"Così abbiamo visto morire Willy Monteiro"

Le testimonianze degli amici del giovane ucciso di botte a Colleferro: "Perdeva sangue dalla bocca, Gabriele lo colpiva mentre era a terra". Le indagini proseguono: i carabinieri del Ris in cerca di tracce nell'Audi dei fratelli Bianchi

A sinistra Willy Monteiro

"Nonostante le evidenti difficoltà di percezione ed imprecisioni di memoria imposte tanto dalla somiglianza dei due fratelli Bianchi (…), quanto soprattutto dalla concitazione dell’episodio, repentinamente degenerato in un’aggressione nei confronti di quanti si trovavano sul posto (…) la lettura congiunta delle dichiarazioni rese dai sommari informatori e dagli indagati” consente di dare “compiuta ricostruzione alla dinamica della vicenda".

"Così abbiamo visto morire Willy Monteiro"

È uno dei passaggi con cui il Tribunale di Velletri ha motivato il ricorso alla custodia cautelare per i 4 ragazzi accusati dell’omicidio di Willy Monteiro avvenuto a Colleferro la notte del 5 settembre scorso. E in effetti, come emerge dalle carte dell’inchiesta, i racconti di chi ha assistito al pestaggio concordano su molti punti. Una delle testimonianze chiave è quella di  Claudio C. (nome di fantasia*), che quella sera era davanti al “Due di picche” insieme a Willy ed altri due amici. I quattro erano arrivati a Colleferro intorno all’1.30 di notte a bordo di due auto. “Ivi giunti – si legge nell’ordinanza di convalida -  ci intrattenevamo per circa un paio di ore, sino alle ore 03.00 circa, allorquando decidevamo di andarcene per fare rientro a Paliano. Ci allontanavamo a piedi verso le nostre autovetture, che avevamo in precedenza parcheggiato in largo Oberdan, praticamente dinanzi ai predetti locali pubblici, quando il mio amico Duarte Monteiro vedeva un ragazzo che mi diceva di essere un suo vecchio compagno di scuola, il quale stava discutendo animatamente con un altro ragazzo che io non conosco vicino alle scale che conducono ai locali di cui sopra e dopo sopraggiungeva un altro ragazzo a discutere con loro due. A quel punto il mio amico Willy si avvicina al suo compagno di scuola” per "capire cosa stesse accadendo e se avesse bisogno di aiuto".  

"Anche io – prosegue l’amico di Willy – visto quanto fosse acceso il diverbio e l’inizio di qualche spintone (…) cercavo di dissuadere Willy dall’interessarsi alla vicenda, aggiungendo che ritenevo opportuno andarcene a casa. Willy mi assecondava e ci allontanavamo verso la sua auto, una Fiat Punto di colore grigio, parcheggiata distante pochi metri da dove ci trovavamo”. Sembrava finita lì, e invece accade l’impensabile. “A quel punto – continua il testimone – senza che io e Willy potessimo accorgerci di ciò che stava accadendo venivamo entrambi aggrediti da alcuni ragazzi, tra i quali riconosco subito i due che stavano poco prima discutendo con Federico l’amico di Willy. Riconosco subito l’immagine di Willy steso a terra, circondato a quattro o cinque ragazzi che lo colpivano violentemente con calci e pugni. Il mio istinto di protezione mi spingeva a gettarmi addosso a Willy per proteggerlo dai colpi che stava ricevendo, urlando agli aggressori che io e Willy non  c’entravamo niente con quanto eventualmente era accaduto prima. Le mie richieste finivano nel vuoto, tanto che io stesso venivo colpito da calci e pugni (…)”.Secondo il giovane, i picchiatori erano in tre: due di loro (“non ricordo però chi di preciso”) addirittura “saltavano sopra al corpo di Willy steso a terra e già inerme”. Una testimonianza che potrebbe avere il suo peso in aula in un’eventuale processo anche perché il giovane avrebbe fornito una descrizione abbastanza accurata di due dei tre presunti assassini di Willy.

