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Lunedì, 20 Maggio 2024
La Cassazione / Palermo

È stupro anche se la vittima non fugge: il "no" vale sempre

Annullata la sentenza di secondo grado con cui la Corte d'Appello di Palermo aveva assolto l'imputato ritenendo che il rifiuto verbale della vittima non fosse sufficiente a manifestare un mero dissenso

"È violenza sessuale anche se la donna non fugge ed è remissiva". Lo ha stabilito la Cassazione annullando una sentenza della Corte d'Appello di Palermo che aveva assolto un uomo accusato di aver stuprato una donna mentre la riaccompagnava a casa.

La violenza

I fatti risalgono all'11 agosto 2016. I due si erano conosciuti in discoteca. Dopo un litigio con il fidanzato la ragazza ha chiesto allo sconosciuto di riaccompagnarla a casa ma lui ha approfittato della situazione per saltarle addosso. L'imputato l'ha aggredita prima nel suo furgone e poi in una abitazione a sua disposizione, nonostante la ragazza avesse espressamente detto "no" al rapporto sessuale. Tornata a casa ha raccontato tutto alla mamma e alle amiche e poi infine anche a una psicologa.

Aveva ammesso di essere rimasta "sempre inerte, sopraffatta e paralizzata non solo in occasione dei primi atti sessuali, consumati all’interno del furgone in zona isolata e in piena notte, dove non vi era nessuno a cui chiedere aiuto, ma anche quando, rimasta a pochi minuti da sola in macchina con gli sportelli aperti, non aveva tentato la fuga".

Ribaltata la sentenza di secondo grado

Il 23 giugno del 2023 la Corte d'Appello di Palermo aveva ritenuto il rifiuto verbale della vittima non sufficiente. I giudici siciliani avevano più volte evidenziato l'assenza di una reazione fisica da parte della ragazza e di segni esteriori indicativi di una violenza come prova del suo implicito consenso. E così avevano assolto l’imputato facendo richiamo alla anacronistica massima della 'vis grata puellae', assunto in base al quale la donna ha un onere di resistenza, forte e costante, agli approcci sessuali dell'uomo, non essendo sufficiente manifestare un mero dissenso.

Il 2 aprile scorso la Cassazione ha ribaltato la sentenza di secondo grado, stabilendo che il "no" della vittima vale sempre. Si tratta di violenza sessuale anche se la vittima non fugge perché si trova in uno “stato di prostrazione psichica tale da inibirle qualunque forma di reazione concreta e attiva".

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