rotate-mobile
Martedì, 7 Febbraio 2023
Diretta

Matteo Messina Denaro, l'arresto dell'ultimo capomafia

Il boss mafioso Matteo Messina Denaro latitante da 30 anni è stato arrestato lunedì 16 gennaio all'interno di una clinica privata di Palermo. Perquisito il covo individuato nel Trapanese, vicino al suo paese d'origine. Si cerca il "tesoro di Riina"

Matteo Messina Denaro era stato operato alla clinica La Maddalena e da allora stava facendo delle terapie in day hospital nella clinica privata, una delle più note di Palermo. Proprio qui, mentre attendeva al bar l'esito del tampone anti Covid per accedere alla terapia di routine è stato fermato dai Ros dei Carabinieri. Portato prima nella caserma dei carabinieri San Lorenzo e poi trasferito all'aeroporto militare Boccadifalco, Denaro ha raggiunto con un volo speciale Pescara e poi il carcere di massima sicurezza de L'Aquila per l'applicazione del 41 bis. Il covo di Matteo Messina Denaro individuato a Campobello di Mazara, paese sotto la diretta influenza del boss di Castelvetrano.

Messina Denaro, il boss dandy in trappola
Il monito: "Senza intercettazioni niente antimafia"

Meloni: "Non cambio l'ergastolo ostativo"

"Grazie!": lacrime, abbracci e urla dopo l'arresto | Riina 1993, Provenzano 2006, Messina Denaro 2023: gli arresti "eccellenti" dei boss mafiosi |La lista dei latitanti più ricercati in Italia: chi è il nuovo numero uno 

Trovata l'auto di Messina Denaro

È stata trovata dalla Polizia di Stato vicino al terzo covo di Matteo Messina Denaro una Giulietta Alfa Romeo nera usata dal latitante. Nel borsello trovato al capo mafia dopo l'arresto c'era una chiave. Dal codice della chiave, i pm sono arrivati alla Giulietta, poi gli investigatori hanno ricostruito, grazie un sistema di intelligenza artificiale, gli spostamenti del veicolo del capo mafia risalendo al suo nascondiglio di vicolo San Vito. Ma solo ora la Giulietta è stata ritrovata. Sul posto c'è il procuratore aggiunto Paolo Guido.

Trovato il libro mastro: in numeri e sigle la rete di relazioni di Matteo Messina Denaro

C'è anche un "taccuino mastro" tra i reperti rinvenuti e sequestrati nel "rifugio" utilizzato da Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara. Diversi spunti provengono da questo taccuino che farebbe emergere una fitta rete di relazioni, anche sentimentali, che avrebbe intrattenuto negli ultimi mesi. Ma - sempre analizzando gli appunti - alcuni risalirebbero anche al 2016. Trovati anche svariati "pizzini" con nomi, numeri di telefono, spese di viaggio. Nel secondo "covo" nascosto da una porta blindata e occultato da un armadio rilevate alcune impronte e si attende il riscontro. A coordinare le indagini il procuratore della Repubblica, Maurizio de Lucia e l'aggiunto Paolo Guido

Messina Denaro non si presenta all'udienza del processo stragi

Matteo Messina Denaro ha rinunciato a presenziare all'udienza di oggi che si celebra nell'aula bunker del carcere di Caltanissetta, davanti alla Corte d'Assise d'Appello, dove è imputato perché accusato di essere uno dei mandanti delle stragi di Capaci e via D'Amelio. La corte aveva predisposto il collegamento dal carcere de L'Aquila, dove il boss è detenuto, ma la sua sedia nella struttura di massima sicurezza è rimasta vuota

L'udienza è stata rinviata al 9 marzo "per consentire al difensore di essere presente" come deciso dal presidente della Corte d'Assise di Caltanissetta Maria Carmela Giannazzo. Uno dei due difensori d'ufficio del boss, l'avvocato Salvatore Baglio, ha comunicato di avere ricevuto una delega orale dal difensore di fiducia nominato da Messina Denaro, la nipote Lorenza Guttadauro, ed ha chiesto i termini a difesa.

L'oncologo che l'ha preso in cura: "Vuole sapere la verità sulle sue condizioni"

"Dopo il mio recente rientro in Italia sono giornate un po` complicate per me. Diciamo che il primo impatto col mio Paese è stato molto intenso": così, Luciano Mutti, direttore dell'oncologia del San Salvatore dell'Aquila, l'ospedale che "ha preso in carico" il paziente Messina Denaro Matteo. Ha appena visto il nuovo assistito, due ore di colloquio in una stanza del carcere del capoluogo abruzzese. "Ci siamo stretti la mano come con tutti i malati. Ero assieme con una collega. Alla fine ci ha ringraziati educatamente. È stato come incontrare una persona normale. Noi dobbiamo dimenticare che è un boss mafioso", spiega Mutti in un'intervista al Corriere della Sera. "Ci ha fatto molte domande, tipiche di chi vuole sapere, conoscere la verità", sottolinea l'oncologo. Sa bene da quale malattia è affetto e dei rischi. Ovviamente non posso dire nulla delle sue condizioni di salute. Sono stati già divulgati dettagli che io invece ho appreso direttamente da lui", precisa ancora Mutti.

