Referendum per riaprire le ‘case chiuse’: parte la raccolta firme

Al via da Mogliano Veneto l’iniziativa per abrogare parzialmente la Legge Merlin che dispose la chiusura dei ‘centri di tolleranza’

Sono trascorsi 55 anni da quando Lina Merlin, la prima senatrice della storia repubblicana, dispose nel 1958 la chiusura delle ‘case chiuse’, l’abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e l’introduzione di una serie di reati volti a contrastarne lo sfruttamento.  

Adesso, da Giovanni Azzolini, sindaco di Mogliano Veneto in provincia di Treviso, parte l’iniziativa di abrogare parzialmente questa legge, con l’obiettivo di raccogliere in tutta la penisola, entro settembre, le 500 mila firme necessarie per depositare alla Corte di Cassazione la richiesta di indizione di un referendum. 

Dopo il successo riscontrato tra i cittadini, che hanno assaltato il centralino comunale per ricevere le informazioni sulle modalità per poter firmare, il progetto ha cominciato a estendersi in tutto il territorio nazionale, dove sono già migliaia i punti di raccolta situati nei vari municipi.

“Con la spinta di una presunta moralizzazione della società”, ha dichiarato Angela Colmellere, sindaco di Miane, un altro comune trevigiano favorevole all'iniziativa, “si sono gettate in strada migliaia di ragazze, soggette ai loro sfruttatori, senza alcun controllo medico-sanitario”, che fa eco ad Azzolini che spiega: “Noi non intendiamo abrogare il reato di sfruttamento della prostituzione: attraverso la riapertura delle case chiuse vogliamo soltanto disciplinare l’esercizio del meretricio e garantire maggiori controlli, con la creazione d’uno specifico albo”.

Il progetto incontra i dubbi di chi sostiene che la riapertura delle case di toleranza non determinerebbe comunque la certezza di eliminare forme di sfruttamento, “ma in questi ambienti”, prosegue il sindaco, “sarebbe comunque più semplice controllare e far rispettare le regole”, conclude.
Secondo i promotori, la sua eventuale abrogazione consentirebbe di regolamentare l’esercizio dell’attività di prostituzione, assoggettandola all’imposizione fiscale. “Austria, Germania, Svizzera, per citarne alcune, hanno già legalizzato e regolamentato l’esercizio della prostituzione, con notevoli benefici per le casse erariali e soprattutto per il decoro urbano”, hanno concluso.

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