Venerdì, 30 Ottobre 2020

Genitori empatici, bambini felici: come cambiare la propria prospettiva sui figli e vivere bene

Il pediatra spagnolo Carlos Gonzalez ci svela un approccio rivoluzionario all'infanzia: il bambino come figura sociale e non come "piccolo despota"

Ma ci l’ha detto che quando arriva un bambino ci troviamo davanti a un piccolo despota, che stravolge i nostri ritmi di vita, le nostre abitudini, cancella le nostre ore di sonno e fa i capricci di continuo?

E’ vero che ci troviamo davanti a una società “bambinofobica”, dove tutto va contro al benessere dei più piccoli e all’agevolazione dei genitori. Ma crescere un figlio, in realtà, è sempre un'esperienza meravigliosa, capace di cambiare il tuo modo di essere, di farti diventare meno egoista e più resiliente, capace di accogliere e gestire anche le situazioni più complesse. Tutte queste cose sono racchiuse nell’approccio del medico pediatra spagnolo Carlos Gonzalez, che sui bambini e sulla bellezza del crescerli (e crescere con loro) ha scritto vari testi tradotti in più lingue. Uno dei più famosi è certamente “Besame mucho”, edito in Italia nel 2003 da Coleman Editore. Di che cosa si tratta?

Genitori empatici, bambini felici

Per Carlos Gonzales è necessario che gli adulti mettano da parte tutti quei preconcetti sui bambini, mettendo il bambino al centro del discorso come figura sociale. Non quindi un adulto in piccolo da manipolare a nostra esigenza, ma un essere umano completo con i suoi ritmi, le sue istanze e i suoi bisogno naturali, bisogni relazionati alla sua specifica età e che non vanno visti necessariamente in prospettiva del futuro: il bambino qui e ora, con i suoi tempi e non in vista di ciò che sarà, ma guardando ciò che già è. 

Si tratta di un approccio davvero rilvoluzionario: in quanti di noi pensano ai propri figli in questa prospettiva?

Tra gli aspetti che colpiscono di più nel testo di Gonzalez, quello dei “capricci”. Meglio dire, quelli che gli adulti considerano capricci ma che in realtà sono la manifestazione di bisogni primari e naturali del bambino. Secondo Gonzalez, quello di cui hanno bisogno i bambini è sicurezza, abbracci, rassicurazione, amore, conferme. Non bisogna temere di “viziarli" quando con i bambini si adotta questo tipo di linguaggio! In sintesi questo approccio è fondato sul rispetto del bambino con i suoi bisogni e i suoi tempi: questo rispetto passa dall’amore che gli diamo, dall’attenzione, dalla pazienda e dal mettere da parte quell’approccio rigido che vuole una disciplina forte e allineata alle convenzioni del mondo degli adulti.

La pedagogia tradizionale parte infatti dal presupposto che il bambino sia un adulto in miniatura, da plasmare velocemente. Per vivere bene con i propri figli e aiutarli a crescere felici è necessario allora cambiare prospettiva e considerare i bambini per quello che sono: semplicemente bambini.

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Le aspettative (deluse) sul sonno dei piccoli

Tra gli altri esempi pratici che Gonzalez pone nel suo libro c’è quello del sonno: il genitore vorrebbe fin da subito ceh il suo bamnino dormisse “a comando”. Ma pretendere che i figli dormano tante ore di seguito è impensabile: è la natura stessa che fa che i piccoli appena nati piangano per cercare la mamma; dormire per molte ore, nella preistoria, significava correre il pericolo di fare una brutta fine; ai giorni nostri, anche senza il pericolo dei predatori, i bambini piangono per rispondere all’innato bisogno di sentirsi comunque al sicuro. Pertanto i continui risvegli per cercare la mamma, sentire il suo odore, magari prendere un po’ di latte dal seno, sono cose del tutto normali. Quanti genitori sono stati informati di questo?

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