Domenica, 28 Febbraio 2021

Lotta all’Aids: arriva il preservativo che promette di uccidere l’Hiv

In Australia è stato dato via libera ad un condom che contiene un gel in grado di eliminare i virus che causano malattie sessualmente trasmissibili, come l'Aids o l'herpes

Dopo alcuni test di laboratorio, i rappresentanti dell’azienda farmaceutica australiana Starpharma ne sono certi: VivaGel è un prodotto antivirale che promette di rendere inattivo più del 99% dei virus come l’Hiv, responsabile dell’Aids, l’Herpes simplex che causa l’herpes genitale, e il virus del papilloma umano.

Si tratta di un gel rivoluzionario che, incorporato nel lubrificante del preservativo, fornisce una doppia protezione in grado di bloccare la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, di ridurre il numero di particelle virali a cui la persona è potenzialmente esposta e quindi le possibilità di infezione: una difesa in più oltre al normale condom, insomma, che nonostante sia la migliore protezione dalle malattie a trasmissione sessuale, non elimina al 100% ogni rischio (per esempio a causa di uso scorretto o microlesioni). 

Ora i preservativi trattati con questa sostanza hanno ricevuto il ‘Conformity Assessment Certification’ dalla australiana Therapeutic Goods Administration, responsabile della regolazione di tutti i prodotti con usi terapeutici, e potrà essere lanciato sul mercato in Australia, mentre ha già ottenuto una certificazione in Giappone e le richieste sono state presentate per diversi altri Paesi. 

Intanto, notizie incoraggianti arrivano dal fronte della lotta all’Aids.
Secondo l’ultimo rapporto della Nazioni Unite, nel 2013 ci sono state 2,1 milioni di nuove infezioni da Hiv nel mondo (per il 48% concentrate in tre Paesi: Nigeria, Sudafrica e Uganda): sempre molte, certo, ma il 38% in meno rispetto al dato del 2001 e le nuove infezioni tra i bambini, circa 240 mila, sono calate del 58% rispetto ai numeri del 2001. Le morti, invece, (1,5 milioni di persone nel 2013) sono diminuite del 35% rispetto al picco del 2005 e se l’introduzione di misure anti-Aids sarà accelerata anche nei Paesi dove le persone hanno meno accesso a farmaci e test, “saremo sulla buona strada per la fine dell’epidemia nel 2030”, ha detto Michel Sidibé dell’Unaids. 

Anche uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato sul Journal of the American Medical Association prima della conferenza mondiale sull’Aids di Melbourne, evidenzia un rallentamento dell’epidemia negli Usa: le infezioni diagnosticate sono arrivate a 16,1 casi su 100 mila persone nel 2011 dai 24,1 nel 2002. 

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