rotate-mobile
Domenica, 2 Ottobre 2022
Carcere

Come vivono le donne in carcere?

Sono una percentuale minoritaria della popolazione carceraria e poco spesso si parla di loro. Chi sono le detenute? Ecco il libro che viaggia nel mondo delle "Recluse"

Appena il 4% della popolazione carceraria è femminile. Una percentuale decisamente minoritaria che forse per questo rimane a margine nelle cronache. Se poco si parla di carcere, ancora meno si parla delle donne ristrette e delle problematiche femminili legate agli istituti penitenziari. Insomma, le differenze di genere esistono anche dietro le sbarre.

Forse per queste ragioni Grazia Zuffa e Susanna Ronconi hanno deciso di intraprendere un viaggio nell'universo ristretto delle carcerate: tutto è stato appuntato e pubblicato dalla casa editrice "Ediesse" nel volume di recente pubblicazione "Ristrette". Il libro si basa su interviste fatte a detenute delle sezioni femminili di diversi istituti penitenziari e vuole indagare la soggettività delle donne che vivono questa condizione, dando loro voce attraverso le interviste curate e fatte dalle autrici. Da queste emerge da una parte le sofferenze e lo stress che la carcerazione porta con sé ma anche la forza e la resistenza di chi, nonostante la reclusione, sogna e immagina ancora un futuro. 

"Il fatto che siano una piccola minoranza in un universo pensato per il genere maschile, le rende ancora più invisibili e le espone a una situazione ancora più penalizzante. Le donne sostengono le reti di cura e familiari ma quando vengono a mancare hanno uno scarso sostegno" ci spiega Susanna Ronconi, una delle due autrici. La povertà delle recluse non è solo economica, ma anche sociale e relazionale: "Chi è in carcere generalmente soffre di deprivazione affettiva. Le donne di più, in particolare nei rapporti di maternità e genitorialità. C'è quindi anche una sofferenza legata al loro ruolo sociale: un sentirsi meno, un deficit che si riscontra in molte narrazioni". 

Chi è in carcere ha commesso un reato e quindi di per sé è biasimabile. Una donna lo è due volte: "E' come se commettendo un crimine si venisse meno a una certa idea di femminilità. Sembra qualcosa di antico ma in realtà il giudizio morale è ancora presente e le donne in carcere non solo lo sentono ma lo interiorizzano. Di fronte a questo ci sono anche storie di rifiuto e di resistenza, non solo di sofferenza" continua Ronconi. 

In effetti il carcere femminile fa parte di una storia "recente": tradizionalmente le donne sono state "recluse" in altri ambiti (la casa o il convento), perché dovevano essere "raddrizzate moralmente". Finire in carcere per aver commesso un reato è stata una forma di rivendicazione di parità: "Adesso però bisogna uscire da questo paradosso - conclude Ronconi - bisogna emanciparsi dalla galera, andare oltre il carcere, sia per il mondo femminile che per quello maschile, per tutti insomma". Di quel 4% quasi i tre quarti si trova reclusa per reati minori, con pene inferiori a tre anni: "Di questo le donne sono consapevoli, delle loro azioni, delle conseguenze e responsabilità che hanno. Ma perché stare in carcere? Bisogna riflettere per superare la galera". 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Come vivono le donne in carcere?

Today è in caricamento