Omicidio Colleferro: chi ha dato il calcio alla testa che ha ucciso Willy Monteiro?

I quattro indagati si autoaccusano a vicenda. Il fratello dei Bianchi chiama in causa altre persone. Si parla di un colpo di karate al volto. E agli atti c'è una foto

Chi ha dato il calcio alla testa che ha ucciso Willy Monteiro Duarte a Colleferro davanti al pub La Movida di Largo Oberdan? Mentre Marco e Gabriele Bianchi respingono le accuse davanti giudice per le indagini preliminari così come Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, c'è una fotografia agli atti del pubblico ministero che li cristalizza sulla scena nel momento della morte dell'italiano di origini capoverdiane. 

Omicidio Colleferro: chi ha dato il calcio alla testa che ha ucciso Willy Monteiro?

Ci sono sei testimoni oculari dei fatti e ciascuno ha fornito la sua versione dei fatti. I carabinieri cercano ulteriori riscontri nei telefoni e negli effetti personali, mentre il Gip deve ancora decidere se convalidare gli arresti e la custodia cautelare. Ma, spiega Repubblica, le linee difensive degli avvocati dei quattro cominciano a prendere strade diverse (e questo è un punto a favore dell'accusa): 

I fratelli Bianchi, il cui ruolo è centrale secondo gli inquirenti, hanno indicato i nomi di altri partecipanti alla rissa. Il loro avvocato, Massimiliano Pica, oggi depositerà al pm Luigi Paoletti gli esiti di alcune prime indagini difensive in cui due testimoni danno un’altra versione dei fatti. Mentre Belleggia ha raccontato ai magistrati di avere visto Gabriele Bianchi dare un calcio da arti marziali a Willy (i testimoni lo avevano attribuito al fratello Marco).

E ha detto che quello è stato probabilmente il colpo mortale: su questo si attendono gli esiti dell’autopsia che verrà eseguita oggi all’esito della quale, probabilmente, la contestazione potrebbe cambiare da omicidio preteritenzionale a volontario.

Qui c'è già una differenza importante nelle testimonianze. Il calcio alla testa che Willy ha ricevuto era stato attribuito a uno dei fratelli Bianchi. Ma uno degli accusati dice che è stato l'altro. E qui le cose si complicano, perché c'è invece chi accusa proprio Belleggia di aver colpito Monteiro. Lo scrive oggi il Corriere della Sera

Il coetaneo suo compagno di studi è in difficoltà e Willy si mette in mezzo a fare da paciere. Prova a raffreddare gli animi, non partecipa allo scambio di colpi ma ne rimane coinvolto. Cade, colpito forse da una manata di Marco Bianchi. Prova a rialzarsi sulle braccia come quando si fanno le flessioni, ma i due che hanno iniziato la rissa vogliono anche chiuderla prendendosi l’ultima soddisfazione.

Pincarelli gli dà un pugno al capo, Belleggia un calcio «da karate», al volto. Un dettaglio, questo, riportato anche in altre testimonianze raccolte dai carabinieri. Belleggia è in effetti un karateca: nel suo interrogatorio ha detto di non aver colpito il ragazzo, accusando implicitamente gli altri del gruppo. In ogni caso Willy ricade e non si alzerà più.

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Chi ha ucciso Willy Monteiro

I quattro indagati si accusano a vicenda. Nell'interrogatorio di convalida dell'arresto, Francesco Belleggia "ha spiegato i diversi momenti di quella tragica serata e ha risposto a tutte le domande, sia del gip che del pubblico ministero. Era presente ai fatti e dichiara di non aver colpito Willy. Adesso il mio assistito è distrutto e disperato in generale per la tragedia che è successa, per la morte di questo giovane del ragazzo. Che rapporto ha con gli altri arrestati? Si conoscevano, non c'è un rapporto di amicizia". Lo ha detto a Radio Capital l'avvocato Vito Perugini, difensore di Francesco Belleggia, uno dei quattro arrestati nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Willy Monteiro a Colleferro, vicino a Roma.

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Alessandro Bianchi, fratello di Marco e Gabriele, dice intanto all'AdnKronos che i suoi fratelli sono stati chiamati proprio per aiutare Belleggia e Pincarelli: "Sono stati loro a far scoppiare la rissa, mi spiace pure per le loro famiglie, ma devono ammettere come uomini e come amici che tutto è iniziato da loro". "Non devo dire io chi è stato a colpire, io lo so - continua Alessandro - e ci sono testimoni che andranno a dire chi è stato. Mi hanno mandato sui social foto con la testa di mia figlia tagliata, ho paura per mia moglie e la mia bambina che non c'entrano niente. Confido nelle forze dell'ordine, so che la giustizia sarà fatta. Ma so che mai i miei fratelli avrebbero ucciso un bambino". E sul fatto che fossero noti per la violenza, qualcuno addirittura li ha definiti "picchiatori dei pusher" dice: "Erano conosciuti, perché facevano gli incontri - si riferisce all'Mma - Erano tutti amici, ora sono diventati delinquenti agli occhi anche di chi fino a pochi giorni fa li implorava di difenderli. Non posso dire che i miei fratelli mai hanno alzato le mani, non sono angeli, ma mai avrebbero picchiato ragazzi già a terra".

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