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Giovedì, 20 Giugno 2024
Donna

L'abito non fa il monaco: siamo proprio sicuri?

Nell'immaginario collettivo, per ogni ruolo c'è un look consono. Con le dovute eccezioni

Giorni fa ha fatto discutere la notizia della giovane assessore del comune di Ravenna, Martina Monti, sfiduciata per aver indossato sul posto di lavoro un abbigliamento poco consono al ruolo assunto. Alberto Ancarani, consigliere del PdL che ha sollevato la polemica, giura che non è una questione di bigottismo, ma di capacità di sapersi adeguare alle situazioni, per "fare i monaci" quando le circostanze richiedono un abito opportuno.

Ma davvero ancora oggi si può decretare con certezza quale sia il look giusto da indossare in determinate occasioni? Persevera ancora la convinzione secondo cui una giacca e un tailleur accreditano la compostezza di chi li indossa?

Ad aver rotto gli schemi della rigida equazione "giaccha-cravatta = manager perfetto" è stato Sergio Marchionne,  amministratore delegato di FIAT, che con l'onnipresente maglione sfoggiato anche nelle occasioni ufficiali, ha dimostrato come non ci sia un protocollo vestimentario da seguire inderogabilmente.

Anche il compianto Steve Jobs, fondatore di Apple, amava rimarcare la sua identità attraverso l'immancabile dolcevita nero, -guadagnandosi, tra l'altro, il poco ambito secondo posto nella classifica dei CEO peggio vestiti della Silicon Valley-, senza mai cedere alle lusinghe dello stereotipo dell'uomo incravattato che infonde credibilità e rigore professionale.

Sulla stessa scia anticonformista, il padre di Facebook, Mark Zuckeberg, affezionato alla mise felpa-sneakers nonostante sia stato tacciato di sciatteria e insolenza verso gli investitori del suo titolo in Borsa: i suoi estimatori sono insorti dalle pagine dei social network contro l'analista finanziario Michael Patcher autore del lapidario giudizio.

In effetti, essersi abituati alle giacche sagomate di Emma Marcegaglia, alle pettinature scolpite di Maria Stella Gelmini e ai foulard di Elsa Fornero ha creato l'inconscia aspettativa che vi sia un canone estetico da seguire a seconda del ruolo che si ricopre, per cui vedere indossare un paio di scarpe da ginnastica durante un incontro ufficiale può risultare destabilizzante per i sostenitori dell'intransigenza "ornamentale".

Tuttavia, riflettendo sull'incarico svolto dai vari personaggi, si comprende come non possa essere una borsa al braccio o uno stiletto composto a determinare la competenza della persona chiamata a rappresentare questa o quell'istituzione: l'abito farà anche il monaco, ma sempre più spesso oggi.... i monaci sono laici!

 

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