Lunedì, 20 Settembre 2021
Donna

Dolce e Gabbana: "Sì alla famiglia tradizionale, no agli uteri in affitto"

In un'intervista a Panorama, i celebri stilisti hanno difeso i valori della tradizione, discostandosi del tutto dal pensiero dominante nei movimenti omosessuali italiani, lo stesso che dieci anni fa condividevano pienamente

Stefano Dolce e Domenico Gabbana, i due stilisti dichiaratamente omosessuali, in passato per lunghi anni anche coppia di fatto, dicono la loro sulla famiglia, sui figli, sugli uteri in affitto e sulle madri surrogate in un'intervista a Panorama a cui hanno affidano il loro pensiero che, discostandosi diametralmente da quello dominante nei movimenti omosessuali italiani, rivendica con orgoglio "il loro attaccamento alle tradizioni, agli affetti più veri, alle mamme, alle donne con le loro gravidanze."

"Non si vive di cool, fashion e app, questa generazione ha paura di investire sugli affetti", spiegano i due. No quindi ai cosiddetti "figli della chimica", no alle tecnologie note come "uteri in affitto", perché, come rivendica Stefano Gabbana, "la famiglia non è una moda passeggera, ma un senso di appartenenza".

Spiegando come devono gran parte del loro successo a chi li ha cresciuti, hanno deciso di lanciare la campagna #DGfamily in cui hanno invitato tutto il mondo a inviare i propri scatti "di famiglia" e forse è stato anche questo il motivo per cui nella loro ultima sfilata hanno voluto che una mamma del calibro di Bianca Balti, incinta di sei mesi, portasse con orgoglio il suo pancione sulla passerella. 

Entrambi hanno lanciato un messaggio ai più giovani:  "Questa generazione ha paura di investire sugli affetti” hanno osservato, sebbene curiosamente poco tempo fa era stato lo stesso Gabbana a definire una “pagliacciata” il convegno sulla famiglia organizzato a Milano con il patrocinio della Regione Lombardia, su cui si erano scatenate accuse di omofobia.

Inoltre, dieci anni fa, in un'intervista a Vanity Fair, Domenico Dolce dichiarava che avrebbe voluto non "un figlio solo, ma pure cinque, dieci, anche una squadra di calcio". Perchè "mi piace il casino a tavola, il rumore dei piatti, dei bicchieri, proprio la famiglia". Non solo: "Siccome nella vita ho avuto tutto quello che potevo avere, ma ho il piccolo handicap di essere gay - raccontava ironicamente lo stilista - avere un figlio non mi è concesso, e me ne sono fatto una ragione. Potrei adottarlo, o farlo in qualche modo all'estero, ma mi paralizza la paura che il bambino si possa sentire strumentalizzato".

A quel tempo Domenico avrebbe voluto adottare i bambini da single, anche se, ammetteva, in Italia non è possibile. Il suo compagno Stefano la pensava in maniera discordante: secondo Stefano un bimbo deve crescere con una madre ("Che può anche abitare al piano di sopra, come succede con i genitori separati") e con un padre, per questo sta cercando una donna con cui condividere una famiglia, da mettere su con la fecondazione assistita, impresa illegale in Italia ma possibile "in un sacco di posto, come in Svizzera, mi sono informato".

Nel 2015 però la coppia la pensa diversamente, e tanto è valso loro il soprannome, sui social network, di "Volta&Gabbana".

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