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Venerdì, 14 Giugno 2024
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'Tsunami Jolie': è caos sulla prevenzione del tumore al seno

Un po' di chiarezza sul caso di Angelina Jolie e sull'asportazione dei seni per prevenire il cancro: Adriana Bonifacino, responsabile dell'unità di Senologia del Sant'Andrea di Roma, scioglie i dubbi sull'argomento

Sono trascorse circa due settimane da quando, in una lettera pubblicata sul New York Times, l'attrice Angelina Jolie comunicava di essersi fatta asportare i seni per prevenire il rischio di contrarre lo stesso tumore che aveva colpito la madre, morta all'età di 56 anni.
Dopo che anche la zia dell'attrice è scomparsa recentemente proprio a causa della mutazione genetica familiare BRCA1, l'argomento è tornato fortemente attuale e l'urgenza di fornire una corretta informazione su cosa sia effettivamente il BRCA1 e sui rischi che comporta si avverte come necessaria.

La nostra redazione ha contattato la Professoressa Adriana Bonifacino, responsabile dell'Unità di diagnosi e terapia in senologia del Sant'Andrea di Roma, proprio perché per il cosiddetto  'effetto Jolie' le richieste per eseguire i test genetici sono aumentate dell'80%: "Chiamano per sapere se possono fare il test o se sono eleggibili per fare consulenza genetica", aveva dichiarato la Professoressa all'ANSA, "Il caso Jolie e' stato uno tsunami, anche perchè trova una popolazione impaurita e poco informata in fatto di prevenzione".

La Prof.ssa Bonifacino ha chiarito subito il suo punto di vista sull'aspetto più 'emotivo' della questione, riflettendo sulla circostanza che troppi uomini hanno parlato dell'argomento senza prestare la dovuta attenzione alla sfera più intima dell'essere donna. 'Sia chiaro', sottolinea, 'la scienza non ha un genere maschile o femminile, ma ci sono delle differenze sostanziali che inducono a trattare le varie situazioni in modo più o meno sensibile. Un uomo, per natura, non può comprendere fino in fondo cosa voglia dire allattare un figlio e cosa la privazione di questo gesto così intimo possa comportare, così come una donna difficilmente potrà mettersi nei panni  di un uomo a cui viene asportata la prostata. Nel caso di Angelina Jolie, si è data troppa importanza all'immagine bellissima del personaggio e poca a quella di donna 'normale', che ha fatto una scelta dolorosa e difficile, a scapito del suo aspetto'.

Una scelta motivata quella della Jolie, dovuta alla scoperta di una mutazione genetica familiare, il BRCA1 appunto, che colpisce i discendenti e i collaterali maschi e femmine del ceppo, sottoposti al rischio di contrarre per l'85% il cancro alle mammelle e per il 50% alle ovaie. La mammectomia profilattica, alla quale si è sottoposta la Jolie e coloro che non hanno ancora contratto il tumore (erroneamente chiamata 'mastectomia', che, invece, indica l'asportazione dei seni già colpiti da una massa cancerogena) è una delle tre possibilità che ha chi risulta colpito dal BRCA1.

Le altre due sono la cosiddetta 'sorveglianza speciale', che consiste nel mettere sotto osservazione chi ha il gene mutato e sottoporlo per tutta la vita a ecografie, mamografie e risonanze magnetiche -con tutto lo stress psicologico che ne deriva e l'importante peso economico (si arriva, infatti, fino a 300 euro annui e solo l'Emilia Romagna prevede un'esenzione ticket) e quella di entrare in uno studio di 'farmaco prevenzione', che si basa sulla ricerca di farmaci specifici per evitare la mammectomia, da 'sperimentare' su soggetti a rischio.

In virtù di queste prospettive, se da un lato essere 'sorvegliati a vita' condiziona pesantemente la propria vita e quella dei propri familiari e ed essere soggetti di uno studio preventivo comporta -almeno per il momento- delle lungaggini difficilmente tollerabili anche da un punto di vista psicologico, ecco che la scelta di ricorrere all'asportazione profilattica del seno diventa l'opzione che diverse donne hanno scelto e scelgono dopo l'opportuna informazione di un'equipe multidisciplinare (radiologo, oncologo, chirurgo), poiché fa diminuire il rischio di contrarre la malattia al 5% e fa godere di un tenore di vita normale.

Va da sè che solo coloro che abbiano effettivamente in famiglia una tale predisposizione genetica possano sottoporsi all'intervento che mai può essere passibile di commenti, giudizi e insinuazioni, vista la delicatezza di un dolore che resta relegato nella sfera più intima dell'essere donna. 

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