Oggi l'interrogatorio dell'autista di Messina Denaro

Verrà interrogato questa mattina, a partire dalle 9.30, nel carcere Pagliarelli di Palermo Giovanni Luppino, 59 anni, l'autista del boss Matteo Messina Denaro, arrestato con l'ex latitante domani. Luppino è un commerciante di olive di Campobello di Mazara (Trapani), il luogo in cui il latitante si nascondeva e di cui ne aveva fatto residenza nella carta d'identità fasulla che rimandava ad Andrea Bonafede, l'alias che utilizzava per camuffarsi.

E' stato proprio Luppino ad accompagnare il boss alla clinica Maddalena per la chemioterapia. L'uomo non è parente del boss omonimo, e sarebbe un volto nuovo per gli inquirenti. Mai coinvolto in passato in operazioni antimafia, fino ad oggi, dovrà spiegare al gip Fabio Pilato i suoi rapporti con il boss Messina Denaro. Giovanni Luppino è accusato di favoreggiamento e procurata inosservanza di pena aggravata dal metodo mafioso.

Gioielli, collane, bracciali e pietre preziose trovati nel secondo covo

Gioielli, collane, bracciali e anche pietre preziose di dimensioni consistenti. E' quanto sarebbe stato trovato all'interno del bunker scoperto nel secondo covo utilizzato da Matteo Messina Denaro a Campobello di Mazara, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, gli uomini del Gico della Guardia di Finanza e quelli del Ros dei Carabinieri che hanno effettuato la perquisizione. Dovrà essere ora una perizia ad accertare l'autenticità e il valore dei gioielli e delle pietre trovate. Al momento, sottolineano sempre le stesse fonti, non sarebbe invece stato trovato ancora nulla di scritto.

Garante privacy: "Eccessivo pubblicare referti di Matteo Messina Denaro"

"Anche in casi di vicende di assoluto interesse pubblico, riguardanti persone che si sono macchiate di crimini orribili, la pubblicazione integrale di referti, o la diffusione di dettagli particolareggiati presenti nelle cartelle cliniche relativi a patologie, non appare giustificata". Lo ha detto il Garante della privacy che - in merito all'arresto di Matteo Messina Denaro - "richiama l'attenzione di media, siti web e social media al rigoroso rispetto del principio di essenzialità fissato dalle Regole deontologiche per l'attività giornalistica. L'Autorità ha già avviato iniziative di sua competenza".

Il secondo covo di Messina Denaro intestato a indagato (e assolto) per mafia

Appartiene a Errico Risalvato, indagato e poi assolto nel 2001 dall'accusa di associazione mafiosa, la casa di via Maggiore Toselli, a Campobello di Mazara (Trapani) dove c'era il secondo covo di Matteo Messina Denaro. Errico è fratello di Giovanni Risalvato, condannato a 14 anni per mafia ora libero, imprenditore del calcestruzzi.

Visita medica in carcere per Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro è stato sottoposto questa mattina a una lunga visita medica nel penitenziario di massima sicurezza dell'Aquila. Il boss seguirà le terapie di cui necessita. L'ex superlatitante in questi sue prime ore di detenzione al 41 bis si è dimostrato molto attivo e apparentemente sereno.  

Secondo quanto si è appreso l'orientamento è quello di eseguire le terapie in carcere, per ridurre al massimo gli spostamenti in ospedale che farebbero scattare misure di sicurezza molto importanti.

La foto del vero Andrea Bonafede, l'alias di Matteo Messina Denaro

Occhiali dalla spessa montatura nera, calvo. Ecco il volto del vero Andrea Bonafede, l'alias del boss mafioso Matteo Messina Denaro arrestato lunedì a Palermo. Il Corriere della Sera ha pubblicato l'immagine vera del geometra la cui identità è stata usata dal padrino. Bonafede è indagato per favoreggiamento aggravato e associazione mafiosa. Ieri ha iniziato a parlare con gli inquirenti, ha ammesso di conoscere Messina Denaro sin da ragazzo e di avere comprato a suo nome, ma con i soldi del boss, la casa di vicolo San Vito diventata rifugio del padrino.

bonafede

La latitanza di Matteo Messina Denaro, indagato un altro medico

L'oncologo trapanese Filippo Zerilli è indagato nell'inchiesta sulla rete dei favoreggiatori del boss Matteo Messina Denaro, arrestato lunedì a Palermo. Avrebbe eseguito l'esame del dna necessario alle cure chemioterapiche a cui il padrino di Castlelvetrano doveva sottoporsi. Il paziente si era presentato al medico con i documenti di Andrea Bonafede, il geometra che gli avrebbe prestato l'identità e che, come Zerilli, è finito ora sotto inchiesta.

Una perquisizione è stata eseguita nel reparto di Oncologia del Sant'Antonio Abate di Trapani dove sarebbe stato eseguito l'esame del dna.

Indagato anche Alfonso Tumbarello, medico di base di Campobello di Mazara che aveva in cura sia il boss, alias Andrea Bonafede, sia il vero Bonafede.
 

