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Sabato, 18 Maggio 2024
Donna

Le donne dell'Isis: ecco cosa sopportano le 'schiave del sesso'

Stuprano madri e figlie per avere il diritto a 72 vergini in paradiso, torturano le infedeli e stanno lontano dalle donne soldato curde per non essere umiliati: questo fanno le milizie dell'Isis, un orrore senza pietà

"Conquisteremo Roma, faremo a pezzi le vostre croci, ridurremo in schiavitù le vostre donne": la minaccia del portavoce dell'Isis Abu Muhammed al Adnani risuona ancora forte nelle coscienze, turpe nel dimostrare la sua ferocia attraverso la scelta di bersagli che sono simboli, più che obiettivi militari qualunque, emblemi sacrosanti di una cultura che supera i confini nazionali e si fa valore universalmente riconosciuto.

Un grido impietoso questo, relegato nella paura di un'intimidazione per il mondo occidentale, ma squallida realtà per una parte di donne, migliaia delle quali sono violentate, rapite e sfruttate dallo Stato Islamico che si fa garante, come rivelato anche da diversi ex appartenenti alle milizie dell’Isis, di rapporti sessuali non consenzienti con le prigioniere, rapite con lo scopo di ridurle merce, 'schiave del sesso' senza identità nè importanza alcuna.

E se ci sono musulmane che volontariamente si offrono ai jihadisti per 'alleviare le loro sofferenze' e supportare la causa dello Stato Islamico, tante sono coloro che si ribellano, che urlano il dolore e la fatica di tollerare ancora l'intollerabile. Come Yazida, una ragazza di 24 anni che è riuscita a trovare un telefono dalla sua prigione e ha chiamato l'agenzia curda Rudaw per chiedere aiuto: "Salvateci, salvateci. Chiunque sia in ascolto, Stati Uniti, Europa, chiunque, per favore salvateci", ha detto con la voce rotta dal pianto dopo essere riuscita a raccontare i frammenti di un orrore che in Iraq ormai rientra nelle violenze e negli stupri quotidiani di madri e figlie, pronte a togliersi la vita impiccandosi col proprio velo piuttosto che subire l'ennesima tortura.  

Sono storie vere queste, storie di ordinaria follia che non solo fanno sì che i jihadisti diventino destinatari di 72 vergini in paradiso, ma che in più, per motivarli alla guerra, li incoraggiano ad ogni tipo di pulsione sessuale, perché, nel caso dell’Isis e contrariamente ad altri gruppi estremisti islamici, il sesso ha un ruolo centrale ed è, di fatto, una delle armi del gruppo estremista.

Ma allo stesso tempo, di fronte alle donne soldato curde – le cosiddette 'guerriere peshmerga' –, gli uomini dello Stato Islamico si fermano e fanno marcia indietro, perché convinti che venire uccisi da una donna farebbe perdere il diritto al paradiso, al loro, personalissimo 'paradiso': la peggiore delle umiliazioni per questi uomini che, alla fine, di 'umano' non hanno davvero nulla.

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