Venerdì, 17 Settembre 2021
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La vita oltre la morte: uno studio indaga sull'aldilà

Un gruppo di ricercatori britannici ha avviato uno studio per catalogare le esperienze mentali in relazione alla morte e cercare di capire di più riguardo alla cosiddetta 'premorte'

Nel tempo, molte sono le testimonianze raccolte nel mondo che hanno descritto esperienze extracorporee o ai confini della morte: luci in fondo al tunnel, anime che si innalzano al di sopra del proprio corpo, cieli con le nuvole sono stati fenomeni spesso considerati frutto di allucinazioni o di illusioni e che, in virtù di ciò, raramente sono stati oggetto di studio.

Tuttavia, la britannica University of Southampton ha deciso di fare un tentativo e di superare le barriere di scetticismo in merito, dando il via nel 2008 ad uno studio su ampia scala che ha coinvolto 2060 pazienti di 15 ospedali distribuiti tra USA, Regno Unito ed Austria, 140 dei quali sopravvissuti all'arresto cardiaco.

Obiettivo dei ricercatori è stato l’esame di tutta l’ampia gamma di esperienze mentali in relazione alla morte, cercando di discernere tra cosa appariva come una mera allucinazione e cosa poteva sembrare più simile ad un’esperienza pre-morte.
Lo studio, pubblicato dal giornale Resuscitation, avrebbe evidenziato, in primo luogo, come tali fenomeni appaiano ancora molto lontani dalla comprensione, ma anche come in alcuni casi, i ricordi visivi di chi aveva esperito l’OBE ('out of body experiences', OBEs) coincidevano con eventi reali. L’indagine avrebbe portato alla luce le esperienze di un numero relativamente alto di persone, molte delle quali, però, non erano in grado di richiamarle alla memoria con accuratezza, forse a causa dell’effetto di sedativi e farmaci o di qualche trauma sui circuiti neuronali.

Il 39% dei pazienti sopravvissuti ad un arresto cardiaco in grado di rispondere ad un’intervista strutturata, ha descritto di aver vissuto una sorta di percezione di coscienza post-mortem e, per quanto fosse difficile  per loro avere una memoria di questi eventi, tra quelli che ricordavano qualcosa prima della rianimazione andata a buon fine, un 46% ha comunque riferito di esperienze molto diverse da quelle normalmente indicate come NDE (near-death experiences), con una serie di ricordi classificati dagli scienziati in precise categorie cognitive: paura, animali o piante, luce intensa, violenza o persecuzione, deja vu, famiglia. Soltanto il 9% ricordava esperienze compatibili con quelle ai confini della morte comunemente intese, mentre il 2% riferiva di aver vissuto vere e proprie esperienze extra corporee con ricordi espliciti e chiari di cose viste e sentite.

Alla luce di ciò, l’auspicio, quindi, sarebbe quello di uno studio più preciso e dettagliato che, però, dovrebbe essere portato avanti in maniera del tutto scevra da pregiudizi, cosa non facile trattandosi di un tema tanto delicato quanto scientificamente non ancora esplorabile.

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