Individuato secondo covo di Matteo Messina Denaro

I magistrati della Procura di Palermo e i carabinieri del Ros avrebbero individuato un secondo covo utilizzato dal boss Matteo Messina Denaro. Oltre all'appartamento di vicolo San Vito a Campobello di Mazara, scoperto ieri, il capomafia avrebbe fatto realizzare una sorta di bunker all'interno di un'altra abitazione già individuata in via Cb1 dove il capomafia ha passato gli ultimi sei mesi di latitanza.

Trovato il secondo covo di Matteo Messina Denaro, c'è una stanza-bunker

La prima udienza per Messina Denaro

Resta "al momento" confermata per domani, nell'aula bunker del carcere di Caltanissetta, l'udienza già fissata nelle settimane scorse dalla Corte d'Assise d'Appello, che vede imputato Matteo Messina Denaro, accusato di essere uno dei mandanti delle stragi di Capaci e via D'Amelio. È la prima udienza di un processo dopo la cattura del padrino di Castelvetrano. "Al momento - ha detto ad AGI il procuratore generale Antonino Patti - non vi è nessun impedimento. È già stata predisposta la videoconferenza e il provvedimento relativo alla celebrazione del processo, gli è stato regolarmente notificato". Fino ad ora Matteo Messina Denaro è stato giudicato da latitante e tutto il processo si è svolto in sua assenza. Il boss di Castelvetrano, condannato in primo grado all'ergastolo, è assistito dagli avvocati Salvatore Baglio e Giovanni Pace, nominati d'ufficio. Anche l'avvocato Baglio ha affermato che l'udienza di domani rimane confermata. Il Pg Antonino Patti, durante la sua requisitoria, ha chiesto la conferma dell'ergastolo. Previste nell'udienza di domani, le conclusioni della difesa.

Chemioterapia in carcere per Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro verrà curato in carcere. Non appena è giunta la notizia del trasferimento del boss mafioso all’interno del carcere di massima sicurezza Le Costarelle dell'Aquila, è scattato il protocollo per assicurargli le cure chemioterapiche in carcere. Le sue condizioni di salute sarebbero gravi: combatte contro il cancro da oltre un anno.

Secondo quanto si apprende Messina Denaro inizierà la chemio nelle prossime ore. Si sta allestendo una stanza ad hoc all'interno dell'istituto di pena per sottoporre il boss alle sedute di chemioterapia. A gestire le cure sarà Luciano Mutti, il primario del reparto a gestione universitaria dell'ospedale 'San Salvatore' dell’Aquila.

Le prime ammissioni del vero Bonafede: "Messina Denaro mi ha dato i soldi per comprare la casa-covo"

Il vero Andrea Bonafede sta facendo una serie di ammissioni con gli inquirenti che hanno coordinato la cattura di Matteo Messina Denaro, avvenuta ieri a Palermo. L'uomo, che ha 59 anni ed è indagato, ha ammesso di conoscere da tempo l'ex superlatitante, sin da quando entrambi erano ragazzi. L'abitazione in cui viveva Messina Denaro, che aveva una carta d'identità del geometra di Campobello di Mazara (Trapani), è intestata al vero Bonafede: di fronte ai carabinieri del Ros l'uomo ha ammesso di averla comprata con i soldi del capomafia.

Sindaco di Campobello: "Carta d'identità sembra autentica ma con foto cambiata"

"Ho fatto fare un'indagine ai miei uffici per capire se quella carta d'identità fosse falsificata, pare, invece, che sia autentica, rilasciata ad Andrea Bonafede. Sembrerebbe tutto regolare, una carta d'identità originale ma con la foto sostituita". A dirlo all'Adnkronos è il sindaco di Campobello di Mazara, Giuseppe Castiglione, a proposito del documento trovato in possesso dell'ormai ex superlatitante Matteo Messina Denaro, arrestato ieri a Palermo dal Ros dei carabinieri.

Matteo Messina Denaro e il mistero della carta d'identità come Andrea Bonafede

La foto della carta di identità falsa usata da Matteo Messina Denaro e intestata ad Andrea Bonafede

Il ministro Nordio ha firmato: Matteo Messina Denaro al 41 bis

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha firmato il decreto per il 41 bis, il carcere duro, per Matteo Messina Denaro. Lo si apprende da fonti di via Arenula.

"In generale per le persone recluse, anche quelle in regime speciale, sono previsti luoghi dove possono essere curati, comunque seguiti con le garanzie delle cure necessarie - dice all'Adnkronos Daniela De Robert, garante nazionale delle persone private della libertà -. Ci sono alcuni reparti di 41 bis che hanno all'interno dei Sai, servizi assistenza intensiva. E presumo che Matteo Messina Denaro potrà scontare la sua pena in un istituto dove possa essere seguito, proprio perché il diritto alla salute non recede nel momento in cui si è detenuto". "La continuità terapeutica in carcere è garantita a tutti i detenuti, a prescindere dalla gravità della pena o dal regime cui sono assegnati - sottolinea De Robert - Gli istituti penitenziari sono attrezzati in tal senso, bisogna che ci sia una struttura dove l'assistenza sanitaria sia adeguata alla sua specifica situazione patologica".

