Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Eluana, Fabo, Piergiorgio e gli altri: chi ha dato la vita per il diritto alla morte

Dal 2006 ad oggi sono molte le persone che hanno lottato per il diritto di poter morire in maniera dignitosa. La legge sul Biotestamento è un primo traguardo, che serve a non rendere vane tutte le loro sofferenze

Dj Fabo, Eluana Englaro, Piergiorgio Welby (FOTO ANSA)

Avere il diritto di poter porre fine alla propria vita e interrompere così anche la propria sofferenza. Un desiderio, un 'beneficio', qualcosa che non si può pienamente comprendere se non ci si mette nei panni di chi questa battaglia l'ha combattuta sulla propria pelle, con le proprie forze. Parliamo di persone come Piergiorgio Welby, Dj Fabo e Eluana Englaro, uomini e donne che negli ultimi 11 anni hanno combattuto nonostante il corpo impedisse loro di farlo, hanno lottato attraverso le loro famiglie e i loro cari, per raggiungere quella che oggi possiamo definire legge sul Biotestamento. Un primo traguardo, che non può certo essere considerato un arrivo, ma un punto di partenza. Una prima vittoria sociale in onore di chi ha dato la vita per ottenere il diritto ad una morte dignitosa. 

Sembra passato un secolo dal 2006, quando il tema balzò agli onori della cronaca grazie a Piergiorgio Welby, attivista, giornalista e co-presidente dell'Associazione Coscioni. Da quel letto dove la distrofia muscolare lo aveva costretto, Welby arrivò a chiedere all'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano l'eutanasia. Ma il 16 dicembre del 2006 il tribunale di Roma respinse la richiesta di interrompere l'accanimento terapeutico, proprio a causa del vuoto legislativo in materia. La vittoria per Welby arrivò comunque il 20 dicembre dello stesso anno, quando il medico anestesista Mario Riccio, su richiesta di Piergiorgio, staccò il respiratore che lo teneva in vita, mettendo di fatto fine al suo calvario. 

Ma la storia di Welby non bastò per arrivare ad una legge in così breve tempo. Così nel 2007 fu la volta di Giovanni Nuvoli, ex arbitro e agente di commercio di Alghero, che dopo 7 anni di ricovero a causa della Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), chiese più volte il distacco del respiratore. Ma per colui che venne soprannominato il “Welby sardo”, il tribunale di Sassari rigettò la richiesta allontanando anche il medico che si era offerto di aiutarlo. In quel momento, Nuvoli decise di fare da sé, intraprendendo lo sciopero della fame e della sete, che lo portò alla morte nel mese di luglio.

Poi fu la volta di Eluana Englaro, la ragazza di Lecco rimasta in coma vegetativo per 17 anni, dopo un terribile incidente d'auto. Era il 2009 e la storia della giovane divise l'Italia intera, tra chi era d'accordo con il padre Beppino, che voleva porre fine alla silente agonia della figlia e chi era contrario. Anche in questo caso furono molte le richieste rigettate, fino alla decisione della Cassazione, pronunciatasi a favore dell'interruzione della nutrizione artificiale che la teneva in vita. Eluana si spense così il 9 febbraio 2009.

Da quel giorno il dibattito ha continuato a progredire, ma senza mai concretizzarsi in una legge. Così arriviamo al 2015, in cui fece notizia l'appello di Max Fanelli, che aveva inviato un videomessaggio al premier a Matteo Renzi.

Nel 2016 vengono alla luce le storie di Mario Farinelli e Walter Piludu. Il primo, malato di Sla e morto per cause naturali, aveva chiesto più volte una legge sull'eutanasia, mentre il secondo, presidente della provincia di Cagliari, anche lui affetto da Sla, riuscì ad ottenere il distacco del respiratore con l'autorizzazione del tribunale di Cagliari. 

Ma il caso che più ha smosso l'opinione pubblica e i sentimenti degli italiani è stato quello di Fabiano Antoniani, da tutti conosciuto come Dj Fabo. A 39 anni era rimasto cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale, bloccato nel suo 'buio' di un letto d'ospedale, da cui lanciò numerosi appelli, coinvolgendo anche diverse trasmissioni televisive. Chiedeva di essere libero di morire, di essere 'scarcerato' da quella prigione che il suo corpo era diventato. A nulla servirono le richieste alla politica e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma Fabo scelse comunque il suo destino. Accompagnato in Svizzera  da Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, pose fine alla sua agonia in una clinica per il suicidio assistito. 

Dj Fabo, in Aula il video delle sue sofferenze

Dopo di lui vennero anche le storie di Davide Trentino, 53enne ammalato di sclerosi multipla dal 1993 e deceduto ad aprile, dopo innumerevoli richieste di poter porre fine alle sue sofferenze e Loris Bertocco, 59enne malato da molto tempo, che come Fabo, ha scelto di morire in una clinica di Zurigo. Paralizzato da quando aveva 18 anni per un incidente stradale, vedendo l'immobilità delle istituzioni, decise di raggiungere il suo obiettivo: morire in maniera dignitosa. 

Abbiamo tutti il diritto alla vita e a vivere come crediamo sia giusto, ma le storie di Piergiorgio, Eluana, Mario, Fabiano e tutti quelli che restano nel silenzio della loro sofferenza, ci insegnano come esiste anche un diritto alla morte. Il diritto di poter morire in modo dignitoso, quando la vita di cui si è protagonisti non può più essere definita come tale.

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