Venerdì, 16 Aprile 2021

"No phone fobia": quando l'ansia di stare senza smartphone diventa patologica

Gli studi su questa fobia sono recentissimi: ansia, somatizzazione e psicosi da assenza di cellulare sono sempre più diffusi

L’utilizzo degli smartphone è ormai diventato assolutamente comune alla stragrande maggioranza della popolazione mondiale, anche in quei Paesi dall’economia più fragile e arretrata. Usiamo il cellulare per chiamare, per scrivere agli amici, per mandare email di lavoro, per prenotare il posto al cinema, per pagare i nostri acquisti, per segnare appuntamenti… davvero manca poco che il nostro smartphone ci faccia il caffè! Ma non dobbiamo pensare che gli smartphone ci assicurino solo vantaggi e benefici: infatti, quando il loro utilizzo diventa smodato, questi oggetti diventano invadenti e pericolosi, capaci di produrre effetti molto negativi sulla vita delle persone: il loro utilizzo può causare infatti una dipendenza capace di incidere sul fisico, sulla psiche, sul comportamento, sui rapporti sociali e persino affettivi (ricerca degli studiosi Gezgin & Çakir, 2016).

Si chiama nomofobia (“no phone phobia”) e consiste in quello stato di ansia, il disagio e lo stress che la persona avverte quando non può consultare il proprio smartphone (King, 2013).

Una sindrome recente, ma in continua crescita

La letteratura scientifica al riguardo è molto recente, perché il problema è tutto in fase di sviluppo e avanza con l’aumentare delle prestazioni e della diffusione a fasce sempre più giovani della popolazione di questi dispositivi. Un recentissimo studio recente (Gonçalves et al., 2020) ha indagato la relazione tra nomofobia, stile di vita e sintomi psichici. Allo scopo sono stati reclutati 495 studenti dell’Università di Braga (Portogallo), di età tra 14 e 18 anni, tra quanti possedessero uno smartphone. Ai partecipanti è stato sottoposto il Nomophobia Questionnaire (NMP-Q; Yildirim & Correia, 2015) per la determinazione del livello di nomofobia; il Brief Symptom Inventory (BSI; Derogatis & Melisaratos, 1983) per la valutazione self-report della sintomatologia psichica; il FANTASTIC Lifestyle questionnaire (Wilson et al., 1984) per la valutazione delle abitudini individuali.

Dallo studio è emersa una correlazione positiva tra la nomofobia e la sintomatologia psicopatologica: in particolare, la nomofobia è risultata associata a sintomi da somatizzazione, sintomi ossessivo-compulsivi, sensibilità interpersonale, sintomi ansiosi, sintomi depressivi, ostilità, paranoia e psicoticismo. Associato a questi risultati è emerso l’alto numero di ore di utilizzo al giorno dello smartphone, come già confermato in letteratura circa la sintomatologia ossessivo-compulsiva (Lee et al., 2018). Donne, uomini, giovanissimi o adulti: la nomofobia riguarda tutti e anche persone con status sociale o stile di vita molto diverso. Esiste un modo per proteggersi da questo problema?

Come evitare di cadere nella nomofobia

Evitare di incorrere in questa forma patologica di dipendenza dallo smartphone è possibile. Indubbiamente, l’ideale è iniziare dai più piccoli: si è visto infatti che laddove ci sia un livello di cura ed educazione superiore e migliori relazioni familiari e con amici, o maggiore attività sportiva, la presenza di nomofobia risulti minore. Puntare quindi su un utilizzo contingentato dello smartphone per i più piccoli, ma anche su un’auto educazione a un utilizzo consapevole, così come cercare di praticare attività che implicano lo stare in mezzo agli altri e la socializzazione, appaiono strategie vincenti.

Una buona regola è quella di darsi degli orari o delle cadenze periodiche per il controllo delle notifiche, oppure impedirsi ad esempio di consultare lo smartphone mentre si sta parlando con altre persone o durante i momenti “forti” della vita familiare, come ad esempio i pasti.

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