Matteo Messina Denaro sarà sottoposto al 41 bis

Nell'ultimo covo trovata un'agenda con nomi e numeri

C'è anche un'agenda, con nomi e numeri di telefono, nel covo di vicolo San Vito (ex via CB 31), pieno centro di Campobello di Mazara, in cui avrebbe trascorso l'ultimo periodo della sua trentennale latitanza il boss Matteo Messina Denaro. Non solo vestiti costosi e profumi, dunque, ma anche materiale che viene definito "molto interessante" dagli investigatori. 

La casa in cui viveva il superlatitante sarebbe stata acquistata con la falsa identità utilizzata anche per le cure alla clinica Maddalena, quella di Andrea Bonafede. Come riferiscono gli inquirenti, l'ultimo dei Corleonesi avrebbe condotto una vita assolutamente "normale" (qui l'articolo integrale di Sandra Figliuolo). 

Le immagini del covo a Campobello di Mazara

Il sindaco di Campobello: "Mai visto qui, dubito che girasse indisturbato"

Matteo Messina Denaro?  "Io non l'ho mai visto. Se lo avessi incrociato, lo avrei subito denunciato. Dubito che girasse indisturbato per le vie della città. Immagino, invece, si sia mosso dentro le auto con persone che lo hanno aiutato e affiancato". Lo dice all'Adnkronos Giuseppe Castiglione, sindaco di Campobello di Mazara, la cittadina del Trapanese dove l'ex primula rossa, Matteo Messina Denaro, ha vissuto l'ultimo periodo della sua latitanza. L'abitazione utilizzata dall'ormai ex superlatitante, situata in una zona periferica lungo la strada che porta a Castelvetrano, nelle scorse ore è stata perquisita.

"Abbiamo le nostre riserve sul fatto che possa essere passato inosservato", ha detto oggi il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia. Ma il primo cittadino respinge l'immagine di una cittadina omertosa. "Qui ci sono tante persone laboriose e oneste, dedite al lavoro e non certamente al malaffare. Non può passare l'idea di una città connivente".  Castiglione lancia però anche un messaggio agli abitanti del comune che amministra. "Ai miei concittadini dico di avere fiducia nelle forze dell'ordine e nello Stato e di non avere paura. Chiunque ha visto qualcosa o sa qualcosa che può essere utile alle indagini non nasconda la testa sotto la sabbia, aiuti gli investigatori a chiudere il cerchio. Dobbiamo affidarci allo Stato e non certo ai mafiosi". 

Indagato anche Andrea Bonafede per favoreggiamento aggravato

L'appartamento di Campobello di Mazara che era utilizzato da Matteo Messina Denaro secondo i primi accertamenti risulterebbe di proprietà di Andrea Bonafede, l'alias utilizzato dal boss anche per curarsi alla clinica privata La Maddalena di Palermo dove ieri è stato arrestato. Andrea Bonafede, secondo fonti giudiziarie, è iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di favoreggiamento aggravato. 

Indagato Andrea Bonafede: cosa ha detto ai pm sul suo ruolo

Secondo il comandante provinciale dei carabinieri di Trapani, Fabio Bottino, Matteo Messina Denaro abitava nell'immobile individuato e perquisito dai carabinieri da almeno sei mesi. "Un appartamento, ben ristrutturato, che testimonia che le condizioni economiche del latitante erano buone. Arredamento ricercato, di un certo tenore, non di lusso ma di apprezzabile livello economico - spiega Bottino - Perquisizioni e accertamenti sono in corso. Stiamo rilevando la presenza di tracce biologiche, di eventuali nascondigli o intercapedini dove può essere stata nascosta della documentazione. Un lavoro per il quale occorreranno giorni".

"Superata una fittissima rete di protezione"

"Dopo lunghe e complesse indagini è stato arrestato Matteo Messina Denaro, l'ultimo degli stragisti ancora libero. Si tratta di un formidabile successo della Procura di Palermo e delle Forze dell'ordine che hanno lavorato in silenzio e superando una fittissima rete di protezione dell'ex latitante. A loro e a tutti i magistrati, le forze dell'ordine ed i cittadini che si sono opposti, anche pagando con la vita, e si oppongono quotidianamente alle prevaricazioni delle associazioni mafiose, dobbiamo un ringraziamento forte e sentito". Lo scrive in una nota il Coordinamento di AreaDG, un gruppo della magistratura associata. "Il cammino per eliminare il cancro delle mafie è ancora lungo, ma ieri è stato fatto un passo avanti di grande importanza", conclude AreaDG.

