è recato un una zona isolata, nei pressi dell'ex miniera abbandonata di Pasquasia, e l'ha lanciato da un cavalcavia. Francesco Lo Presti è quindi tornato a casa per pulire l'abitazione e nascondere le tracce dell'omicidio. Poi ha lanciato l'allarme-scomparsa con i familiari della ventenne: "Vanessa è sparita - ha detto loro - è uscita ma non è più tornata a casa" e ha collaborato alle ricerche. Poi il crollo davanti alla polizia, con la confessione e il ritrovamento del corpo avvenuta dopo le sue ammissioni di colpa.

LA RABBIA SU FACEBOOK - C'è chi invoca la pena di morte, chi vorrebbe averlo "5 minuti tra le mani", chi gli consiglia di suicidarsi. Monta la rabbia su Facebook contro il 34enne arrestato per l'omicidio della ragazza. Continuano ad aumentare gli amici della pagina "Solidarietà e partecipazione per l'assassinio di Vanessa Scialfa" sul social network, creata ieri dopo che sul web si era sparsa la notizia del ritrovamento del cadavere di Vanessa. Un padre scrive: "Me lo sentivo che era stato il suo convivente. Se solo mi passasse un minuto tra le mani... sono papà anche io e non immagino il dolore che sta provando questa famiglia. Ora qualche avvocatuccio chiederà l'infermità mentale e poi tra qualche anno fuori. Mettetelo in piazza che giustizia la facciamo noi. Che dio ti possa fulminare. Vanessa riposa in pace piccolina".

LA DISPERAZIONE DEL PADRE DI VANESSA - "Sono un padre attento che si occupa dei propri figli. Ma Vanessa non sono riuscita a difenderla". Giovanni Scialfa, il papà della 20enne uccisa, non si dà pace. Seduto con la moglie Isabella davanti l'obitorio del cimitero di Enna piange la sua "amata creatura". "Mia figlia è andata via da casa il 5 febbraio - ricorda - lavorava al chiosco della Kore come barista e un paio di volte avevo visto questo ragazzo là con lei. Le avevo detto che non mi piaceva. così lei era andata via da casa. Mi ero rivolto alle forze delll'ordine ma loro mi avevano detto che era maggiorenne". Dopo 15 giorni erano andati a convivere. "La prima volta che li ho ricevuti a casa è stato per Pasqua - rievoca Giovanni Scialfa - anche domenica scorsa erano stati a casa mia. Avevano litigato perché lui che era in malattia dal lavoro - faceva il lavapiatti in un albergo - rischiava il licenziamento. Martedì mattina mia moglie ha chiamato Vanessa - conclude il padre della ventenne uccisa - che le ha detto che Francesco era andato a lavoro. Ma da quello che sappiamo è tornato a casa prima perché si è licenziato". "Non lo devono arrestare - aveva gridato ieri Giovanni Scialfa - perché poi ci penserò io, con le mie mani, datemelo che lo ammazzo... Lo avevo accolto in famiglia perché pensavo che fosse un bravo ragazzo, ma come si fa a uccidere per un futile litigio".

LA MADRE DELL'EX FIDANZATO - "Se l'era cresciuta, e questo gliel'ha rubata e gliel'ha ammazzata". Così la madre di Alessandro, l'ex fidanzato di Vanessa, al cimitero di Enna commenta l'omicidio della ventenne. "Alessandro è chiuso in casa - rivela - sta male e non si dà pace".

"INASPRIRE LE PENE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE" - Arrivano, intanto, le prime reazioni del mondo politico e le proposte in ambito legislativo. La senatrice Adriana Poli Bortone, cofondatrice di Grande Sud, ha annunciato che "è stato presentato al Senato un disegno di legge che prevede un fortissimo inasprimento delle pene contro la violenza sulle donne e in particolare quella 'nascosta' tra le mura domestiche". «Il provvedimento - spiega - appare quanto mai urgente alla luce dei ricorrenti fatti di cronaca, ultimo il gravissimo episodio di Enna". "Per combattere il fenomeno del femminicidio - continua Poli Bortone - serve certamente una nuova cultura della non conflittualità e del rispetto della persona sulla quale lavorare nelle scuole, ma anche un fortissimo inasprimento delle pene, necessario in una fase di emergenza come quella attuale". "Stando ai dati Istat - ricorda la parlamentare - almeno una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni è stata colpita nella sua vita dell'aggressività di un uomo e nel 63% dei casi, alla violenza hanno assistito i figli. Le più numerose a essere colpite sono le donne più giovani, quelle tra i 16 e i 24 anni: il 96% di loro non parla con nessuno delle violenze subite, è questo il muro che bisogna abbattere", conclude.

"FERMARE LA MATTANZA" - "È un dramma che deve scuotere le coscienze: nella giornata di ieri altre quattro vittime della brutalità, della violenza e della sopraffazione", afferma Barbara Pollastrini, del Pd, sui tragici episodi accaduti ieri. "Tre stupri a Milano e un femminicidio a Enna, una sorta di mattanza che perseguita le donne e da cui non riusciamo a liberarci. È enorme il dolore e la rabbia per le tre donne violentate e per la vita spezzata della giovane ragazza siciliana. Mi rivolgo alle ministre perché al più presto si investa in termini di risorse e di prevenzione per un piano per la sicurezza contro ogni forma di violenza. Sono tragedie - prosegue l'ex ministro per le Pari opportunità - che nascono per tante ragioni, innanzitutto culturali, legate a una concezione proprietaria del corpo della donna. Anche per questo misure di prevenzione e di presidio dei territori sono urgenti e irrimediabili", conclude.

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