Martedì, 19 Ottobre 2021
Violenze polizia

Scontri a Roma, parla l'ex prefetto: "Non c'è giustificazione per i poliziotti violenti"

Dopo le manifestazioni e le violenze della polizia, Achille Serra parla a Today.it: "Atti gravissimi, da condannare. Non c'è spiegazione plausibile". Numero identificativo? "Non sono contrario"

ROMA - Di piazze calde ne ha viste e "comandate" tante. Di incontri ravvicinati coi violenti ne ha avuti in abbondanza. Di colleghi fuori dal coro ne avrà addestrati ancora di più. Avrebbe l'esperienza per non stupirsi più davanti a nulla, Achille Serra, e invece "qualcosa è cambiato" e gli ultimi giorni della capitale un po' di amaro in bocca glielo lasciano. Quella capitale di cui fu prefetto dal 2003 al 2007 e che tra sabato e mercoledì ha gettato un po' di ombra sull'operato delle forze dell'ordine. Troppo chiare le immagini dell'artificiere che "passeggia" su una ragazza ferita a terra, troppo forti le manganellate di quattro agenti contro un manifestante inerme. Troppo grave che tutto questo si sia ripetuto ieri, durante una sgombero, tre giorni dopo il sabato dei movimenti per l'abitare. E Achille Serra, ben conscio delle responsabilità e dei doveri, non fa nulla per negarlo. 

Riconosciute le colpe di alcuni manifestanti, sembra evidente che sabato la polizia abbia sbagliato qualcosa

Sabato c'è stato un grande corteo e un gruppo di facinorosi e violenti, perché quelli non sono alcuni manifestanti, hanno strumentalizzato la manifestazione e tutti coloro che erano in piazza in maniera pacifica. Il loro obiettivo era solo ed esclusivamente fare violenza e ci sono riusciti con molotov, incendi, devastazioni e lanci di sassi nei confronti delle forze dell'ordine. E' purtroppo altrettanto evidente, però, che un gruppo di poliziotti - un gruppo sparuto - ha sbagliato e voglio dirlo in maniera chiara e netta. Qualche agente si è lasciato trascinare dagli eventi e questo danneggia in modo clamoroso il lavoro straordinario che le forze dell'ordine hanno fatto in difesa della gente. Il passare sopra una ragazza è un atto gravissimo che va condannato e che rischia di offuscare il lavoro straordinario che i colleghi hanno fatto in difesa di tutti i manifestanti. Un lavoro che io riconosco e che tutti devono riconoscere.  

Il capo della polizia, Alessandro Pansa, ha chiesto che gli agenti che hanno sbagliato vengano identificati subito. Lei ha fatto lo stesso. Può essere utile in tal senso il numero identificativo sui caschi o creerebbe altri problemi?

Bisogna fare delle precisazioni e dei distinguo. Se si tratta di mettere nome e cognome degli agenti sulle divise sono assolutamente contrario perché significherebbe dire ai violenti chi sono i poliziotti e dare loro il modo di fare rappresaglia. Se si optasse soltanto per il numero identificativo, invece, non sono contrario a prescindere. Anzi di può discutere. Sarebbe necessario, comunque, che i vertici delle forze dell'ordine ne discutessero prima con i sindacati di polizia. Ci vorrebbe, e voglio sottolinearlo, anche un numero identificativo per i violenti. Va bene che non sono dipendenti dello Stato ma non è accettabile che loro possano fare tutto. E' l'ora di smetterla con la storia di questa gente che va a fare casino. Deve essere adottato finalmente un pugno estremamente duro. 

Il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, ha provato a "difendere" gli agenti, invitando tutti a interrogarsi sui perché dei fatti, provando ad andare oltre. Ma un'ultima difesa dei poliziotti è davvero possibile o non si può che condannare?

Non c'è nessuna spiegazione plausibile nel calpestare una ragazza che è a terra ferita. Nessuna. La penso esattamente come Pensa che ha definito cretino quel poliziotto. Però, sono d'accordo con Pecoraro quando dice che bisogna andare a indagare sui perché. 

Quali sono questi perché? Le manifestazioni sono sempre state "calde" ma raramente sono state gestite così: cosa è cambiato?

Bisogna capire che la rabbia non è solo dei manifestanti. Loro sono incavolati per la disoccupazione, per la crisi, per una società in disfacimento. I poliziotti lo sono perché sono continuamente bistrattati, vessati e si trovano a lavorare in condizioni pietose anche sotto il profilo economico. Questo spiega perché qualcuno tra le forze dell'ordine - che non è assolutamente giustificabile - non frena i propri istinti e si lascia trasportare in maniera riprovevole. 

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Sabato il corteo con la ragazza calpestata e il giovane a terra aggredito da quattro agenti. Ieri gli sfratti con un altro ragazzo inerme picchiato. C'è un problema di ordine pubblico a Roma?

La prima cosa che vorrei dire è che a Roma c'è un questore straordinario - Massimo Maria Mazza - che è un esperto di ordine pubblico e criminalità organizzata. Ma i problemi di Roma non si risolvono in un giorno e non sono di oggi. C'è stato qualche atto di violenza in più negli ultimi giorni, ma il problema - ribadisco - non è di oggi. Quando ero prefetto della capitale, feci un conto: in un anno ospitavamo duemila e duecento manifestazioni. Se in Italia c'è un problema tutti vengono a protestare a Roma. Allora convocai un tavolo con tutti i rappresentanti dei partiti per cercare di chiudere almeno il centro a cortei e manifestazioni ma poi antagonisti e centri sociali non furono d'accordo e non se ne fece più nulla. 

Atti violenti a parte, le manifestazioni esprimono un disagio reale: l'emergenza abitativa. Da un alto gli occupanti, dall'altro i "vicini di casa" che chiedono sgomberi e legalità. Esiste un modo per far convergere le due parti?

Le due posizioni sono oggettivamente entrambe giuste. Chi non arriva a fine mese, non ha mutui e non ha casa crede sia giusto occupare. Chi paga un mutuo, lavora e fa i sacrifici pretende legalità. E' concepibile. Il problema va risolto a livello centrale e periferico con un intervento del governo e degli interventi locali. Servono nuove case, affitti più bassi, mutui a tassi molto inferiori rispetto a quelli di oggi. Il problema casa è gravissimo ed è alla base della rabbia che si vede in piazza. Purtroppo non possiamo risolverlo con una chiacchierata. 

La linea al momento adottata dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, è chiara: ad ogni occupazione corrisponde uno sgombero. E' la linea giusta? Quale ruolo deve avere un prefetto in tutto ciò?

Mi si può chiedere tutto ma non di giudicare il lavoro di un collega. Ho risposto a tutto ma a questo no. 

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