Matteo Messina Denaro in carcere in Abruzzo

È sbarcato ieri sera 16 gennaio con un volo militare all'aeroporto di Pescara il boss mafioso Matteo Messina Denaro, dopo l'arresto avvenuto a Palermo. L'ipotesi più accreditata è che il boss venga detenuto nel carcere dell'Aquila poiché è una struttura di massima sicurezza che ha già ospitato personaggi di spicco come Leoluca Bagarella - sta scontando l'ergastolo per strage -, Raffaele Cutolo della nuova camorra organizzata, Francesco Schiavone detto Sandokan (esponente dei Casalesi), esponenti del clan siciliano dei Madonia e, in ultimo, Felice Maniero della cosiddetta Mala del Brenta, detto "faccia d'angelo". All'Aquila ha fatto tappa in alcune occasioni anche Totò Riina.

Cosa c'era nel covo di Matteo Messina Denaro

Nel covo di Matteo Messina Denaro sarebbero stati trovati molti abiti firmati, diversi profumi, anche questi di lusso, e un arredamento definito "ricercato". Il locale sarebbe stato setacciato palmo a palmo: diversi pentiti hanno raccontato che il padrino trapanese era custode del tesoro di Totò Reina, documenti top secret che il boss corleonese teneva nel suo nascondiglio prima dell'arresto, fatti sparire perchè la casa, a differenza di ora, non venne perquisita. 

"Matteo Messina Denaro viveva stabilmente a Campobello di Mazara" spiega il generale Pasquale Angelosanto, comandante del Ros dei carabinieri. Il paese si trova sotto la diretta influenza del boss di Castelvetrano.

Trovato il covo di Matteo Messina Denaro

Trovato il covo di Matteo Messina Denaro

Nella notte è stato perquisito il covo del boss Matteo Messina Denaro arrestato ieri 16 gennaio dai carabinieri del Ros a Palermo. La casa usata dal boss è stata individuata in via Cb31 a Campobello di Mazara, il paese di Giovanni Luppino, l'uomo che, ieri, ha accompagnato il capomafia alla clinica La Maddalena dove è scattato il blitz. Campobello è a soli 8 chilometri da Castelvetrano, paese di origine di Messina Denaro e della sua famiglia.

Alla perquisizione ha partecipato personalmente il procuratore aggiunto Paolo Guido che da anni indaga sull'ex latitante di Cosa nostra.

Messina Denaro e il selfie con l'infermiere

Messina Denaro e il selfie con l'infermiere

Il quotidiano La Verità ha pubblicato una presunta fotografia di Matteo Messina Denaro e un operatore sanitario de La Maddalena, la struttura palermitana in cui il boss era in cura. Piuttosto curioso che un latitante acconsenta a scattarsi una foto con uno sconosciuto.

De Lucia: "Non smettiamo di cercare la verità su delitti di mafia"

"Non ci fermeremo per trovare la verità su suo figlio e su sua nuore e le altre vittime di mafia. Glielo posso assicurare". Il procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia risponde così a Vincenzo Agostino, il padre dell'agente Nino Agistino, ucciso nell'agosto del 1989 con la moglie Ida Castelluccio. Il dialogo tra i due nel corso della conferenza stampa indetta dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro.

"Messina Denaro non ha opposto resistenza"

"Solo stamattina abbiamo avuto il riscontro della sua identità. Non ha opposto alcuna resistenza, si è subito dichiarato". Il colonnello dei carabinieri Lucio Arcidiacono, a capo del primo reparto investigativo servizio centrale del Ros, racconta cosi l'arresto oggi a Palermo del boss Matteo Messina Denaro.

Procuratore di Palermo: "Abbiamo catturato l'ultimo stragista del 1992-93"

"Abbiamo catturato l'ultimo stragista responsabile delle stragi del 1992-93". Così il procuratore di Palermo Maurizio De Lucia ha esordito alla conferenza stampa a Palermo per l'arresto di Matteo Messina Denaro. "Siamo particolarmente orgogliosi  - ha detto De Lucia - del lavoro portato a termine questa mattina che conclude un lavoro lungo e delicatissimo. Era un debito che la Repubblica aveva con le vittime di quegli anni ed è un debito in pare saldato".

Pino Maniaci si è tagliato i baffi: "Lo avevo promesso"

Pino Maniaci ha mantenuto la promessa fatta tempo fa, cioè quella di tagliarsi i baffi. Il direttore di Telejato per 50 anni ha curato e tenuto al meglio i suoi baffi, diventati iconici in Sicilia.

pino maniaci-3

Tra pasticcini e spumante Telejato ha festeggiato la cattura del superlatitante Matteo Messina Denaro. "Arrestato l'ultimo padrino. Potrebbe essere l’inizio della fine del fenomeno mafioso. Questi pezzi di merda devono scomparire" ha detto il fondatore della tv antimafia prima di far entrare in diretta in studio il barbiere per il taglio dei baffi: "Non lo facevo da 50 anni, mi viene da piangere"

L'errore che ha tradito il boss

L'errore che ha tradito il boss

Messina Denaro stava male e per curarsi ha dovuto ricorrere a due interventi. Ovviamente non potendo presentarsi con il suo vero nome aveva creato una falsa identità: ed ecco l'errore: L'alias scelto, Andrea Bonafede, esiste davvero ed è nipote dello storico capomafia Leonardo deceduto nel 2020. Il giorno in cui risulta che sia stato operato in realtà il suo telefonino ha agganciato le celle a Campobello di Mazara. Qualcun altro, dunque, è andato in clinica.

