Martedì, 2 Marzo 2021

Violenza online: "Nove milioni di donne affrontano ogni giorno attacchi in rete"

Questa la cifra spaventosa registrata dall’ultimo report della UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della violenza e della discriminazione verso le donne. Gli strumenti per contrastare il fenomeno ci sono, ma la repressione normativa non basta: è quanto emerso dal convegno organizzato dall’Unione Forense per la Tutela dei Diritti e patrocinato dalla Camera dei Deputati con l’obiettivo di creare un confronto tra le varie figure professionali e istituzionali europee

Violenza contro le donne in rete

Un monitor che si illumina, un tasto che fa click, la scritta online che compare sullo schermo. Ecco, “sei connesso” ti dice il pallino che si colora di verde, via libera al mondo intero che quasi ti sembra di avercelo in mano, in punta di dito, facile com’è da raggiungere. 

In un attimo è possibile stare dappertutto. In un attimo è possibile fare e dire di tutto. Anche quello che probabilmente a voce, sguardo nello sguardo, bocca contro bocca, non si avrebbe mai il coraggio di pronunciare.

Nove milioni sono le donne che, secondo l’ultimo report della UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa della violenza e della discriminazione verso le donne, affrontano ogni giorno attacchi in rete. 
Nove. Milioni.

La cifra, quantum madornale di una violenza che s’incastra tra la trama e l’ordito di una rete chiamata World Wide Web, è il dato con il quale si è aperto il convegno internazionale ‘La violenza contro le donne nel web e offline’, evento organizzato dall’Unione Forense per la Tutela dei Diritti in collaborazione con l’Institut des droits de l’homme des avocats européens (IDHAE).

L’iniziativa, patrocinata dalla Camera dei Deputati e dal Consiglio Nazionale Forense, è nata con l’obiettivo di creare un confronto tra le varie figure professionali e istituzionali europee che ogni giorno si occupano della gestione della violenza verso le donne, per studiare il tema in una prospettiva comparata e iniziare a porre le basi di una legislazione comune al contrasto di ogni forma di attacco.

È emerso un quadro ampio, per certi versi sconcertante, utile a comprendere come ogni modalità di aggressione, sia essa verbale, scritta o persecutoria come nel caso dello stalking, abbia in ogni Paese le stesse matrici: una di natura culturale che va di pari passo con l’emancipazione femminile, e una di natura più soggettiva, legata al sostanziale scollamento dell’utente tra realtà ‘vera’ e virtuale.

“Non accettando il diritto di autocontrollo della donna, la si colpisce per umiliarla e negarle l’identità” ha spiegato la Presidente della Prima sezione del Tribunale di Roma Franca Mangano: "E quando la violazione dell'intimità avviene attraverso l'utilizzo e la diffusione di immagini private, il giudice civile può solo monetizzare il danno e stabilire un risarcimento che non è mai idoneo quanto il diritto all'oblio, spesso riconosciuto in notevole ritardo". 

GLI INTERESSI ECONOMICI. Fa specie pensare che dietro ad una detestabile vicenda di violenza possano esserci interessi economici. Eppure è così. Lo ha esposto chiaramente Andrea Mascherin, Presidente del Consiglio Nazionale Forense, che ha delineato come oggi “il linguaggio di odio e il rifiuto della dialettica è un investimento in consenso che fa la politica e il mondo del commercio in genere”. “Se un episodio di violenza sessuale o un suicidio andasse sui social verrebbe cliccato probabilmente in maniera frenetica. Più è cliccato più conviene economicamente, più diventa merce e fonte di ricchezza”. 
La sfida, perciò, è cambiare l’approccio culturale comune, e fondamentale appare la sinergia tra avvocati, magistrati, forze dell’ordine, scuola e mezzi di informazione che insieme possono fornire un notevole contributo.

IL CYBERBULLISMO. Il web come come un ‘non luogo’ in cui agire indisturbati, dove muoversi refrattari ai doveri e incuranti dei diritti degli altri è dunque la concezione di quanti online praticano violenza con l'idea di restare impuniti. Nell'ottica dell'individuazione dei responsabili, in Italia un buon risultato è stato raggiunto con l'entrata in vigore della legge sul cyberbullismo, ma molto può e deve essere ancora fatto proprio nella prospettiva della tutela delle donne adulte che non denunciano i soprusi subiti per vergogna , paura, mancanza di sostegno da parte delle istituzioni. 

LE LEGISLAZIONI EUROPEE. Il problema della violenza sul web è comune a molti i paesi europei che hanno fatto in modo di creare forme di tutela normativa in grado di garantire il controllo e l'inibizione di un fenomeno spaventoso. Solo in Francia 84mila donne sono vittime di violenza ogni anno, solo nel 2016 sono state 122 quelle uccise e 1 su 5 subisce ogni giorno episodi di violenze su internet:

"Una legge varata nel settembre 2016 aggrava le colpe in caso di violenza via web e il governo si sta muovendo molto per sensibilizzare i giovani che a scuola, con l'intervento di avvocati e magistrati chiamati a spiegare il fenimeno, sono guidati verso la comprensione delle conseguenze dei loro gesti" ha commentato la Vice Presidente dell'Ordine degli avvocati di Parigi Dominique Attias che, in in accordo con l'avvocata di Ginevra esperti di diritti umani Roxane Sheybani e la Presidente dell'Association of Woman Barristers Neelam Srkaria, ha delineato la rilevanza di inculcare nelle nuove generazioni l'educazione al rispetto della persona in generale e della donna nello specifico. 

"La repressione di forme di violenza non può essere rimessa solo alla magistratura. Occorrerebbe un filtro preventivo, un controllo più capillare. Basti pensare che Facebook, per esempio, non fa pubblicare foto oscene ma poi consente insulti e oscenità scritte" ha concluso l'avvocato Anton Giulio Lana, Presidente dell'Unione forense per la tutela dei diritti umani: "Se tra tutte le figure operanti nella società si creasse un comune sentire rispetto ad un approccio cauto e non sensazionalistico, gli episodi di violenza diminuirebbero notevolmente". 

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