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Lunedì, 15 Aprile 2024
La scoperta / Italia

L'Italia ha la sua Gioconda ed era custodita a Montecitorio

La copia del quadro di Leonardo risale al '500 e sarebbe stata realizzata nella stessa bottega dell'artista, forse addirittura col suo contributo

Anni di richieste, sfottò e spiegazioni storiche potrebbero essere riscritti se la notizia riportata dall’edizione romana di Repubblica dovesse trovare effettivo riscontro. Una copia della Gioconda realizzata da Leonardo potrebbe essere custodita in deposito a Montecitorio, concessa nel 1925 dalla Galleria nazionale d'arte antica di palazzo Barberini. Sarebbe stata lì per tutti questi anni. E in effetti un dipinto che raffigura la celebre Monnalisa c’è, ma ci sono ancora oggi dubbi che si tratti di un’opera sulla quale lo stesso Leonardo avrebbe impresso il suo tratto distintivo. Il dipinto non è stata una scoperta: la sua presenza è effettivamente testimoniata anche da una menzione sul sito parlamentare "ArteCamera".

Gli studiosi della quadreria statale hanno accompagnato la descrizione con una breve scheda tecnica in cui in sostanza lo si definisce come "una copia che aspira a replicare diligentemente il suo modello", ossia la Gioconda esposta al museo Louvre di Parigi. Nessun accenno al fatto che anche questo quadro possa essere stato dipinto, seppure in minima parte, da Leonardo o da qualcuno a lui assai vicino. Quindi in tutti questi anni all’opera non è stato dato un alto valore. Le analisi hanno invece evidenziato che il dipinto risale al ‘500 e proviene dalla collezione Torlonia. Non solo. Con una radiografia ai raggi infrarossi è stato scoperto che alcune correzioni sono identiche a quelle realizzate anche nel caso della Gioconda esposta al Louvre.

Una scoperta che ha fatto sobbalzare dalla sedia il questore della Camera, Francesco D'Uva che ha dato ordine di esporre il quadro nella sala Aldo Moro di Montecitorio. Il questore si è spinto anche oltre, dichiarando a Repubblica che “si tratta di una copia del quadro del Louvre realizzata dalla bottega di Leonardo, forse addirittura con la sua stessa collaborazione”. Una ricostruzione suffragata dalle scoperte di Antonio e Maria Forcellino. Architetto, scrittore e restauratore il primo, ricercatrice di Storia dell'arte moderna la seconda. Insieme sono responsabili del progetto della mostra “Leonardo a Roma. Influenze ed Eredità”.

Proprio nel catalogo della mostra è presente un corposo paragrafo dedicato alla "Gioconda Torlonia", chiamata così perché storicamente apparteneva alla nobile famiglia romana, poi entrò nel patrimonio dello Stato. I due esperti ritengono che la "Gioconda Torlonia" fu dipinta dagli allievi del maestro che impiegarono per la stessa anche i colori della sua tavolozza, questo spiega le esatte tinte utilizzate. Non basta. Sostengono inoltre che "la tecnica pittorica... è così raffinata da lasciare presupporre che lo stesso Leonardo abbia messo mano alla definizione chiaroscurale del volto dato che non si conoscono altri pittori ai quali possa essere riferito un tratto così leggero nella resa dello sfumato". Insomma, una copia realizzata in parte dallo stesso autore dell’originale e conservata in Italia per tutti questi anni. Ovviamente ci sono tanti pareri discordanti e sul dipinto saranno molto probabilmente effettuate altre analisi. Nel frattempo, sogniamo.

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