Martedì, 20 Aprile 2021
Spy Story

Le foto e la pen drive per le spie russe: ecco come agiva l'ufficiale italiano arrestato

Walter Biot, 56 anni, è stato arrestato ieri dopo un blitz dei Ros a Roma: doveva consegnare ad un agente russo dei documenti classificati in cambio di 5mila euro

Vladimir Putin

Da mesi era finito nel mirino degli 007 che, con discrezione, lo tenevano d'occhio con intercettazioni e pedinamenti. Fino alla serata di ieri, dove in un parcheggio di Roma è scattato il blitz dei carabinieri del Ros, che hanno sorpreso in flagrante il passaggio di una pen drive contenente documenti classificati dalle mani del capitano di fregata della Marina Militare, Walter Biot, a quelle di un ufficiale russo accreditato presso l'ambasciata di Mosca in Italia, in cambio di un compenso di cinquemila euro in contanti.

Il militare italiano è stato così arrestato con l'accusa di spionaggio, mentre il funzionario russo è stato espulso insieme al collega collaborava con lui nell'operazione di reclutamento di Biot, in quanto entrambi non potevano finire in manette a causa dell'immunità diplomatica.

Chi è Walter Biot: l'ufficiale arrestato per spionaggio

Walter Biot, 56 anni e padre di quattro figli, era in servizio all'ufficio Politica militare e programmazione dello Stato maggiore della Difesa, settore che dà accesso a diversi dossier delicati. In precedenza aveva lavorato al Gabinetto del ministro della Difesa, occupandosi di cerimoniale, comunicazione e relazioni esterne. Adesso invece si trova nel carcere romano di Regina Coeli, accusato di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico e militare, diffusione di notizie di cui è vietata la divulgazione. 

Sull'operato di Biot indaga anche la procura militare: rivelare segreti militari a scopo di spionaggio è uno di quei reati per cui si rischia l'ergastolo.Domani è in programma l'udienza di convalida e lì l'ufficiale fornirà la sua versione dei fatti. Come agiva? Il capitano di fregata, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, era solito otografare documenti militari classificati di Italia e Nato - in particolare sui sistemi di telecomunicazione - dal monitor del computer per poi scaricarli sulla pen drive che poi avrebbe consegnato, come nell'appuntamento di ieri, all'agente russo. In cambio avrebbe ricevuto 5mila euro.

Come avvenivano gli incontri

In questa storia di spie, gli incontri tra l'ufficiale della Marina italiana e il funzionario russo avvenivano sempre con la medesima modalità: il funzionario russo scendeva dalla metropolitana al laghetto dell'Eur, zona a sud della Capitale, prendeva l'autobus a pochi metri dalla metro e dopo alcune fermate scendeva subito oltre il raccordo anulare: a Spinaceto, periferia romana. Qui dopo aver fatto lunghi sopralluoghi per controllare che l'ufficiale "reclutato" non fosse seguito dai servizi italiani e dalle forze di polizia, si incontrava con Walter Biot, militare della Marina italiana arrestato dal Ros dei carabinieri con l'accusa di spionaggio, in un parcheggio non lontano da un supermercato Carrefour. 

I due però non avevano fatto i conti con gli investigatori del Reparto operativo speciale dell'Arma che da mesi seguivano ogni loro movimento, ascoltavano ogni loro parola. Di solito l'agente di Mosca precedeva il suo interlocutore e si accertava, facendo avanti e indietro fra le auto e nei dintorni del parcheggio, che tutto fosse tranquillo. Il russo, che ad ogni appuntamento indossava un cappellino blu, si incontrava con Biot all'interno dell'autovettura del "marinaio", protetta da occhi indiscreti dalla vicinanza di una collinetta e da alcune grosse mura perimetrali.

L'appuntamento a Roma e il blitz dei carabinieri

Gli incontri tra il funzionario russo e l'ufficiale, che sembra avesse bisogno di soldi per un grave problema di famiglia, andavano avanti da diversi mesi e si svolgevano sempre nell'auto, all'interno della quale gli investigatori erano riusciti a piazzare microspie e telecamere, riuscendo così a immortalare i continui rapporti. Ieri il colpo di scena: Biot si è presentato all'appuntamento con una vettura diversa dal solito, non la solita auto sotto controllo. A quel punto gli uomini del Ros, una volta monitorato e accertato lo scambio di documenti, hanno deciso di intervenire e hanno fermato i due prima che si dileguassero. Il funzionario russo avrebbe anche tentato la fuga ma è stato subito bloccato dai carabinieri. Chiuso in un ostinato mutismo, dopo aver fatto presente di essere un diplomatico russo, dal momento del fermo ha rifiutato di bere e mangiare. Come un vero agente dei film sul Kgb, col terrore di essere avvelenato.

Nel 2020 l'arresto di un militare francese a Napoli

Il caso di spionaggio a favore della Russia appena emerso richiama quello venuto alla luce con l'arresto, nel mese di agosto 2020, di un militare francese in servizio presso una base Nato a Napoli, sospettato, anche lui, di aver svolto attività di spionaggio per conto della Russia. L'uomo, un tenente colonnello, era specialista di Russia. Tra il 2014 e il 2016 era stato addetto militare in Kazakistan. Aveva perfezionato la sua conoscenza del russo presso il Centro di formazione interforze a Strasburgo, era stato presso la scuola Nato in Germania ed aveva svolto delle missioni in Finlandia, secondo quanto ricostruito all'epoca da Franceinfo. In Italia lavorava presso la base Nato a Lago Patria, vicino Napoli, dove - secondo le fonti citate - avrebbe avuto accesso solo ai primi due livelli di classificazione delle informazioni riservate.

 Nell'estate del 2019, si scopre che il tenente colonnello ha incontrato alcuni ufficiali collegati al Gru, i servizi militari russi. Ha inizio un anno di indagini fatte di pedinamenti e sorveglianza elettronica. Viene fuori che l'uomo ha avuto altri due incontri con i militari russi. I servizi francesi ritengono che dare notizia del caso servirà per mostrare alla Nato la determinazione della Francia nel contrastare ogni forma di ingerenza, da una parte, ma soprattutto servirà a mandare un segnale alla Russia, chiarire che le attività di spionaggio finiscono per essere scoperte. L'uomo è stato poi indagato per reati di intelligence con una potenza straniera, raccolta e consegna di informazioni.

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