Discesa a Villa Inferno

I festini. Il sesso. La coca. Le orge. L'inchiesta sulla prostituzione minorile a Bologna nel racconto di una testimone. Tra videoricatti, revenge porn, uomini che guardano e ragazze che si esibiscono

Realtà e fiction. E' labile il confine che le separa e spesso la prima riesce ad essere più cruda anche quando i protagonisti dovrebbero essere impegnati con i sogni. Così, quelle che sarebbero perfette trame per serie tv dalle tinte noir, si trasformano in pezzi di vita che preferiremmo non raccontare. Questa è una di quelle storie. Una storia che comincia come ne iniziano tante. 

Villa Inferno

Bologna, 26 febbraio 2020. Una mamma si presenta in una stazione dei carabinieri per denunciare l'allontanamento da casa della figlia 17enne. Lei manca dal 21 gennaio. Il giorno dopo, la ragazza si presenta spontaneamente in caserma e racconta di aver frequentato, insieme a un'amica, diverse abitazioni della città, dove ha assunto cospicue dosi di cocaina. Scattano subito le indagini, ma è dopo la seconda denuncia della madre, avvenuta il 12 marzo, che emerge il quadro completo. La donna riferisce che qualche giorno prima la figlia era tornata a casa completamente "fatta" di cocaina ed era andata in escandescenza quando le era stato tolto il cellulare. In quel telefono sono stati trovati sms e video dal contenuto pornografico che attestano lo sfruttamento della prostituzione ai danni della minore e fanno luce sul giro in cui era finita, iniziato cinque mesi prima, e per il quale sono state eseguite misure cautelari nei confronti di 8 uomini.

Flashback. Ottobre 2019 Eva (il nome è di fantasia, ndr) comincia a frequentare la curva della Virtus Basket al Paladozza insieme al fidanzato di allora. Qui conosce Luca Cavazza, 26enne che fa il capo ultras con tanto di megafono, mentre a tempo perso si candida alle regionali con la Lega. E' lui che la invita per la prima volta a una festa dei tifosi: "Vieni, ti divertirai". La festa si svolge nella magione dell'imprenditore edile Davide Bacci, quella che poi verrà ribattezzata Villa Inferno. "Ricordo che era il martedì della seconda settimana di ottobre - dice agli inquirenti la ragazza, come si legge nell'ordinanza del tribunale di Bologna - Arrivati a casa di Bacci, io avevo già appreso da Cavazza che ci saremmo fatti una fattanza, cioè Bacci ci avrebbe dato della coca. Infatti appena arrivati ho visto che c'erano una decina di persone tra ragazzi e ragazze che stavano pippando". Quella sera Eva bacia M., 29enne di Bologna. Con lei si apparta in una stanza e inizia a fare sesso. Ma a un certo punto spunta proprio il padrone di casa, che le riprende col telefonino. E' lui a riaccompagnarla a casa quella notte e a mostrarle il video su sua richiesta. La sera dopo Eva torna nella villa di Bacci, consuma ancora cocaina e ha un rapporto sessuale con lui nella sauna. 

A Villa Inferno - così veniva chiamata la lussuosa abitazione di Bacci, 43 anni - si svolgono regolarmente festini a base di sesso e droga. Tra Pianoro e Rastignano, appena fuori Bologna, la cocaina non manca mai, così come non mancano ragazze, anche minorenni, disposte a fare sesso e a lasciarsi guardare e filmare in cambio di droga. "Ricordo che almeno in una circostanza ho visto chiaramente scene di sesso che definirei vere e proprie orge", aggiunge Eva a verbale. «In tutte le case a Bologna dove si fanno le ’chiuse’ ogni fine settimana lei c’è finita dentro... e parlo di gente che la bamba (cocaina, ndr) la può comprare, non pezzenti», dice un altro indagato. 