Così i carabinieri coordinati dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia e dall’aggiunto Paolo Guido, hanno organizzano un imponente ma silenzioso sistema di controllo microspie captano i dialoghi dei familiari e capiscono che Denaro deve ritornare in clinica. Stamani, durante le analisi propedeutiche all’inizio di un ciclo di chemioterapia, il blitz. Lo circondano, il padrino sembra volersi allontanare. Ma il suo è uno scatto nervoso, nulla di più. Un carabiniere gli chiede come si chiama, lui risponde "Matteo Messina Denaro".

La malattia e il falso nome con cui era in cura per un tumore 

I carabinieri stanno perquisendo la macchina con cui il fiancheggiatore Giovanni Luppino lo aveva accompagnato questa mattina alla clinica La Maddalena. Sotto la lente degli investigatori anche una serie di immobili dove il latitante avrebbe trascorso gli ultimi anni in Sicilia, forse dopo essere rientrato da una latitanza all'estero.

Chi era l'autista arrestato con Messina Denaro

Commerciante di olive, agricoltore di mestiere, incensurato. È il profilo di Giovanni Luppino, l'uomo arrestato stamattina insieme al superlatitante Matteo Messina Denaro. È stato lui a portarlo in macchina presso la clinica privata di Palermo per le cure. Luppino è di Campobello di Mazara, paese vicino a Castelvetrano, città natale del boss. Da qualche tempo gestiva, insieme ai figli, un centro per l'ammasso delle olive cultivar Nocellara del Belìce proprio alla periferia di Campobello di Mazara. La sua funzione era quello di intermediario tra i produttori e i grossi acquirenti che, in zona, arrivano dalla Campania.

Meloni: "Il 16 gennaio sia data celebrazione guerra alla mafia"

"Mi piace immaginare che questo possa essere il giorno nel quale viene celebrato il lavoro degli uomini e delle donne che hanno portato avanti la guerra contro la mafia: è una proposta che farò". Ad annunciarlo è stata la premier, Giorgia Meloni, al Palazzo di Giustizia di Palermo, parlando con la stampa dopo l'incontro con i magistrati che hanno arrestato il boss mafioso Matteo Messina Denaro.
 

"Messina Denaro era esattamente dove tutti sapevano fosse"

"L'ultimo sovrano della generazione stragista di #CosaNostra non è riuscito più a nascondersi. Arrestato "U Siccu" #MatteoMessina Denaro! Ovviamente era nella sua terra: come tutti i capi era esattamente nel luogo dove tutti sapevano fosse". Lo scrive in un tweet lo scrittore campano Roberto Saviano.

L'arresto di Matteo Messina Denaro è avvenuto a 30 anni da quello di Totò Riina, che fu catturato il 15 gennaio del 1993, sempre a Palermo.

Le cure per il morbo di Chron e il tumore operato in piena emergenza Covid: così hanno trovato Denaro

Le cure per il morbo di Chron e il tumore operato in piena emergenza Covid: così hanno trovato Denaro

Il boss latitante Matteo Messina Denaro soffrirebbe del morbo di Chron, oltre ad una patologia tumorale. E da qui che parte l'indagine investigativa: "senza pentiti o soffiate anonime" precisa il procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio de Lucia, conversando con i cronisti a palazzo di giustizia. Le informazioni vengono captate monitorando i parenti del boss latitante da 30 anni e arrestato oggi alla clinica La Maddalena di Palermo. I pm a quel punto incrociano i dati: cercano un uomo di 60 anni, siciliano, malato oncologico. Si scopre che esiste un soggetto corrispondente - Andrea Bonafede - sottoposto a due interventi chirurgici: uno in piena emergenza cCovid in Sicilia e l'ultimo a maggio scorso, alla clinica La Maddalena. Il punto di svolta arriva incrociando i dati: nel giorno dell'intervento avvenuto Andrea Bonafede era a Campobello di Mazara. In clinica sotto i ferri c'era qualcun altro. A questo punto - nel prosieguo delle indagini del Ros - viene fuori l'appuntamento fissato per oggi dove erano in programma prelievi e seduta di chemioterapia. "Abbiamo avuto solo il tempo di allertare il GIS - ha detto De Lucia - e non appena si è avuta conferma dell'accettazione è partito il blitz".

