Venerdì, 22 Ottobre 2021
Omicidio Loris

"È stato lui": Veronica Panarello condannata per aver calunniato il suocero

La donna, in carcere da sette anni per aver ucciso il figlioletto Loris, dovrà scontarne altri due

È arrivata una nuova condanna per Veronica Panarello, in carcere da quasi sette anni per l'omicidio del figlio Loris Stival, trovato morto a Santa Croce Camerina (Ragusa) il 29 novembre 2014. Il Tribunale di Ragusa ha condannato la donna ad altri due anni di reclusione per le calunnie nei confronti del suocero Andrea Stival, che la 33enne aveva accusato di essere l'esecutore materiale del delitto del bambino. Veronica Panarello aveva raccontato di essere l'amante del suocero, che il bambino avrebbe scoperto la loro relazione e voleva raccontare tutto al padre. Per questo, a suo dire, Andrea Stival lo avrebbe ucciso. Poi entrambi avrebbero trasportato il corpo fino al canalone. Le affermazioni della donna, ritenute non veritiere e calunniose, le sono costate la condanna a due anni di reclusione.

Calunnie al suocero: condannata Veronica Panarello

Il processo per l'omicidio, già concluso in Cassazione con la condanna definitiva a trent'anni, ha infatti accertato che solo la Panarello si trovava in casa al momento del delitto e che solo lei avrebbe caricato il corpicino del bimbo in auto (che aveva parcheggiato in garage, contrariamente alle sue abitudini, anche se per una breve sosta a casa) abbandonandolo poi nel canalone, dove venne ritrovato intorno alle 17. La 33enne è stata anche condannata al risarcimento danni di 24mila euro nei confronti del suocero e al pagamento delle spese processuali.

Il legale di Andrea Stival ha parlato di "danno inquantificabile perché ha leso l'onorabilità del suo assistito". La donna, attualmente detenuta nel carcere di Torino, era collegata in videoconferenza da Novara. Andrea Stival, invece, era presente in aula. Ma sul capo di Veronica Panarello pende un altro processo. Il 15 ottobre, a Catania, si celebrerà quello per le minacce nei confronti del suocero.

Dopo la condanna in appello la donna, a stento trattenuta dagli agenti di polizia penitenziaria, tentò infatti di scagliarsi contro Andrea Stival, minacciandolo: "Sei contento? Sai cosa ti dico? Prega Dio che ti trovo morto perché altrimenti ti ammazzo con le mie mani quando esco". "Non abbiamo ancora deciso se costituirci o meno in questo processo. Per noi era importante il procedimento odierno che ha messo la parola fine a tutte le dicerie e le infamie di questi anni", ha dichiarato l'avvocato di Stival.
 

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