Omicidio Willy Monteiro, la ricostruzione degli investigatori

La ricostruzione degli inquirenti è la seguente: tutto sarebbe iniziato “dall’inopportuno apprezzamento” rivolto da uno degli indagati, Mario Pincarelli, ad alcune ragazze, circostanza confermata anche da Francesco Belleggia, l’unico del “gruppo” di Artena a cui sono stati concessi i domiciliari. Un apprezzamento che ha causato la reazione di due amici della ragazze. Belleggia si sarebbe scusato, ma poi in circostanze ancora poco chiare – avrebbe colpito (o spinto) uno dei ragazzi con cui stava discutendo, facendolo cadere dalle scale. “Da tanto – si legge nell’ordinanza – ne veniva un’animata discussione, nel corso della quale da un lato Willy Duarte Monteiro si avvicinaca allo Zurma per verificare se avesse bisogno d’aiuto, dall’altro il Belleggia, costretto a fronteggiare un nutrito numero di ragazzi, veniva affiancato dal Pincarelli. Quando ormai era ‘finita la lite’ tra lo Zurma ed il Belleggia, tuttavia, i due fratelli Bianchi, presumibilmente richiesti dal Cerquozzi, giungevano sui luoghi con un veicolo condotto ad alta velocità e, scesi dall’automobile, si lanciavano contro quanti si trovavano nei paraggi…”.

L'amico di Willy: "Picchiato selvaggiamente, conosco tre dei picchiatori"

Racconta Luca S. (nome di fantasia, altro amico della vittima). “Alle ore 03.00 circa (…) ci trovavamo di fronte al bar movida, abbiamo visto dei ragazzi discutere verbalmente, tra cui uno era Mario Pincarelli e l’altro Federico Zurma che conosco di vista e tramite i social. I ragazzi discutevano per delle ragazze, a questo punto il Willy che conosceva va verso di lui per capire cosa stesse avvenendo. Dopo di ciò ci allontaniamo ed io ed i miei amici andavamo verso la nostra macchina che era parcheggiata davanti l’edicola (…). A questo punto dal nulla arriva una autovettura a forte velocità di color nero di marca Audi modello Suv dalla quale scendono cinque persone e tre di loro iniziavano a picchiare selvaggiamente qualsiasi persona che era presente lì sul posto. Al momento nei giardini erano presenti almeno una ventina di ragazzi, che alla vista di ciò si dileguavano. Willy che era vicino a me veniva picchiato selvaggiamente e si rialzava, quindi veniva colpito ripetutamente e cadeva a terra, qui veniva colpito con calci e pugni. Io ho cercato di dileguarmi tanta era la violenza dei picchiatori però sono riuscito a vedere quanto avveniva. Riguardo i picchiatori conosco tre di loro e sono i fratelli Bianchi Gabriele e Marco, il terzo Mario Pincarelli da cui è nata tutta la discussione”.

La ragazza che ha soccorso Willy: "Perdeva sangue dalla bocca"

Tra le testimonianze che inguiaiano i “gemelli Bianchi” e Pincarelli c’è anche quella di una ragazza che si è trovata suo malgrado testimone dei fatti mentre tornava a casa. “Conosco tre delle persone che si sono rese responsabili della rissa – si legge nell’ordinanza – e son Gabriele e Marco Bianchi, i cosidetti gemelli Bianchi di Artena, e Mario Pincarelli. Chi ha materialmente picchiato Willy è stato Gabriele Bianchi, che dapprima gli ha dato un calcio in pancia, quindi Willy si è accasciato a terra dopodiché si è rialzato ed è stato colpito nuovamente da Gabriele, a questo punto Willy rovinava a terra e perdeva sangue dalla bocca. Gabriele l’ha picchiato [da terra] per qualche istante dopodiché quando è arrivaa la sicurezza dei locali lui è scappato insieme agli altri”.

I carabinieri del Ris in cerca di tracce nell'Audi Q7

Intanto, benché il quadro probatorio sia già corposo, la Procura di Velletri unitamente ai carabinieri della Compagnia di Colleferro sta cercando nuovi elementi per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti. In particolare, gli investigatori del Reparto Investigazioni Scientifiche dell'Arma sono alla ricercha di tracce organiche ed ematiche presenti all'interno del grosso Suv nero indicata dai testimoni come l'auto sulla quale sono fuggiti Marco e Gabriele Bianchi, Francesco Belleggia e Mario Pincarelli subito dopo aver picchiato a morte Willy. Nello scappare rapidamente potrebbero aver sporcato la suola delle scarpe di sangue appartenente alla vittima. Ma gli inquirenti cercano anche le eventuali tracce di un rapporto sessuale.

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Le indagini sugli smartphone

Marco e Gabriele Bianchi, in sede di interrogatorio, hanno riferito che mentre in largo Oberman a Colleferro scoppiava una rissa, loro erano 'impegnati' in un rapporto sessuale con tre ragazze nei pressi del cimitero di Colleferro. Delle tre donne al momento non si è trovata traccia. Una versione quella fornita dagli arrestati che potrà trovare conferma o smentita anche attraverso l'analisi dei loro smartphone. I telefoni cellulari sequestrati al momento del fermo, poi tramutato in custodia cautelare in cella per 'omicidio volontario', potrebbero fornire altri importanti elementi di prova.

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