Mercoledì, 14 Aprile 2021

Rispondere alla crisi (e alla violenza) con l’autonomia: così le donne imparano a mettersi in proprio

Al via un percorso di accompagnamento, supporto e informazione per reinserirsi professionalmente creato da Fondazione Pangea Onlus con Fondazione Finanza Etica, rivolto alle donne in uscita da vissuti violenti ma anche a tutte coloro che hanno perso il lavoro a causa della pandemia

Foto di repertorio Pixabay

I dati Istat di qualche settimana fa hanno confermato ciò che da più parti si prevedeva: le donne sono quelle che con la pandemia hanno pagato un prezzo più alto per quanto riguarda l’occupazione. I numeri sono agghiaccianti: nonostante il blocco dei licenziamenti, su 101mila lavoratori che hanno perso il lavoro a dicembre 2020, ben 99mila sono donne. Su di loro si sono poi scaricate maggiormente le difficoltà della gestione familiare durante il lockdown e con le varie restrizioni in vigore. Se già essere una donna che lavora in Italia è difficile, questo ultimo anno ha complicato ulteriormente la situazione. Malgrado il periodo, però, non mancano le donne che vogliono rimettersi in gioco e conquistare la propria autonomia.

Fondazione Pangea Onlus, con il supporto di Fondazione Finanza Etica, propone un percorso di accompagnamento, supporto, informazione e formazione per reinserirsi nel mondo del lavoro rivolto alle donne che stanno soffrendo in ambito lavorativo le conseguenze di questa pandemia o la cui dipendenza economica è peggiorata a causa dell’emergenza Covid. “Giovani donne: che impresa!”, un percorso - tra avvio all’impresa, creazione di autoimpiego e possibilità di accedere al microcredito - rivolto espressamente alle donne vittime di violenza e che ne stanno uscendo ma anche a quelle che hanno perso il lavoro durante la pandemia, che vogliono superare una condizione di dipendenza economica come pure le discriminazioni e i vissuti violenti che le ingabbiano. L’obiettivo è fornire loro una sorta di “cassetta degli attrezzi” con il necessario per sviluppare le proprie idee e riposizionarsi nel mondo del lavoro.

"Giovani donne: che impresa": un percorso per riposizionarsi nel mondo del lavoro

L’autonomia delle donne “è frenata dal calo del lavoro che ha colpito maggiormente proprio i settori che ci vedono più impiegate, disorientate ed esauste dall’impegno di cura, dalla scolarizzazione intermittente dei figli, appesantite da situazioni di smart working fittizio, dalla perdita di lavoro o precarizzato e dalla cassa integrazione forzata”, denuncia Simona Lanzoni, vicepresidente di Fondazione Pangea Onlus. Ciò si è tradotto in un indebolimento della capacità reddituale delle donne, che si sono ritrovate spesso in condizioni di ancora maggior dipendenza economica o addirittura di puro assistenzialismo. E la pandemia, il lockdown, l’isolamento forzato, hanno reso molte donne prigioniere in casa, vittime di violenza. “Sappiamo bene come la violenza è aumentata durante il Covid e l’esperienza da noi maturata negli anni - anche attraverso la nostra rete antiviolenza Reama e le richieste di aiuto ricevute allo sportello antiviolenza - ci rende consapevoli sempre di più che ci vuole un sostegno specifico, una risposta cucita in base allo specifico bisogno e alla violenza vissuta, anche per costruirsi o ricostruirsi una propria autonomia economica e finanziaria”, dice Lanzoni.

“Giovani donne, che impresa!” si articola in un percorso di 12 mesi presso il Centro Donna Pangea a Roma, durante il quale le donne che parteciperanno potranno acquisire gli strumenti giusti per mettere a punto quella che è la loro idea di impresa o di autoimpiego, strutturarla e pianificarla in maniera dettagliata e competente, per essere poi pronte a metterla alla prova nella vita reale. Inoltre presso il centro sarà aperto uno sportello dedicato, un punto di informazione e snodo per le donne che vogliono informarsi su Roma e nel Lazio, per conoscere e avviare un percorso di orientamento lavorativo, di avvio d’ impresa e/o accesso al microcredito tramite il fondo di Pangea presso Banca Etica.

"Le risposte politiche specifiche per le donne però tardano ad arrivare"

“Il crollo dell'occupazione femminile durante la seconda ondata ha aumentato la dipendenza economica delle donne e le forme di assistenzialismo. Il carico di lavoro e cura è se possibile ancora più aumentato, così come, in maniera esponenziale, la violenza domestica. Di fronte a questi numeri", dice Barbara Setti, referente per l'Area Ricerca ed Erogazioni Liberali di Fondazione Finanza Etica, che finanzia “a fondo perduto, attraverso il bando Semi di futuro, imprenditorialità femminile contro la violenza di genere, progetti per l'accompagnamento all’autoimprenditorialità o alla creazione di microimprese per donne inserite in percorsi di empowerment per prevenire o uscire da situazioni di violenza”. Con il bando Semi di futuro, dice Setti, Fondazione Banca Etica ha già finanziato due progetti e realizzerà, grazie al Gruppo Banca Etica e alla rete REAMA-Rete per l'Empowerment e l'Auto Mutuo Aiuto di Pangea, una attività di formazione finanziaria per le operatrici dei centri antiviolenza in Italia".

“Di fronte a questo scenario le risposte politiche specifiche per le donne, a partire da quelle contenute nel Recovery Fund, tardano ad arrivare: aspettiamo una valutazione dell’impatto di genere, necessaria per non perdere il treno della ripresa, aspettiamo prospettive di crescita durature ma soprattutto le risorse da investire nei servizi di cura senza i quali non saremo mai davvero in grado di liberarci per sostenere realmente l’occupazione e l’imprenditoria femminile”, conclude Lanzoni.”

Continua a leggere su Today.it

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Rispondere alla crisi (e alla violenza) con l’autonomia: così le donne imparano a mettersi in proprio

Today è in caricamento