Domenica, 17 Ottobre 2021
Cronaca Ragusa

Loris, le motivazioni della sentenza: "Veronica Panarello assassina senza pietà"

Depositate le motivazioni della sentenza con cui il Gup di Ragusa Andrea Reale il 17 ottobre 2016 ha condannato a 30 anni di carcere Veronica Panarello: "La condotta processuale della donna è stata deplorevole, reiteratamente menzognera, calunniosa, manipolatrice". Secco il commento anche riguardo al tentativo di coinvolgere il suocero: "Nessun elemento"

Sono state depositate le motivazioni della sentenza con cui il Gup di Ragusa Andrea Reale il 17 ottobre 2016 ha condannato a 30 anni di carcere Veronica Panarello per l'omicidio del figlio Loris Stival, ucciso il 29 novembre del 2014. 

Nelle 190 pagine, 29 capitoli, vengono ripercorse tutte le tappe del processo.

"La condotta processuale della donna - si legge - è stata deplorevole, reiteratamente menzognera, calunniosa, manipolatrice. Va assolutamente confermata e fatta propria in questa sede la definizione laconica del giudice del riesame nella persona dell'imputata: 'Lucidissima assassina'". 

Reale è durissimo: "All'esito del processo l'espressione appare persino benevola perché oltre alla evidenza della piena capacità di intendere e di volere dell'imputata dal momento del fatto, questo giudice ritiene di potere evidenziare la pravita' d'animo con la quale la donna, senza alcuna pieta' e senza un benche' minimo pentimento, neanche dopo avere commesso il piu' innaturale dei crimini, ha occultato il cadavere del figlio".

Viene anche reso merito al lavoro investigativo e alla presenza sul posto del medico legale Giuseppe Iuvara che con il suo lavoro ha permesso di "avere contezza di circostanze fondamentali per la ricostruzione dell'evento e della causa mortis". Erano evidenti quindi da subito le lesioni sul corpo del povero piccolo. Loris era alto un metro e venti circa, pesava 18-20 chilogrammi, era piu' piccolo rispetto alla sua eta': aveva 8 anni, ma ne dimostrava 5 o 6.

Dall'autopsia emerge la piena compatibilita' con le fascette consegnate da Veronica, che sarebbero state strette attorno al collo e ai polsi di Loris Stival.

Secco il commento del Gup anche riguardo il tentativo di coinvolgimento effettuato da Veronica ai danni di Andrea Stival: nessun elemento, afferma il giudice, fa dubitare che la donna si trovasse sola in casa quando ha ucciso il bambino. E la chiamata in causa del nonno del piccolo viene definita "un espediente perfido e malvagio, capace di distruggere tutti gli ultimi baluardi affettivi della famiglia Stival, inoculando una dose ulteriormente letale di veleno dentro quel nucleo gia' profondamente colpito dall'assassinio efferato dei Loris".

Secondo il giudice Panarello soffrirebbe della cosiddetta 'Sindrome di Medea' con la quale "colpisce anche il suocero, oltre che il marito ed il figlio, in una spirale di cieca distruzione della idea di famiglia e dei valori che la stessa incarna". Questa donna avrebbe trasferito nel bambino "le frustrazioni e l'odio patito nella sua famiglia di origine e ha riversato le incomprensioni avute con le proprie inconsistenti figure genitoriali". Insomma, il Gup parla di una spirale e di un "crescendo di inesorabile forza distruttiva, simbolo di oppressione e di morte, di distruzione di parte di se', del proprio sangue, e, in conclusione, si se stessa e del suo ruolo di madre e di moglie".

Quindi per "l'intensita' del dolo", per l'oggettiva gravita' del fatto e delle sue modalita' di realizzazione", il giudice non ha ritenuto di dovere appplicare alcuna delle attenuanti generiche. Unico sconto di pena, quello legato alla scelta del rito abbreviato, nota l'agenzia di stampa Agi.

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