"No alle mascherine sul lavoro": il piano segreto del governo Conte e i verbali contraddittori del Cts

Le carte delle riunioni del comitato scientifico: «Deve restare riservato». Le incertezze sui tamponi e gli errori sulle mancate chiusure prima del lockdown

I primi 95 verbali del Comitato Tecnico Scientifico pubblicati ieri pomeriggio sul sito della Protezione civile raccontano il piano segreto per l'epidemia del governo Conte che esiste da febbraio ed è stato adottato dal mese successivo, e spiegano che non è stato reso pubblico su suggerimento dello stesso Cts, che sottolineò la necessità di tenerne riservato il contenuto. 

Il piano segreto del governo Conte per l'epidemia di coronavirus

Si chiama “Piano sanitario di organizzazione della risposta dell’Italia in caso di eventuale emergenza pandemica da Covid-19” e venne approvato a inizio marzo dopo essere stato redatto nelle tre settimane precedenti. Il gruppo di lavoro che deve redigerlo viene costituito il 12 febbraio dopo lo studio della fondazione Kessler che dipingeva scenari che prevedevano un milione di contagi e 35mila morti. La riunione del 2 marzo è quella in cui si raccomanda agli anziani di evitare i luoghi affollati e si fa cenno al fatto che il piano deve rimanere secretato. Il Corriere della Sera racconta che il 4 marzo il tema del piano, «redatto dall’Istituto superiore della Sanità, d’intesa con il ministero della Salute e l’ospedale Spallanzani di Roma», è affrontato in apertura di riunione, con il Cts che invita ad aggiornarlo «in considerazione dell’avvenuta evoluzione della dinamica epidemiologica nel Paese». E di nuovo si raccomanda: «Resta inteso che il documento dovrà essere considerato secretato». Ma ci sono anche situazioni che con il senno di poi si potrebbero definire piuttosto curiose:

Dalle carte emergono le incertezze degli esperti su mascherine e tamponi e trapelano i dubbi riguardo alla chiusura totale delle scuole. Il ministro Speranza chiede un parere sull’opportunità di mandare a casa gli studenti di ogni ordine e grado in tutto il Paese e il Cts il 4 marzo scrive «non esistono attualmente dati che indirizzino inconfutabilmente sull’utilità di chiusura delle scuole...».

Un altro passaggio inedito sottolineato dal quotidiano riguarda l’uso delle mascherine nei luoghi di lavoro: «Non vi è evidenza per raccomandare indiscriminatamente ai lavoratori di indossare mascherine chirurgiche», si legge nel verbale del 13 marzo. E poi ci sono gli scontri. Come quello del 15 marzo, quando il Cts invoca una norma di salvaguardia per i suoi membri altrimenti minaccia di rassegnare le dimissioni. O come quello del 3 maggio, dove nel mirino che il commissario all'emergenza Domenico Arcuri: 

La seduta inizia alle ore 11.10 e il verbale rivela che in apertura «si è svolta una accesa discussione» sul ruolo e la funzione del Cts: «Grande preoccupazione e profondo rammarico sono emersi da parte di tutti i componenti del Comitato, in ragione di alcune note pervenute dal commissario (Arcuri, ndr), interpretabili come una delegittimazione del lavoro svolto dal gruppo in ragione di presunti ritardi da lui imputati al Cts». Gli scienziati non vogliono assumersi la responsabilità della «eventuale mancanza di mascherine», il cui reperimento spetta ad Arcuri e chiedono al ministro di rivedere il loro mandato, altrimenti lasceranno l’incarico.

"Sul posto di lavoro non serve la mascherina"

Poi c'è la questione dei tamponi, sulla quale anche le contraddizioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità non aiutano. Sulle prime il Comitato sostiene che i tamponi non vadano fatti a chi non ha i sintomi per non rischiare sovrastime del fenomeno, come del resto aveva detto Walter Ricciardi in un'intervista al Corriere. Poi si scoprirà che gli asintomatici sono la maggior parte dei positivi. Altre contraddizioni vengono evidenziate da Repubblica:

«La positività non associata a sintomi», si legge, «determina una sovrastima del fenomeno nel Paese rendendo i dati non omogenei con quelli dell’Oms». Più avanti, il 27 febbraio, il Comitato ribadirà «tamponi solo a chi ha i sintomi», ritardando la prevenzione e quindi la lotta al contagio. Indicazioni complicate vengono date ai sanitari: «L’isolamento non è necessario per i medici che hanno usato dispositivi e per chi rivela di non aver avuto contatto con pazienti infetti». Non sarà facile distinguere, e in Lombardia i contagiati esploderanno proprio tra i clinici. Il 16 marzo il Cts esprime perplessità sull’uso delle protezioni per i medici. Ancora il 21 maggio,Speranza chiede un parere sull’ipotesi di rendere il vaccino anti-influenzale obbligatorio per tutti. Il Comitato ha un’idea diversa: la proposta si incaglia.

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Poi ci sono le questioni più scottanti. Il 26 febbraio il Cts sostiene che non siano necessarie nuove misure restrittive dopo la chiusura degli undici comuni in Lombardia. E dice anche no alla richiesta di Aeroporti di Roma di controllare la temperatura a chi viaggia al di fuori dell'area Schengen. Il Comitato cambia successivamente idea su entrambe le questioni. Ma intanto l'epidemia era scoppiata.

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