L'impero miliardario di Matteo Messina Denaro

Il 19 gennaio il primo appuntamento processuale di Denaro

Sarà il prossimo 19 gennaio nell'aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta il primo appuntamento processuale di Matteo Messina Denaro, imputato nel processo d'appello perché ritenuto uno dei mandanti delle stragi di Capaci e via d'Amelio del 1992 in cui morirono i giudici Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. L'udienza, se confermata, sarà dedicata alla difesa, rappresentata in aula dall'avvocato Salvatore Baglio. A febbraio la Corte d'Assise d'Appello aveva previsto un'udienza per le controrepliche. Poi la corte stabilirà il giorno della sentenza. Al termine della requisitoria, a ottobre scorso, la procura generale aveva chiesto la conferma dell'ergastolo, comminato in primo grado. "Matteo Messina Denaro era il centro di irraggiamento di tutte le vicende criminali", ha detto il procuratore generale facente funzioni, Antonino Patti, durante la requisitoria

Una vita in latitanza: i pizzini raccontano la fuga di Denaro

Una vita in latitanza: i pizzini raccontano la fuga di Denaro

"Con le persone che ho ammazzato io potrei fare un cimitero". Il ritratto di un boss sanguinario emerge dalle lettere scritte durante trent'anni di latitanza da Matteo Messina Denaro. Decine e decine di 'pizzini', sequestrati dagli investigatori, attraverso i quali il superlatitante impartisce ordini ai suoi fedelissimi, scrive agli altri capi di Cosa Nostra come Bernardo Provenzano per stabilire i nuovi assetti dell'organizzazione o per pianificare omicidi e vendette, tiene i contatti con i suoi familiari chiedendo notizie sugli affetti più cari con i quali non può incontrarsi. E ancora, lettere d'amore inviate alle sue amanti dalle quali emerge perfino la passione per i videogiochi nel suo 'tempo libero'.

Nella corrispondenza sequestrata in casa di Filippo Guttadauro, cognato e ufficiale di collegamento tra il boss latitante e il suo mondo, ci sono anche le appassionate lettere d'amore inviate a Matteo da una delle donne alle quali è stato legato sentimentalmente, Maria Mesi: "Ti amo e ti amerò per tutta la vita. Dal profondo del mio cuore ti amo, ti mando tantissimi baci. Tua per sempre". E un'altra missiva, inviata questa volta dal boss alla donna, svela invece una passione inedita del boss, quella per i videogiochi: "Desidero tanto farti un regalo. Sai, ho letto che è uscita la cassetta di Donkey Kong 3 e non vedo l'ora che sia in commercio per comprartela. Quella del Secret of Mana 2, ancora non è arrivata...".

Numerosi 'pizzini' scritti da Matteo Messina Denaro sono stati trovati dagli investigatori nel covo di Bernardo Provenzano, in occasione dell'arresto del padrino avvenuto l'11 aprile del 2006 in una masseria del corleonese. Nonostante il tono deferente con il quale si rivolge al capo di Cosa Nostra, i 'pizzini' dimostrano lo stretto rapporto tra i due boss mafiosi. E proprio la circostanza del loro sequestro e il fatto che Provenzano non li avesse distrutti, avrebbero fatto infuriare Matteo Messina Denaro, divenuto frattanto per lo Stato il ricercato numero uno di Cosa Nostra.

Gli amori, le donne e la figlia del boss

Chi sono gli ultimi latitanti

Dopo l'arresto di Matteo Messina Denaro, restano quattro i super latitanti "di massima pericolosita'" inseriti nella lista dei 'most wanted' stilata dal Viminale. Attilio Cubeddu, nome storico dell'Anonima sequestri sarda; Giovanni Motisi, u pacchiuni, killer di fiducia di Totò Riina; Renato Cinquegranella, camorrista napoletano; Pasquale Bonavota, ndrangheta di Vibo Valentia. 

La lista dei latitanti più ricercati in Italia

"Ancora tanto da fare": le parole della vedova del caposcorta di Falcone

"Oggi per i familiari delle vittime della mafia e per i palermitani onesti è una bellissima giornata, una giornata di festa. Lo Stato ha vinto, ringraziamo tutte le forze dell'ordine, e i carabinieri in particolare, e i magistrati per questo risultato, per questa bella notizia dopo 30 anni di latitanza". Così Tina Montinaro, vedova di Antonio, il caposcorta del giudice antimafia, Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci. "Mi ha commosso vedere in tv le immagini delle persone presenti al momento dell'arresto che applaudivano. Significa che c'è tanta brava gente. Fa riflettere, però, il fatto che Messina Denaro abbia potuto contare su così tante persone accanto a lui che lo hanno protetto in tutti questi anni. C'è ancora tanto lavoro da fare in questa città, ma oggi è un giorno bellissimo".

Il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, ha sottolineato come sarebbe "un'eresia" dire che con l'arresto di Messina Denaro la mafia è finita. "Abbiamo ancora tanto da fare, noi per quanto riguarda la memoria, le forze dell'ordine sul piano del contrasto. Non dobbiamo mai pensare che la mafia sia finita perché abbiamo arrestato Matteo Messina Denaro. La mafia c'è, è cambiata, non fa più stragi, non vediamo tutti i morti degli anni passati, è una mafia che ha cambiato volto ma è altrettanto pericolosa", conclude Tina Montinaro.

Nordio: "Chiusa stagione drammatica della Repubblica"

"Oggi con l'arresto di Matteo Messina Denaro si chiude davvero una delle più drammatiche stagioni della storia della Repubblica. Con la cattura dell'ultimo super latitante, si rinnova altresì l'impegno quotidiano nella lotta ad ogni mafia e ad ogni forma di criminalità" spiega il ministro della Giustizia, Carlo Nordio

"Ho voluto subito congratularmi al telefono con il Procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, con il Comandante dei carabinieri Gen. Teo Luzi e con il collega Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi per questo risultato che è il compimento del lungo e prezioso impegno di tanti magistrati e tanti agenti delle forze dell'ordine: con loro è proseguito il lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutti i servitori dello Stato, che hanno pagato anche con la vita la difesa dei valori democratici".  

