Venerdì, 30 Ottobre 2020
Sindrome di Wendy

Sindrome di "Wendy" o della crocerossina: ecco chi colpisce e perché

Sentirsi gratificati nel prendersi cura dell'altro, dimenticando i propri bisogni, quando l'altro è particolarmente bisognoso di affetto e attenzioni: un atteggiamento patologico, ecco perché

Si chiama Sindrome della crocerossina, ma ha anche il nome di Sindrome di Wendy. Nella favola di Peter Pan, Wendy è una bimba di dieci anni, ma le condizioni di vita l’hanno portata a comportarsi come un’adulta; Wendy si prende cura dell’amico Peter conservandogli amorevolmente l’ombra affinché non si sgualcisca. Inoltre Wendy accompagna il suo Peter, bimbo spensierato e immaturo, nelle sue peripezie prendendosi cura di lui e dei bambini sperduti dell’Isola che non c’è, insegnando loro le buone maniere ed essendo contenta di far questo. Lei fa di tutto per gli altri e questo la rende felice.

La Sindrome di Wendy o della crocerossina interessa specialmente le donne (ma gli uomini non ne sono immuni). Si mettono in atto comportamenti particolarmente accudenti, protettivi, orientati al compiacimento, alla soddisfazione e alla gratificazione dell’altro, quando il focalizzarsi sui bisogni degli altri è ad evidente discapito dei propri. Questi comportamenti possono essere rivolti verso di chiunque: genitori, figli, fratelli, amici, colleghi, ma specialmente interessano il proprio partner.

Poiché la crocerossina può esistere solo quando c’è qualcuno da curare, queste persone scelgono e mantengono relazioni affettive con compagni che, per svariati motivi, rivestono il ruolo di bisognosi. Ecco che il partner diventa oggetto d’amore incondizionato, idealizzato, aiutato e soccorso, e tutto questo a discapito di sé stessi.

Cosa si nasconde dietro la Sindrome di Wendy

Chi vive la sindrome della crocerossina è pienamente consapevole di attuare questi comportamenti: prendersi cura dell’altro, renderlo felice e appagato grazie ai propri sacrifici è estremamente gratificante per la crocerossina, che in questo modo si sente indispensabile per il proprio compagno e su questa relazione di interdipendenza si fonda la relazione.

Le persone che vivono questa sindrome nascondono spesso una personalità dipendente ed una conseguente paura di ritrovarsi soli. Alle spalle di questi comportamenti vi è una paura di essere abbandonati o rifiutati.

Ciò che terrorizza queste persone è l’idea che non vi sia nessuno da aiutare, perché in questo modo viene a mancare il modo di sentirsi utili e di offrire benessere. Sostenere e rendere felice l’altro comporta infatti una percezione di sé come buoni e indispensabili, e ci si sente apprezzati.

Personalità del soggetto, stile di vita e l’educazione ricevuta, giocano un ruolo fondamentale nelle persone con sindrome da crocerossina. Per queste persone l’amore come qualcosa di gratuito è inconcepibile, piuttosto pensano di doversi in qualche modo guadagnare l’affetto

Si può guarire dalla Sindrome della crocerossina?

Per uscire da questo atteggiamento è utile il supporto di uno psicanalista. Inizialmente si lavora sul vissuto della persona che riscontra questa sindrome, cercando di capire come mai si abbia l’idea che l’amore non è una cosa gratuita. Poi si lavora sulla paura del rifiuto e dell’abbandono. Infine si cerca di far acquisire la consapevolezza che eventuali separazioni non sono poi così terribili.

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A seguire è importante un lavoro sull’autostima della persona affetta da questa sindrome, spostando il focus di questi soggetti dai bisogni altrui ai propri e allo svilupparsi di emozioni positive in soddisfazione di questi. Tutto ciò ricordando che in qualsiasi relazione deve esserci reciprocità, cioè  entrambi i soggetti coinvolti devono “vincere” per stare bene.

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