Giovedì, 16 Settembre 2021
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"L'aloe può curare il cancro": uno studio spiega perché

A seguito di alcuni test che hanno affiancato l'utilizzo della pianta alla tradizionale chemioterapia, i pazienti affetti da tumore hanno fatto registrare una percentuale di sopravvivenza più alta rispetto agli altri

L'Aloe Arborescens, la pianta usata come ornamento nei giardini e già nota per i suoi poteri rigeneranti e disintossicanti, è stata elevata da un recente studio ad efficace coadiuvante per curare il cancro. 

A confermare le proprietà benefiche di quest'erba, sono stati dei test effettuati sui malati di tumore, i quali, affiancando alla chemioterapia una cura a base di aloe, hanno ottenuto ottimi risultati con una percentuale di sopravvivenza più alta rispetto a chi si sottoponeva alla cura tradizionale.

Il dottor Piero Mozzi, attraverso il proprio sito, ha raccontato questa esperienza, spiegando che il Dott. Adelio Alberto Mora in collaborazione con il Dott. Paolo Lissoni, noto oncologo dell’ospedale San Gerardo di Monza, ha realizzato nel 2009 uno dei più recenti e dettagliati studi sull’Aloe Arborescens e sui suoi presunti effetti 'anti-tumorali': "Lo studio riguarda i benefici dell’Aloe Arborescens, somministrata secondo la ricetta di Padre Romano Zago e abbinata alla chemioterapia in alcuni pazienti con carcinoma metastatico in fase iniziale" ha fatto sapere, "suggerendo la possibilità di manipolare biologicamente l’efficacia e la tossicità della chemioterapia attraverso sostanze immunomodulanti endogene o esogene".

Per ciò che attiene alla somministrazione, "in tutto sono stati studiati 240 pazienti con tumori metastatici solidi (cancro al polmone, cancro del colon-retto, cancro gastrico e cancro del pancreas), che sono stati trattati con chemioterapia con o senza trattamento dell’Aloe Arborescens", ha detto, precisando che l’Aloe è stato somministrato su una parte dei pazienti per via orale, sia durante che dopo la chemioterapia, a 10 ml tre volte al giorno senza interruzione fino alla progressione della malattia, a partire da 6 giorni prima dell’inizio della chemioterapia, in una miscela costituita da 300 g di foglie fresche di Aloe, 500 g di miele più 40 ml di alcol 40% (ricetta di Padre Romano Zago). La chemioterapia, invece, è stata somministrata settimanalmente e le risposte cliniche sono state radiologicamente valutate dopo almeno tre cicli di chemioterapia, quando i pazienti sono stati controllati settimanalmente da test di laboratorio di routine.

I risultati hanno, allora, hanno parlato chiaro: “Le percentuali complessive di risposte complete e le risposte parziali raggiunte nei pazienti trattati contemporaneamente con Aloe Arborescens erano significativamente più alte rispetto a quelle dei pazienti che hanno ricevuto la chemioterapia da sola (34% vs 19%)", ha illustrato l'esperto che ha sottolineato come tale differenza sia statisticamente significativa e che "anche la percentuale di sopravvivenza a 3 anni ottenuta nei pazienti trattati contemporaneamente con Aloe era significativamente superiore rispetto a quella riscontrata nel gruppo di chemioterapia da sola".

Lo studio, dunque, sembra suggerire che l'utilizzo dell’Aloe Arborescens possa essere associato con successo alla chemioterapia per aumentare la sua efficacia in termini di velocità di regressione del tumore ed aumento del tempo di sopravvivenza. 

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