Il blitz organizzato in 3 giorni: arrestato anche l'autista di Denaro

"Sono Matteo Messina Denaro". Così il boss latitante da 30 anni, Matteo Messina Denaro ha risposto ai carabinieri che lo hanno identificato e arrestato alla clinica La Maddalena di Palermo. Assieme al boss è stato arrestato il suo autista, Giovanni Luppino. Il boss aveva un documento di identità falso. La data di oggi viene messa in evidenza tre giorni fa, inquirenti e forze dell'ordine hanno avuto pochissimo tempo per organizzare il blitz.

Le prime immagini dell'arresto di Matteo Messina Denaro

Cappello bianco, occhiali scuri, giubbotto in pelle marrone. Così le prime immagini di Matteo Messina Denaro, sofferente e col volto stanco, conseguenza anche delle terapie chemioterapiche a cui era sottoposto per un tumore forse al colon. Poi è stato trasferito alla caserma San Lorenzo in via Perpignano per le operazioni di identificazione e da qui portato via per traferito in elicottero in una località protetta.

Il boss Messina Denaro un anno fa era stato operato alla clinica Maddalena e da allora stava facendo delle terapie in day hospital nella clinica privata, una delle più note di Palermo. Nel documento falso esibito ai sanitari c'era scritto il nome di Andrea Bonafede. All'arrivo dei carabinieri Matteo Messina Denaro ha tentato la fuga ed era riuscito ad allontanarsi ancora una volta ma arrivato in un bar è stato catturato Una importante conferma sulle patologie accusate dal superlatitante giunse nel novembre scorso dal pentito Salvatore Baiardo, che all'inizio degli anni '90 gestì la latitanza dei fratelli Graviano a Milano. In un'intervista televisiva, su La7 a Massimo Giletti il pentito rivelo' che Matteo Messina Denaro era gravemente malato e che proprio per questo meditava di costituirsi.

I particolari sull'arresto del boss Matteo Messina Denaro verranno forniti in una conferenza stampa della Procura di Palermo e del Ros dell'Arma nella caserma della Legione dei carabinieri di Palermo.

Il fermo di Giovanni Luppino insieme a Denaro

Insieme a Matteo Messina Denaro è stato arrestato anche Giovanni Luppino, di Campobello di Mazara (Tp), accusato di favoreggiamento. Avrebbe accompagnato il boss alla clinica per le terapie.

L'arresto nella clinica dove si curava dal tumore

L'arresto nella clinica dove si curava dal tumore

Messina Denaro, alias Andrea Bonafede, andava in clinica dove era sottoposto a tampone e a elettrocardiogramma prima del ciclo di chemio. Il mafioso dunque appariva un dandy così com'era stato descritto nella leggenda che ha accompagnato la sua latitanza. Dopo il tampone per il covid attendeva l'esito nella sala congressi adibita a sala d'attesa e poi entrava nel reparto day hospital. Così chi lo ha conosciuto nella clinica palermitana "La Maddalena", dov'era stato operato nel 2021 per metastasi al fegato e dove si era sottoposto a chemioterapia a maggio e dicembre scorsi, descrive il boss mafioso Matteo Messina Denaro arrestato oggi dai carabinieri.

La Maddalena, la clinica in cui lo hanno arrestato

Arrestato Matteo Messina Denaro

L'annuncio del generale di divisione Pasquale Angelosanto, Comandante del R.O.S

Il boss mafioso Matteo Messina Denaro è stato arrestato dai carabinieri del Ros, dopo 30 anni di latitanza. L'inchiesta che ha portato alla cattura del capomafia di Castelvetrano (Trapani) è stata coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido. Messina Denaro era l'ultimo boss mafioso di "prima grandezza" ancora ricercato. Per il suo arresto, negli anni, sono stati impegnati centinaia di uomini delle forze dell'ordine. Oggi la cattura, che ha messo fine alla sua fuga decennale. Una latitanza record come quella dei suoi fedeli alleati Totò Riina, sfuggito alle manette per 23 anni, e Bernando Provenzano, riuscito a evitare la galera per 38 anni.

foto arresto Mattia Messina Denaro-2

Figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano (Tp) Ciccio, storico alleato dei corleonesi di Totò Riina, era latitante dall'estate del 1993, quando in una lettera scritta alla fidanzata dell'epoca, Angela, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze, preannunciò l'inizio della sua vita da Primula Rossa. "Sentirai parlare di me - le scrisse, facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco il suo nome sarebbe stato associato a gravi fatti di sangue - mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità".

Il capomafia trapanese è stato condannato all'ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell'acido dopo quasi due anni di prigionia, per le stragi del '92, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del '93 a Milano, Firenze e Roma.

Today è in caricamento