Lunedì, 17 Maggio 2021

Homeschooling, come funziona e come capire se fa per vostro figlio (e per voi)

Con la chiusura delle scuole per la pandemia, le famiglie con figli piccoli hanno dovuto provvedere anche all'istruzione: prove generali di homeschooling, ma solo se avete molta pazienza

Foto da Pixabay

Dal 5 Marzo 2020 la vita delle famiglie italiane con figli in età scolare ha subito un brusco strattone, a causa della chiusura delle scuole di ogni ordine e grado imposta per il contenimento dell’epidemia da Covid 19. Da circa sette mesi, quindi, milioni di bambini in Italia trascorrono le loro giornate prevalentemente tra le mura domestiche, salvo aver frequentato qualche centro estivo rigorosamente all’insegna del distanziamento sociale e della prudenza. 

Di conseguenza, moltissimi genitori si sono trovati costretti, specialmente per i figli in età di scuola dell’infanzia e scuola primaria, a diventare anche insenganti per i propri ragazzi, a guidarli e accompagnarli nella didattica a distanza o in molti casi a supplire completamente le funzioni di istruzione per mancanza o difficoltà nel seguire la DAD.

Ecco che si è iniziato a parlare molto di homeschooling. Di che cosa si tratta? Si tratta di un metodo di apprendimento parentale. Una forma di istruzione familiare, in cui è direttamente dalla famiglia a fornire le competenze di base ai figli, normalmente delegata alla scuola, tenendo conto dei bisogni e delle aspirazioni sia della famiglia che del bambino. Tutto ruota intorno al conseguimento delle cosiddette competenze chiave, che ovviamente non devono mancare. 

Ecco le parole di Nunzia Vezzola, docente, mamma homeschooler e socia fondatrice di Laif.

Homeschooling: i vantaggi della scuola a casa

Scegliere di non mandare i bambini a scuola prevede tre possibilità:

  1. iscrivere il bambino a una scuola parentale, o a una scuola online, o crearne una con un gruppo di genitori che si trovano a fare un percorso analogo;
  2. fargli prendere lezioni, in presenza o a distanza, almeno in alcuni ambiti del sapere, scegliendo accuratamente i docenti e le varie offerte formative;
  3. provvedere in prima persona all’apprendimento, gestendolo sia all’interno della famiglia (magari con il supporto di zii, nonni, cugini o altri), sia in cooperazione con altre famiglie homeschooler.

Il primo caso è fondato sul principio che si può imparare insieme: se in famiglia non ci sono competenza specifiche, genitori e figli possono apprendere nuove cose insieme. Negli altri casi è possibile organizzare uno scambio di competenze fra genitori, dove, per esempio, il papà inglese passa una mattina alla settimana a giocare o conversare con il gruppetto di bambini (tra cui anche il proprio), la mamma ingegnere fa matematica con tutti e l’altro papà pittore li coinvolge in una creazione artistica.

Per quanto riguarda i momenti strutturati di apprendimento, nell’homeschooling, sono in genere piuttosto limitati, almeno fino alla biennio delle superiori incluso, anche se si sceglie una modalità più vicina all’approccio di tipo scolastico. I risultati dell’homeschooling sono in generale buoni sia perché il rapporto docente-allievi è estremamente facile, sia perché la mente è libera e aperta a recepire, non essendo continuamente sottoposta alle sollecitazioni di un salto costante fra le materie scolastiche.

Scegliere l’homeschooling con consapevolezza

Questo approccio si basa sull’assunto che tutti i genitori, anche senza titoli di studio, sono potenzialmente in grado di accompagnare i propri figli nel loro personale processo di apprendimento. Va però specificato che l’homeschooling richiede molte energie, genitori presenti in casa per un gran numero di ore, una grande dose di pazienza ed empatia. Insomma, se stare con i vostri figli per molto tempo vi costa fatica, forse è opportuno farvi aiutare da figure esterne, anche senza rinunciare all’apprendimento parentale, ma pur con la consapevolezza dei vostri limiti.

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