Mercoledì, 14 Aprile 2021

Rischio cancro con patatine fritte, pane e biscotti: l’allarme dell’Efsa

L'acrilammide, una sostanza presente nei cibi fritti e tostati, sarebbe cancerogena e come tale andrebbe limitata in attesa che l’Autorità per la sicurezza alimentare faccia ulteriori indagini

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha indetto una consultazione pubblica sulla propria bozza di parere scientifico secondo la quale l’acrilammide, una sostanza presente nei cibi fritti e tostati, sarebbe cancerogena per i consumatori di tutte le fasce d’età e, pertanto, ha lanciato l’allarme sul consumo di alcuni alimenti. 

In particolare, caffè, prodotti fritti a base di patate, biscotti, cracker e pane croccante sono importanti fonti alimentari di questo composto chimico che si ottiene attraverso la reazione chimica che conferisce al cibo la caratteristica ‘doratura’ – rendendolo anche più gustoso – durante la normale cottura ad alta temperatura (+150°C) in ambito domestico, nella ristorazione e nell’industria alimentare. In pratica, più il prodotto appare dorato (e quindi croccante e saporito), più è pericoloso.

Sebbene gli studi sugli effetti nocivi dell’acrilammide siano stati condotti sugli animali, mentre per quanto riguarda le conseguenze sull’uomo i pareri sono ancora discordanti, è legittimo preoccuparsi, tanto che le autorità europee e nazionali hanno da tempo raccomandato le industrie alimentari di ridurre al minimo la presenza di questa sostanza, in particolare nei cibi destinati alla prima infanzia, la fascia d’età più vulnerabile.

Fino al 15 settembre, gli scienziati e le parti interessate possono esprimere un commento sulla bozza di parere tramite la consultazione pubblica online per poi prendere ulteriori provvedimenti, dato che l’acrilammide avrebbe anche effetti nocivi sullo sviluppo intrauterino del feto, sulla fertilità maschile e sul sistema nervoso umano. 

In attesa di ulteriori raccomandazioni, ridurre i rischi associati al consumo di questa sostanza limitando i cibi fritti e tostati appare, dunque, l’indicazione più opportuna.

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