Venerdì, 23 Aprile 2021

"Basta usare il cancro in modo improprio": parte l'appello contro il linguaggio 'criminale'

Sul blog del sito di 'Vanity Fair' è partita la campagna di sensibilizzazione #CancroNonParole per esortare la gente a non usare termini come 'tumore' o 'metastasi': "Dal cancro si può anche guarire, perché accanirsi a dargli un’accezione così negativa tanto da paragonarlo alla mafia e alla droga e al terrorismo?" si chiede e chiede la giornalista

foto dal blog #CancroNonParole

Wondy è una giornalista che si occupa di attualità, costume e società. Autrice di programmi radiofonici e scrittrice, la donna che è anche madre di due figli e socia onoraria del club 'Donne tumorate', ha fatto partire sui social la campagna di sensibilizzazione #CancroNonParole per esortare a non usare il termine 'cancro', 'tumore' o 'metastasi' nel linguaggio comune come sinonimo di fenomeni negativi.

Dopo aver passato in rassegna le illustri personalità del calibro di Barack Obama che in diverse occasioni ha definito l’Isis "un cancro" e di Papa Francesco che ha chiamato "metastasi" la droga, la giornalista ha notato che anche i grandi direttori generali di banche hanno usato la parola in questione per dire che “i crediti deteriorati non sono un cancro” e su questa scia la gente comune, che parla di “mafia e camorra come cancro della società”.

"Io mi sono stufata sul serio. Amo la lingua italiana e odio l’uso improprio della parola cancro. Ormai settimanalmente leggo sui quotidiani qualche citazione o qualche collega (giornalista con poca fantasia) che per fare un titolo ad effetto usa queste parole in modo criminale" ha scritto Wondy sul blog di 'Vanity Fair' per spiegare che il suo fastidio deriva dal fatto che il tumore è una malattia, "a volte incurabile, ma altre volte, sempre più spesso, curabile".

"Dal cancro si può anche guarire. E allora perché accanirsi a dargli un’accezione così negativa tanto da paragonarlo alla mafia e alla droga e al terrorismo? Perché è così difficile capire che chi poi si ammala davvero, ne può soffrire?" si chiede e chiede a quanti non riflettono sulla possibilità che i malati possano deprimersi sentendo un termine "che ormai ha significati molto più ampi e che rimandano all’inferno in terra".

"Le parole sono armi molto affilate e se usate male possono fare molti danni" ha infine concluso la donna che tramite Twitter, Facebook e Instagram @wondy74 chiede alla gente di diffondere la campagna per far capire che le parole hanno un peso, più forte di quanto si possa immaginare. 

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