Lunedì, 19 Aprile 2021

"Viviana non ha mai tentato il suicidio". Il verbale del Pronto Soccorso: cosa accadde quel 28 giugno

I legali della famiglia Mondello smentiscono le illazioni circolate sui media. A stretto giro arriva anche una nota dei legali del padre di Viviana: "Amarezza per le indiscrezioni sul suo stato di salute". Sotto accusa i metodi usati per le ricerche

Viviana Parisi insieme al piccolo Gioele

"Viviana Parisi non ha mai tentato il suicidio". I legali della famiglia Mondello smentiscono le illazioni circolate nelle ore scorse sui media circa un presunto tentativo di suicidio della donna trovata morta lo scorso 8 agosto nel Messinese. 

Gli avvocati Pietro Venuti e Claudio Mondello hanno reso noto il verbale del Pronto soccorso relativo a quel giorno. Il documento definisce la paziente "eupnoica", cioe' con respirazione normale.

Cosa dice il verbale del pronto soccorso

"Verbale di Pronto Soccorso" del 28/06/2020. Codice di urgenza: Giallo. Paziente in atto eupnoica ("frequenza respiratoria Normale" n.d. legali scriventi), in atto vigile, orientata, collaborante, cute e mucose rosee" si legge nel documento. “Due ore, circa, dopo tale accesso, Viviana era a casa" spiegano i legali. "Il giorno seguente: a mare con la propria famiglia. Cosa era accaduto? Nel dubbio (Viviana non ne era certa) che avesse assunto un quantitativo leggermente maggiore del farmaco prescrittole, Viviana rappresentava tale circostanza ai familiari i quali (come sempre solerti, attenti, amorevoli e premurosi), nel dubbio, preferivano accedere a pubblico nosocomio al fine di operare i dovuti accertamenti". E ribadisce "nessun tentativo di suicidio".

Insomma, la donna avrebbe preso una dose maggiore di pillole rispetto a quelle che le erano state prescritte ed aveva paura che le potessero fare male.

I legali del padre di Viviana: "Amarezza per le indiscrezioni sul suo stato di salute"

Sul caso sono intervenuti anche gli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza che da oggi rappresentano il padre di Viviana Parisi. "Vogliamo denunciare l'amarezza per le pesanti indiscrezioni che stanno emergendo circa la vita privata e lo stato di salute di Viviana, che purtroppo non può più difendersi".  

"La donna  - scrivono i legali su facebook - stava sicuramente vivendo un periodo di reale affaticamento, ma non è emerso allo stato nessun elemento, neanche indiretto o latente, che possa far presupporre l'intenzione della stessa di uccidere suo figlio. Questa ipotesi dell'omicidio-suicidio appare forzata ovvero il ‘commodus discessus ‘, la facile via d' uscita, in considerazione del fatto che sembra assai improbabile che Viviana avrebbe percorso oltre 100 km per lanciarsi poi da un traliccio della corrente (che non costituiva sicuramente la meta del suo viaggio ) avendo tra l'altro a disposizione il terrazzo di casa e senza sottovalutare neanche il fatto che, la mattina prima di uscire, aveva messo in preparazione il sugo per il pranzo con marito e figlio". 

Insomma, "in certe circostanze, in assenza tra l'altro di una indispensabile quanto completa, valida e professionale relazione psico/ socio/ familiare e di risultati qualificati di natura medico / legale, sarebbe preferibile, da parte di tutti, il silenzio e il rispetto per due morti così dolorose".

"Metodi di ricerche da rivedere", i legali citano i precedenti

Non solo. "Forse oggi – si legge nel post - c’è soprattutto da chiedersi come sia stato possibile non vedere il corpicino di Gioele, a poca distanza da sua madre, e durante ben sedici giorni di ricerche".

"Le battute in zona sono state molte, con un dispiegamento di tanti uomini tra vigili del fuoco, polizia, carabinieri, forestali, corpi speciali ed unità cinofile, per poi arrivare al ritrovamento avvenuto grazie ad un volontario, dopo sole 5 ore di ricerche". 

"E purtroppo non è la prima volta che accade. Il caso più clamoroso è stato sicuramente quello di Yara Gambirasio, il cui corpo fu rinvenuto in un terreno da un appassionato di aeromodellismo, quando in quell’area, nei mesi precedenti, le ricerche erano state eseguite con l’impiego di svariate forze dello Stato. Ma dobbiamo ricordare anche il caso di Elena Ceste, rinvenuta dopo nove mesi dalla sua scomparsa, a due passi da casa, da alcuni dipendenti comunali impegnati nella pulizia del canale. E non possiamo neanche dimenticare il caso di Eleonora Gizzi, l'insegnante di Vasto, il cui corpo fu ritrovato casualmente sotto un ponte autostradale che - a quanto dire! - era stato a lungo ispezionato".

"Queste evidenze, allora, devono farci riflettere sulle modalità con cui vengono condotte le ricerche nel nostro Paese: sicuramente qualcosa non funziona nelle procedure d'intervento, per cui è diventata un'esigenza non più procrastinabile quella di intervenire e di potenziare questo settore con metodi europei, evoluti, moderni e ancora più professionali".

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