Mercoledì, 23 Giugno 2021

Michela Murgia sdogana lo schwa, addio desinenza maschile nella lingua italiana?

Michela Murgia sdogana lo schwa

Dopo la lunga battaglia - vinta - per la rivendicazione del femminile al grido di avvocata, ministra, sindaca, varie ed eventuali, adesso l'ultima frontiera della lingua italiana è lo schwa, ovvero una vocale centrale media - rappresentata nella forma scritta da una e rovesciata (ə) - utilizzata per definire un gruppo misto di persone, quello che da secoli in italiano viene indicato con desinenza maschile. Così, se se si sta parlando di studenti - ragazzi e ragazze - ad esempio diventa studentə. Poco importa la pronuncia, che corrisponde a un suono "non arrotondato, senza accento o tono, di scarsa sonorità" - come lo definisce la Treccani - tipico della lingua inglese (ne è un esempio la 'a' di about), perché lo schwa è un metodo che vale per lo scritto.

In pratica il trionfo del neutro e dell'inclusività, termine che oggi va tanto di moda, come se annullare l'esistenza dei generi - tra le righe di un articolo così come su documenti o certificati - fosse ormai una incontestabile questione di rispetto. E se finora era uno sghiribizzo dei linguisti considerati più all'avanguardia, da oggi è realtà. A sdoganare per la prima volta lo schwa su un quotidiano nazionale è stata Michela Murgia, che nel suo ultimo articolo di politica su L'Espresso ha scritto "nessunə", "convintə" e "tuttə". Obiettivamente intuitivo, strambo per essere super partes, inguardabile ad essere sinceri. Ma soprattutto, decisamente non italiano. Per certi versi più leggibile un dialetto. Sembra ancora lontano comunque il suo utilizzo massiccio se non addirittura automatico. Insomma, Crusca permettendo, lo usa solo chi vuole. Ad oggi solo la Murgia - e meno male, aggiunge chi scrive - come ha fatto notare su Twitter la sua collega Chiara Baldi: "Oggi Michela Murgia in un articolo su L'Espresso online usa lo schwa. Magari sbaglio ma a memoria mi pare la prima volta che lo si usa in un pezzo di politica (e non in uno che parla di questioni di genere). Brava lei e bravi a L'Espresso". 

Non tutti però la pensano così - e per fortuna, aggiunge sempre chi scrive - criticando la "modifica forzata" della lingua italiana in favore di qualcosa che, secondo loro, nulla avrebbe a che fare con la parità di genere, la quale ha sulle spalle decenni di lotte che non hanno nulla da spartire con una e rovesciata. "Mi spiace non vi siate accorti che la lingua italiana evolve ogni santo giorno" replica la Baldi, aggiungendo: "Davvero, sarà meno scioccante di quanto credete". In effetti, basta pensare a quel "petaloso" di appena qualche anno fa. Un'osservazione, però, mette d'accordo chiunque: "A proposito, perché si dice lo e non la schwa? Non se ne esce". Parola del T9, maschilista che non è altro. 

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