Martedì, 20 Aprile 2021
Tensione Italia-Russia

Walter Biot, parla la moglie dell'ufficiale spia: "Il mutuo, i figli e i cani, era disperato"

"Con tremila euro al mese non campavamo. Ha deciso tutto da solo, se avessi saputo lo avrei dissuaso", racconta la donna difendendo il consorte arrestato per spionaggio. Ecco come avvenivano gli incontri: l'appuntamento a Roma e il blitz dei carabinieri del Ros

Walter Biot, foto Ansa

"Mio marito non voleva fottere il Paese, scusate la parola forte. E non l'ha fatto neanche questa volta, ve l'assicuro, ai russi ha dato il minimo che poteva dare. Niente di così compromettente. Perché non è uno stupido, un irresponsabile. Solo che era disperato. Disperato per il futuro nostro e dei figli. E così ha fatto questa cosa...". Così Claudia Carbonara, 54 anni, moglie del capitano di fregata della Marina militare Walter Biot, arrestato con l'accusa di spionaggio militare dopo essere stato sorpreso a vendere segreti militari ai russi in un parcheggio di Roma.

Walter Biot, parla la moglie dell'ufficiale spia

La donna è una psicoterapeuta specializzata in sessuologia clinica, esperta di terapie individuali e di coppia, e ha parlato al Corriere della Sera. "So che Walter era veramente in crisi da tempo, aveva paura di non riuscire più a fronteggiare le tante spese che abbiamo. A causa del covid ci siamo impoveriti, lo sa?". Biot lavora allo Stato maggiore della Difesa ed ha quindi uno stipendio fisso, circa 3mila euro al mese. "Sì tremila euro, ma non bastavano più per mandare avanti una famiglia con 4 figli, 4 cani, la casa di Pomezia ancora tutta da pagare, 268 mila euro di mutuo, 1.200 al mese. E poi la scuola, l'attività fisica, le palestre dei figli a cui lui non voleva assolutamente che dovessero rinunciare", racconta la donna difendendo il consorte 56enne arrestato per spionaggio.

"Noi viviamo per i figli, abbiamo fatto sempre tanti sacrifici per loro. Niente vizi, niente lussi, attenzione, solo la vita quotidiana che però a lungo andare fa sentire il suo peso".

La donna sostiene di non aver mai saputo cosa stesse facendo il marito: "Se solo me ne avesse parlato ne avremmo discusso insieme, avrei provato a dissuaderlo. Invece ha deciso tutto da solo e adesso è un giorno e mezzo che non lo vedo, davvero è a Regina Coeli? Non riesco a parlarci, non riesco nemmeno a trovargli un avvocato".

I colleghi di Walter Biot hanno detto di essere rimasti spiazzati, disorientati, e Claudia Carbonara dice che "certo, lui per 30 anni c'è sempre stato, ha servito il Paese, dalla Marina alla Difesa, a bordo delle navi come davanti a una scrivania. Walter si è sempre speso per la patria e lo ribadisco: anche se ha fatto quello che ha fatto sono sicura che avrà pensato bene a non pregiudicare l’interesse nazionale. Non è uno stupido, lo ripeto". Ora la donna dice di temere "la gogna mediatica, soprattutto. Chi non lo conosce lo ha già condannato, lo ha già crocifisso".

L'arresto di Walter Biot accusato di spionaggio

Da mesi era finito nel mirino degli 007 che, con discrezione, lo tenevano d'occhio con intercettazioni e pedinamenti. Fino alla serata di martedì, dove in un parcheggio di Roma è scattato il blitz dei carabinieri del Ros, che hanno sorpreso in flagrante il passaggio di una pen drive contenente documenti classificati dalle mani del capitano di fregata della Marina militare, Walter Biot, a quelle di un ufficiale russo accreditato presso l'ambasciata di Mosca in Italia, in cambio di un compenso di cinquemila euro in contanti. Il militare italiano è stato così arrestato con l'accusa di spionaggio, mentre il funzionario russo è stato espulso insieme al collega che collaborava con lui nell'operazione di reclutamento di Biot, in quanto entrambi non potevano finire in manette a causa dell'immunità diplomatica.

Walter Biot, 56 anni e padre di quattro figli, era in servizio all'ufficio Politica militare e programmazione dello Stato maggiore della Difesa, settore che dà accesso a diversi dossier delicati. In precedenza aveva lavorato al Gabinetto del ministro della Difesa, occupandosi di cerimoniale, comunicazione e relazioni esterne. Adesso invece si trova nel carcere romano di Regina Coeli, accusato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico e militare, diffusione di notizie di cui è vietata la divulgazione. 

Sull'operato di Biot indaga anche la procura militare: rivelare segreti militari a scopo di spionaggio è uno di quei reati per cui si rischia l'ergastolo. Oggi è in programma l'udienza di convalida e lì l'ufficiale fornirà la sua versione dei fatti. Come agiva? Il capitano di fregata, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era solito fotografare documenti militari classificati di Italia e Nato - in particolare sui sistemi di telecomunicazione - dal monitor del computer per poi scaricarli sulla pen drive che poi avrebbe consegnato, come nell'appuntamento di martedì sera, all'agente russo. In cambio avrebbe ricevuto 5mila euro.

In questa storia di spie, gli incontri tra l'ufficiale della Marina italiana e il funzionario russo avvenivano sempre con la stessa modalità: il funzionario russo scendeva dalla metropolitana al laghetto dell'Eur, zona a sud della Capitale, prendeva l'autobus a pochi metri dalla metro e dopo alcune fermate scendeva subito oltre il raccordo anulare: a Spinaceto, periferia romana. Qui dopo aver fatto lunghi sopralluoghi per controllare che l'ufficiale "reclutato" non fosse seguito dai servizi italiani e dalle forze di polizia, si incontrava con Walter Biot in un parcheggio non lontano da un supermercato. 

I due però non avevano fatto i conti con gli investigatori del Reparto operativo speciale dei carabinieri che da mesi seguivano ogni loro movimento, ascoltavano ogni loro parola. Di solito l'agente di Mosca precedeva il suo interlocutore e si accertava, facendo avanti e indietro fra le auto e nei dintorni del parcheggio, che tutto fosse tranquillo. Il russo, che ad ogni appuntamento indossava un cappellino blu, si incontrava con Biot all'interno dell'auto del "marinaio", protetta da occhi indiscreti dalla vicinanza di una collinetta e da alcune grosse mura perimetrali. Gli incontri tra il funzionario russo e l'ufficiale andavano avanti da diversi mesi e si svolgevano sempre nell'auto, all'interno della quale gli investigatori erano riusciti a piazzare microspie e telecamere, riuscendo così a immortalare i continui rapporti.

Martedì sera il colpo di scena: Biot si è presentato all'appuntamento con una vettura diversa dal solito, non la solita auto sotto controllo. A quel punto gli uomini del Ros, una volta monitorato e accertato lo scambio di documenti, hanno deciso di intervenire e hanno fermato i due prima che si dileguassero. Il funzionario russo avrebbe anche tentato la fuga ma è stato subito bloccato dai carabinieri. Chiuso in un ostinato mutismo, dopo aver fatto presente di essere un diplomatico russo, dal momento del fermo ha rifiutato di bere e mangiare. Come un vero agente dei film sul Kgb, col terrore di essere avvelenato.

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