Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Il crepacuore esiste: ecco perché è possibile 'morire d'amore'

Di mal d'amore si può morire, anche se il cuore è sano: la conferma giunge da uno studio inglese che attribuisce all'enorme stress la colpa di una patologia cardiaca che può manifestarsi senza essere preceduta da alcun segnale

"Si può amare da morire ma morire d'amore no" diceva una canzone di qualche tempo fa, ma la medicina contesta l'adagio e afferma che d’amore si può morire eccome.

Il cosiddetto 'crepacuore' esiste, ma non è un 'semplice' infarto, anche se i sintomi sono simili e, a volte, pure l’esito, dato che il dolore per la perdita di una persona amata può colpire anche chi ha le coronarie ben pulite e ben funzionanti: il colpo, infatti, arriva dal sistema nervoso simpatico attraverso una tale scarica di ormoni, le catecolamine, in grado di danneggiare il cuore, specialmente quello delle persone fragili perché in là con gli anni o malate.

Il classico e triste esempio riguarda gli anziani coniugi che muoiono quasi contemporaneamente, come confermato da uno studio condotto dagli inglesi che ha monitorato oltre 114 mila persone di età 60-89 anni per sette anni e verificato che molti rimasti vedovi in quel periodo, proprio perché non hanno retto il dolore della perdita, sono deceduti entro i 30 giorni successivi al lutto. In pratica, in quel mese il rischio di morte era risultato doppio nei coniugi superstiti, rispetto a quanti erano ancora in coppia.

Ma com’è e come avviene il crepacuore? La British Heart Foundation indica una sindrome precisa, chiamata cardiomiopatia da stress che non si verifica solo in caso di lutto o per la fine di un amore, ma anche per genitori che perdono un figlio o per una forte paura, quando ad uccidere è lo stress.

D’altro lato, però, il 'colpo al cuore' può - nella maggior parte dei casi - non essere mortale ed essere curabile. All’inizio capita che i medici lo affrontino come fosse un infarto, “ingannati” dai sintomi, ma se gli esami strumentali rivelano che le coronarie non sono intasate da un trombo, cambiano la terapia, applicando quella specifica per curare una sindrome che è reversibile e va diminuendo dopo il primo mese di lutto.

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