Venerdì, 24 Settembre 2021
Donna

Gli errori di grammatica più 'anti sesso' della lingua italiana

E senza accento, a senza h, congiuntivi sbagliati possono funzionare come una cintura di castità: ecco quelli più frequenti e come evitarli

Un esame di coscienza, questo è quello che gli smanettatori di tastiere dovrebbero fare prima di affidare all’etere messaggi corredati da e senza accento e a senza h: una riflessione attenta sulla grammatica italiana e sul rispetto delle sue regole, perché l’alibi del T9 ormai non regge più e scusarsi con faccine demenziali che fanno occhiolini e risatine non fa che peggiorare la situazione già di per sé abbastanza deprimente. 

Il fatto è che questi fraseggi orripilanti, saette appuntite scagliate dall’arco dell’ignoranza più nera, sfregiano di brutto non solo il volto nobile della lingua italiana, ma anche l’animo di chi si trova costretto a leggerli, avvilito da un’asineria tale da smorzare qualsiasi slancio erotico-sessuale eventualmente provato prima verso un mittente rivelatosi poi così somaro.

È bene mettere in conto, infatti, che il congiuntivo, per esempio, è meglio del viagra per alcuni uomini particolarmente sensibili al suono di un tempo verbale correttamente coniugato e più afrodisiaci di una vagonata di ostriche sono gli sms che non contemplano ‘k’ al posto di ‘ch’ , ‘x’ al posto di ‘per’, ‘6’ al posto di ‘sei’. 

E siccome in questi casi basta una sola volta, un solo piccolo errore ‘scappato’ all’inizio dell’approccio galante per compromettere irrimediabilmente lo sviluppo della faccenda, torna utile sapere quali siano alcuni degli strafalcioni lessicali più ‘anti sesso’ di una ceretta non fatta o di un calzino bianco di spugna, dato che -si tenga a mente- un errore di grammatica è come un diamante: resta per sempre nel caveau della memoria di chi proprio non può, non riesce a dimenticare.

- CONGIUNTIVO. Il classico dei classici, il ‘se avrei’, annebbia la vista come fuliggine vulcanica e offusca tutto, bellezza fisica, modi gentili e pure conto in banca stratosferico.

- VERBI ESSERE e AVERE. Altri gloriosi motivi di castità coatta: leggere “da quando ti o visto” oppure “stare con te e bellissimo” causa un’ascesa di reazioni che vanno dallo sbigottimento alla concitazione, con probabili tic nervosi quando proprio non si era preparati ad un tale livello di analfabetismo.

- APOSTROFO. ‘Qual è’ non lo vuole così come non si apostrofano i sostantivi di genere maschile: chi si limita a pronunciarli a voce è avvantaggiato dal beneficio del dubbio, chi li mette per iscritto è condannato senza appello. 

- PRONOMI. ‘Gli’ è maschile, ‘le’ è femminile: “gli ho fatto la corte”, a meno che non si tratti di una storia omosessuale, preclude la possibilità di continuare a flirtare con chi lo ha appena ascoltato e ne è rimasto inorridito.  

- DA/DA’/DÀ. Il primo è preposizione semplice (“vengo da Roma”, per esempio), il secondo, con l’apostrofo, indica la 2a persona dell’imperativo del verbo dare, il terzo -con l’accento- è la 3a persona dell’indicativo presente del verbo dare: ecco, scrivere correttamente quest’innocua parolina è uno di quei dettagli (come “un po’ ” scritto con l’apostrofo e non con l’accento) capace di impennare l’entusiasmo cerebrale e fisico verso chi dimostra di non sacrificare il valore della forma sull’altare di una sostanza comunicativa, tanto immediata quanto rozza, gretta e approssimativa. 

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