Coppia felice? Il merito è della nonna: ecco perché

Secondo una curiosa teoria appurata dagli antropologi, la presenza della figura della nonna contribuisce alla longevità della specie e all'esclusività dei rapporti di coppia

Foto da Pixabay

Se la vostra coppia scoppia di salute e siete innamoratissimi del vostro partner, riuscite a superare ogni difficoltà e litigio, non vi arrendete davanti ai momenti di crisi, siete molto abili ma sappiate che non è solo merito vostro. Di chi, allora? Ebbene, avete un debito con vostra nonna. È lei che dovete ringraziare, secondo un curioso studio pubblicato Pnas. Pare infatti che si debba in parte alla figura della nonna la tendenza dell’essere umano a stabilire rapporti stabili nel tempo. Abbiamo già parlato dell’“l’ipotesi nonna” a riguardo della felicità di coppia, secondo cui il ruolo di questo parente è ritenuto centrale nell’evoluzione e negli adattamenti dell’essere umano: da qui tutti scatti positivi per la specie umana tra cui la longevità della specie, la maturità in età avanzata dell’uomo, l’inizio della menopausa nella seconda metà della vita, lo svezzamento precoce e la possibilità di procreare un altro figlio anche se il precedente non è ancora in grado di nutrirsi da solo. Sono le nonne infatti, che aiutando le mamme ad avere cura dei figli, hanno posto le condizioni che giustificano la longevità della nostra specie. Sollevandole dall’impegno esclusivo della cura della prole, le mamme potevano così tornare a procreare precocemente e, dal punto di vista dell’evoluzione, le donne avrebbero acquisito una maggiore longevità dopo la menopausa, proprio per aiutare la specie ad andare avanti. 

Oltre a questo, l’antropologa dell’Università dello Utah a capo dello studio in questione, Kristen Hawkes, sostiene che anche i legami di coppia stabili, che differenziano l’essere umano dagli altri animali, siano il risultato dell’evoluzione delle nonne.  Questa ipotesi si oppone alla credenza che la solidità di un rapporto di coppia sia legata all’istinto di procreazione, ovvero che l’uomo si occuperebbe della donna solo perché questa gli garantisce la figliolanza. Lo studio in sintesi analizza la preferenza degli uomini più adulti per le donne più giovani e la diversa percentuale di maschi e femmine fertili, facendo poi un confronto con quanto avviene invece tra le scimmie: tra questi animali, al contrario, sono preferite per l’accoppiamento le femmine più adulte.

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Con i calcolatori, i ricercatori hanno simulato 60 modelli di evoluzione umana, 30 che prevedevano la presenza a fianco delle donne della nonna, e 30 no. Le simulazioni hanno permesso di registrare che, nel tempo, grazie alle nonne, la componente maschile fertile della popolazione nella specie umana era maggiore di quella femminile, a differenza delle scimmie, tra le quali la componente di femmine fertili era maggiore di quella maschile. Da cosa deriva quindi il vantaggio di avere la nonna? Ad esempio, in un periodo compreso tra 30.000 e 300.000 anni, il numero di maschi fertili rispetto alle donne in età fertile era di 77 maschi su 100 donne, nei modelli di evoluzione che non prevedevano la nonna. Nei modelli che invece la contemplavano, su 100 donne c’erano 156 maschi fertili. Con la presenza della nonna, dunque meno donne in età fertile e più uomini. Questa carenza di donne fertili spingerebbe l’uomo a trovare una donna e stabilire con lei un legame solido e duraturo. In questa situazione infatti avere una compagna richiede una vera e propria competizione e una volta trovata sarebbe bene avere con lei un rapporto esclusivo.

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