L'inchiesta sulla prostituzione minorile a Bologna

Qui a Villa Inferno Eva conosce un altro degli indagati, F., 40 anni. Comincia a frequentarlo anche fuori, sempre con la polvere bianca a fare da sfondo. Con Bacci litiga perché lui ha fatto circolare il video di lei e M. che fanno sesso. Poi, sempre nell'ottobre 2019, Cavazza la porta in casa di un altro tifoso della Virtus, U., di professione avvocato. Lei inizia a frequentare anche lui, che spesso la ospita a casa, dove le offre cocaina in cambio di sesso. E dove ci sono altri uomini e ragazzi che frequentano il giro della Virtus. Secondo Eva, Cavazza la "vendeva" per ricevere in cambio cocaina. E a quanto pare non era l'unica a subire questo trattamento. Lo scambio è coca-sesso. Per questo uno dei capi d'imputazione a carico degli imputati è il favoreggiamento della prostituzione aggravato dalla minore età della vittima: perché alcuni uomini la vendevano per ottenere gratis tiri di coca. 

A novembre e dicembre Eva torna altre volte nella villa di Bacci per sniffare. Solo una volta, in cambio di prestazioni sessuali, riceve soldi da lui per farsi le unghie. Davide Bacci ha una figlia della stessa età di lei. A gennaio 2020 compare un altro indagato, Piero Randazzo, anche lui accusato di induzione alla prostituzione. A presentarlo a Eva è G., 35enne di Bologna, consumatrice assidua di cocaina. Si conoscono a casa di quest'ultima, sui viali prima di Porta Saragozza, e insieme vanno da uno spacciatore vicino alla Dozza. Qui si fermano circa tre ore e Randazzo spende 500 euro, poi raggiungono l'Hotel Baglioni, in via Indipendenza, e prendono una camera per consumare cocaina. Il portiere dell'albergo li caccia poco dopo, appena scopre dai documenti che Eva è minorenne. Dunque, Randazzo da questo momento è sicuramente a conoscenza della sua età.

Vanno a casa di lui, dove compare un'altra donna, N. - ex compagna di Piero Randazzo - con cui Eva fa sesso "per il piacere visivo di lui che ci guardava". A casa di Randazzo Eva resta per tre giorni di seguito. Tramite N., "una tossica pronta a fare qualsisia cosa pur di avere la cocaina", conosce altri uomini che le offrono droga e soldi in cambio di atti sessuali. Fra questi altri due indagati per induzione alla prostituzione, I. e F.. Quest'ultimo le propone di allargare il giro di prostituzione al di fuori di Bologna, offrendosi di farle da tramite con la clientela estera in cambio di una provvigione sulle somme guadagnate. 

La fine della storia 

Tra tutti, è con Randazzo che Eva intrattiene una relazione continuativa fino alla prima denuncia della madre, a febbraio. "Lui in quei due mesi mi ha fatto molti regali e mi dava dei soldi anche per comprare la droga. Solo a febbraio 2020 ho iniziato ad avere dei rapporti sessuali con lui che diceva di volermi molto bene". L'uomo sollecita Eva anche a presentagli alcune amiche e la ragazza porta nel suo appartamento una ex compagna di scuola, a cui Randazzo inizia a fornire coca. Eva dichiara anche che a marzo Randazzo ha pubblicato su un sito porno alcune foto che la ritraevano semi nuda, ma di questo gli investigatori non trovano tracce. Repubblica Bologna ha raccontato che prima di Villa Inferno Eva è stata picchiata, insultata e bullizzata:

Nel 2017 la minorenne torna a casa ferita e in lacrime. È appena stata picchiata in via de’ Pignattari. È seduta con un amico sul sagrato di San Petronio, quando viene circondata da un branco di coetanee che la insultano. Due di loro la picchiano e non si placano nemmeno quando lei finisce a terra. Una tempesta di calci e pugni. Dietro l’aggressione, una storia di fidanzatini contesi finita a botte, mentre in tanti stanno a guardare e qualcuno arriva addirittura a filmare la scena col telefonino.

Le urlano contro pesantissimi epiteti razzisti, facendo riferimento alla madre e alle sue origini straniere. E il massacro continua pure sui social network. Tanto che una volta guarita dall’aggressione (5 giorni di prognosi) lei è costretta a cambiare scuola. Un caso emblematico di bullismo nel contesto scolastico, finito con l’identificazione delle due giovani protagoniste dell’aggressione e poco altro. Un incubo andato avanti per mesi, ma non l’unico.

Due anni dopo diventa oggetto di pesanti attenzioni da parte di un uomo, che per due volte la segue per strada, e poi le mette le mani addosso cercando di approfittare di lei. Viene aperto un fascicolo contro ignoti, ma il maniaco non verrà mai individuato. Il resto è agli atti. Sembra una fiction. E invece è realtà. 

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