Venerdì, 17 Settembre 2021
Donna

Molestata per strada, si sfoga su Facebook: "Il vestito non è un alibi"

La giovane ragazza americana Christen Brandt ha condiviso con gli utenti del social network l'episodio che l'ha vista destinataria di apprezzamenti sgraditi da parte di un uomo sconosciuto, ribadendo il concetto che non esiste modo di vestire che giustifichi l'approccio non gradito

La foto di Christen Brandt condivisa su Facebook

In giornate come queste, sconvolte da notizie che mettono in prima pagina il volto di donne vittime di irragionevoli violenze, post come quello dell'americana Christen Brandt acquisiscono ancora più valore per essere testimonianze reali di un problema - quello della violenza sulle donne - che riguarda tutti, uomini e donne di ogni paese, religione, cultura.

Qui non ci sono legami di parentela tra vittima e autore della molestia, mancano - e meno male - i segni fisici della vessazione, e potrebbe anche apparire come un episodio marginale a fronte della sfilza di casi di cronaca che descrivono dinamiche di sangue. Anche in questo caso, però, c'è un bersaglio, sempre una donna e ancora una donna, che ha reso chiaro il disagio interiore provato nel momento in cui per strada si è sentita rivolgere un commento da un uomo sconosciuto.

“Guarda come vai in giro vestita, te la sei cercata” si sente spesso dire a coloro che denunciano un fatto di vessazione che pur non sfociando in un attacco fisico, comunque colpevolizza chi lo riceve, e per questo il post della ragazza ha voluto ribadire il concetto che non è certo una gonna corta o una maglietta scollata a fornire l'alibi per apprezzamenti non richiesti. 

“Questo è quello che indossavo sta mattina mentre percorrevo la strada affollata della metropolitana e un uomo passandomi accanto mi ha detto: ‘Accidenti hai delle gran gambe’. Quando l’ho ignorato e ho continuato a camminare si è voltato per seguirmi: ‘Mi hai sentito tesoro? Ho detto che hai delle belle gambe. Dannazione. Grazie’. Grazie. Come se la mia pelle nascosta sotto dei leggins supercoprenti fosse per lui. Un regalo avvolto in un collant marrone” ha scritto la ragazza sul social network.

“La prossima volta che ti chiedi se la gonna è troppo corta, la prossima volta che ordinate a vostra figlia adolescente di cambiarsi, la prossima volta che sentite parlare di codice di abbigliamento a scuola, ricordate questa foto" - ha aggiunto ancora la ragazza - "sono con un parka e degli stivali. E non ha importanza. Tutte le donne hanno questi momento. Tutte noi. Eppure il mondo si comporta come se fossimo noi a dover risolvere il problema. Sono stufa”.

Il post ha ottenuto su Facebook migliaia di condivisioni e molti nei commenti hanno raccontato esperienze simili, come chi ha scritto "La mia gonna corta non è un invito".

Non esiste motivo, scusa, appiglio a cui aggrappare la libertà inesistente di violare la sensibilità di qualcuno e non esiste una violenza di serie A e B a seconda che sfoci o meno in una prevaricazione visibile sul corpo. Con questo pensiero Christen lo ha ribadito, per convincere le donne che dovessero ritrovarsi nella sua stessa situazione a reagire.

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