Giovedì, 17 Giugno 2021
caso yara

Processo Yara, l'accusa punta sul matrimonio "non idilliaco" di Bossetti

Depositate le ricevute dell'albergo in cui la moglie di Bossetti, Marita Comi, avrebbe trascorso alcune ore in compagnia dell'amante

BERGAMO - Seconda udienza per il processo per la morte di Yara Gambirasio che vede imputato per il suo omicidio Massimo Giuseppe Bossetti. La pm Letizia Ruggeri ha chiesto un'integrazione delle prove testimoniali, depositando le ricevute di un albergo in cui Marita Comi, la moglie del muratore di Mapello, avrebbe passato alcune ore in compagnia del suo presunto amante, Massimo Bonalumi. Si tratta, secondo l'accusa, di elementi importanti che dimostrerebbero come la vita matrimoniale di Bossetti fosse tutt'altro che idilliaca. 

Scarpe da ginnastica, jeans, camicia a quadri, gel in testa e capelli freschi di taglio, Bossetti era presente all'udienza. Un'udienza tecnica, prima della pausa estiva, quando a settembre si entrerà poi nel merito della questione con l'audizione dei testi. Le cinque eccezioni preliminari sollevate dai suoi avvocati sono state rigettate. Tra queste, uno dei difensori di Bossetti aveva chiesto la nullità del capo di imputazione per l'indeterminatezza del luogo dell'omicidio.

L'avvocato difensore Claudio Salvani ha chiesto l'acquisizione di alcuni fascicoli di casi giudiziari che presentano analogie con l'omicidio di Yara. Tra questi, il fascicolo di indagine relativo alla vicenda di un ragazzo trovato morto a Chignolo d'Isola poco prima del rinvenimento di Yara. Chiesta inoltre l'acquisizione degli atti di indagine su un suicidio di un ragazza di venti anni trovata morta il 24 dicembre 2010 a pochi chilometri di distanza dal campo di Chignolo d'Isola dove, il 26 febbraio 2011, venne trovato il corpo della 13enne di Brembate. Per l'avvocato Salvani, è questo un caso "che presenta diverse analogie. Questa ragazza, come Yara, presenta tagli nei polsi, il reggiseno slacciato e la maglietta tirata su". L'obiettivo è quello di "individuare il movente" dell'assassino della 13enne di Brembate.

"Massimo Bossetti e Yara non si conoscevano né si potevano conoscere, Yara era una ragazzina ingenua, immacolata e con la vita di una bambina: se l'obiettivo dell'accusa è il contrario vogliamo sentircelo dire chiaramente". Così Paolo Camporini, uno dei due legali di Bossetti, chiedendo che non vengano ammessi alcuni testi che dovrebbero confermare un qualche contatto tra i due.

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