Bambini e disturbi alimentari: come riconoscerli e affrontarli per tempo

L'alimentazione racchiude tanti significati e può comportare alcune difficoltà: ecco come riconoscere quando c'è un problema fin dall'infanzia

Foto da Pixabay

Il rapporto con il cibo è legato a una delle funzioni vitali dell’essere umano, quella di nutrirsi appunto per sopravvivere; tuttavia il cibo può rappresentare molte altre cose: un momento di piacere, un atto di socializzazione, un hobby, una fonte di lavoro e molto altro. Inoltre, il modo di alimentarsi e il suo significato variano con il tempo e con l’età.

Ci sono molti bambini che vivono con difficoltà questo rapporto con il cibo e fanno letteralmente impazzire i genitori, angosciati perché vedono che il bambino, secondo loro, non si nutre abbastanza.

Per il neonato nutrirsi è l’appagamento di un istinto, ma anche il modo in cui costruisce il rapporto con la madre. Crescendo, il bambino inizia a sviluppare gusti propri e a scegliere cosa, come e quando mangiare. Questo aspetto diventa sempre più complesso con il passare degli anni, fino a quando, da atto individuale, il nutrirsi diventa momento sociale e relazionale.

Per questo motivo, i disturbi dell’alimentazione possono non solo rappresentare un momento di difficoltà nell’assunzione del cibo, ma possono spesso nascondere problemi di natura diversa.

I disturbi alimentari più diffusi nei bambini

Bambini di età diverse presentano con maggiore frequenza problemi di natura diversa. Tuttavia, i disturbi non risolti della prima infanzia possono trascinarsi nel tempo e continuare a manifestarsi anche in altra forma andando avanti con gli anni.

Tra i disturbi alimentari più frequenti legati alla prima infanzia troviamo:

  • disturbo della nutrizione: in cui il bambino non riesce ad assumere la quantità e la qualità di nutrienti necessarie al suo sviluppo, andando incontro a problemi della crescita;
  • comportamento “pica”: ossia l’abitudine che hanno alcuni bambini di ingerire sostanze non commestibili, come i sassi o la sabbia;
  • disturbo di ruminazione: un problema legato a frequenti episodi di rigurgito, da ricollegare però unicamente a disturbi comportamentali e non a malattie, come il reflusso gastroesofageo.

Nei bambini più grandi si riconoscono altri disturbi dell’alimentazione, come:

  • rifiuto del cibo: quando i bambini rifiutano di alimentarsi in particolari situazioni;
  • comportamento selettivo: si ha nel caso in cui il bambino decide di mangiare solo alcuni alimenti, spesso rifiutandosi di introdurne di nuovi (neofobia);
  • disfagia funzionale: in cui il bambino mostra parziale rifiuto del cibo per paura di vomitare o soffocare, anche se non ha patologie che possano giustificare tale paura;

Poiché alimentazione e relazione sociale sono due elementi in stretto legame tra loro, nei disturbi alimentari dei primi anni di vita il problema potrebbe celarsi non solo nel bambino, ma anche nelle persone che se ne prendono cura, in particolare nel genitore, che può causare o amplificare una problematica più o meno presente.

Come accorgersi del problema e cosa fare?

Nei bambini piccoli, individuare un problema di alimentazione è più semplice, perché i genitori tengono sempre d’occhio cosa e come i propri figli mangiano. Può succedere però che la percezione degli adulti risulti alterata, soprattutto quando, ad esempio, si preparano sempre gli stessi cibi per essere sicuri che il bambino li mangi o quando le porzioni proposte sono esagerate rispetto ai reali fabbisogni del bambino.

Prevenire i disturbi alimentari non è facile e implica, per il bambino, uno stile di vita e di relazione sano a 360°. È importante affidarsi sempre a uno specialista per intervenire precocemente quando ci si accorge della manifestazione di questi disturbi. Cogliere i primi segnali della presenza di problemi alimentari infatti è molto importante: mangiare in maniera sbagliata, eccessiva o insufficiente può portare ad alterazioni anche importanti della crescita o predisporre a malattie organiche. Inoltre, l’aspetto psicologico e relazionale del problema può, da un lato, essere la causa, dall’altro, diventarne una conseguenza.

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