Martedì, 21 Settembre 2021
Donna

La Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili: basta con l'orrore

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono oltre 100 milioni nel mondo le donne che hanno subito questa barbara e circa 3 milioni ogni anno quelle a rischio

Una giornata intera, una mobilitazione mondiale, un'unica speranza: porre fine alla pratica ripugnante della mutilazione genitale femminile che costringe ancora oggi oltre 100 milioni di donne a subire l'amputazione degli organi genitali, attuata com'è in molti Paesi alla stregua di un precetto religioso. 

Secondo le stime diffuse dall’Organizzazione mondiale della sanità e rese note in occasione della XII Giornata Mondiale indetta dall’Onu per oggi, 6 febbraio, le Mgf vengono praticate principalmente su bambine tra i 4 e i 14 anni, ma l’età può essere ancora più bassa e in alcuni Paesi vengono operate a un anno di vita o persino neonate di pochi giorni.

Sebbene l’Africa resti il continente in cui il fenomeno è più diffuso, la pratica è estesa anche in Medio Oriente, nei Paesi asiatici e in alcune regioni dell’India e si sta rapidamente diffondendo anche in Europa e in Italia.

“Questa tendenza conferma la necessità di fare il punto sulla Convenzione di Istanbul, il primo trattato a riconoscere l’esistenza della Mgf anche in Europa" ha affermato Pia Locatelli, coordinatrice del Gruppo di lavoro parlamentare 'Salute sessuale e diritti delle donne', nonché "lo strumento più completo che abbiamo nella lotta contro la violenza sulle donne e le mutilazioni genitali femminili. Una violenza subdola perché nella maggior parte dei casi non è percepita come tale dalle vittime che, al contrario, la considerano rito iniziatico per entrare a pieno titolo nella comunità".

L’Italia su questo delicatissimo tema è stata da sempre in prima fila con una legge appositamente promulagata che non solo le definisce un reato, ma prevede anche un'attività di prevenzione per le quali venne previsto un finanziamento di 5 milioni di euro l’anno a partire dal 2006, fondi che però, dal 2012, sono stati interrotti. 

Anche Maria Grazia Panunzi, presidente Aidos, l'associazione che si occupa di contrasto alle Mgf da più di 30 anni, fa sentire la sua voce: “A livello europeo e italiano abbiamo attivato una vera è propria rete di per costruire un ponte tra i paesi in cui le Mgf sono diffuse e le comunità migranti coinvolte in Europa", ha affermato e "per fare questo è necessario l’impegno delle istituzioni nel contrastare la pratica delle mutilazioni sia in termini di indirizzo programmatici che in termini finanziari”. 

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