Giovedì, 26 Novembre 2020

Parah fa sfilare la Minetti, caleranno le vendite dell'azienda?

La moda chiama e la "consigliera" risponde

Le foto di Nicole Minetti che sfila in passerella fanno il giro di televisioni e siti on line. I benpensati strabuzzano gli occhi, gli indulgenti fanno spallucce, gli indifferenti si fanno scivolare addosso la notizia.

Ma al di là delle ripercussioni politiche e delle prediche demagogiche che giungono dai pulpiti più disparati, la questione che fa riflettere è un'altra: quali ripercussioni avrà questa trovata pubblicitaria sugli introiti economici dell'azienda varesina? Quante donne vorranno acquistare i costumi da bagno indossati dalla giunonica modella?

Parah, la nota azienda italiana di costumi da bagno, ha ammesso coraggiosamente di aver scelto la consigliera regionale più chiacchierata del momento perchè "oggi cercare lo scandalo è l’unico modo per attirare l’attenzione". Bene, onore alla sincerità. Anche perchè dall'out fit scelto emerge in tutta chiarezza questo intento di stupire. E non è tanto per gli indumenti succinti che hanno (s)coperto il corpo scultoreo -che, proprio in quanto "costumi da bagno", non possono per natura avere la parvenza di tuniche monastiche o di abiti castigati- quanto per il modo di indossarli della suddetta "top".

I tacchi fuori misura, decisamente improbabili per le comuni bagnanti che d'estate calcano i litorali con banali infradito, sono stati calzati con estrema dimestichezza dalla falcata prorompente della mora ventisettenne, il cui portamento non proprio armonico e il corpo esplosivo hanno "esaltato" prima un bikini a fantasia viola e poi una fascia bianca, resa tutt'uno con lo slip grazie ad un inserto di ricami verticali.  

Su consiglio dei cronisti che le erano attorno, la protagonista ha dichiarato di voler sostenere la moda e l'economia del nostro Paese e, a chi replicava l'esistenza di altri tipi di aiuto per chi "dovrebbe" fare politica, ha risposto candidamente: "Allora un politico non si può mettere in costume da bagno?".

Il punto è che vedere sfilare in passerella una donna della politica italiana lascia in bocca il sapore amaro dell'improvvisazione e del pressapochismo.

In un certo senso, è come se si svalutasse il valore e la serietà di due ambiti, moda e politica appunto, così diversi ma ugualmente autorevoli, che contaminati e prestati l'uno all'altra, sminuiscono il lavoro e la passione di chi, invece, li svolge esclusivamente per professione, con competenza e bravura.

Ma è il periodo in cui tutti possono imparare a far tutto e anche durante le sfilate milanesi è facile "briffare" il ruolo di modella per un giorno. Ora si attende di capire quanto e se tutto questo "scandalo" gioverà realmente alla casa di moda.

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