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Lunedì, 4 Marzo 2024
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Tutti ‘i figli so’ piezz e core’, ma c’è sempre un 'preferito'

Secondo uno studio, il 70 per cento dei genitori ha un debole per uno degli ‘eredi’, di solito il maggiore

Lo giurano e lo spergiurano i genitori attenti a non fare discriminazioni: ‘i figli sono tutti uguali’, non ci sono differenze, né affetti di serie A o B.
Eppure, nonostante l’indubbia buona fede ad una paritaria dedizione nei confronti della prole, i ricercatori dell’Università della California hanno calcolato che il il 70 per cento dei genitori ha un debole per un pargolo in particolare, solitamente il primogenito.

Lo slancio sentimentale nei confronti dell’erede prescelto si sostanzierebbe in una serie si attenzioni e privilegi erogati più generosamente, che favorirebbero una grande sicurezza nel bambino e quindi una maggiore realizzazione nella vita nel lavoro. 

Ad incrementare la probabile esattezza dello studio, poi, ci sarebbe uno studio norvegese, secondo cui sarebbe proprio il primo figlio ad avere maggiori qualità rispetto ai fratelli, un quoziente intellettivo superiore e un fisico più forte.
Va da sé che i meno ‘coccolati’ risentano del paragone e pare, addirittura, che siano più propensi allo sviluppo della cosiddetta ‘sindrome Lfs’ (Less favored status), che causa ansia, disistima e depressione solitamente proprio nel secondogenito, che, in compenso, sarà più predisposto ad affrontare la vita adulta. 

Tuttavia, gli esperti indicano anche alcuni svantaggi dovuti a questa predilezione, uno per tutti la condizione di difficoltà causata dalle aspettative che i genitori ripongono proprio su di lui.

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