Sabato, 8 Maggio 2021
la storia

La zona rossa di una baby sitter in nero: “A 40 anni mi mantengono i miei e io me ne vergogno”

La testimonianza di una donna che senza l’aiuto economico dei genitori pensionati non riuscirebbe ad andare avanti in un periodo segnato dalla difficoltà di trovare e mantenere un posto di lavoro

foto archivio

Mentre racconta, Viola ha un tono dimesso. La voce è bassa e a nulla serve alzare il volume degli auricolari durante una telefonata scandita da lunghe pause e qualche sospiro. Viola è un nome di fantasia; la sua storia, invece, è reale, vera come quella degli uomini e delle donne che si riconoscono in un bilancio di vita dove la soglia dei 40 anni raggiunta senza un lavoro stabile e la necessità di dover dipendere economicamente dalla propria famiglia d’origine sono le voci negative che frenano la speranza di un futuro migliore, miraggio quasi sbiadito dopo un anno di emergenza sanitaria. 

Viola è di Roma e a Roma vive in un appartamento di 35 mq che paga 600 euro al mese al netto delle spese. Nel cassetto ha una laurea conseguita presso l’Accademia delle Belle Arti e il sogno di diventare insegnante. Prima dell’inizio del periodo segnato dal Covid, Viola ha fatto un po’ di tutto: assistente di sala nei musei, segretaria, insegnante nei laboratori di librerie indipendenti, cameriera, baby sitter. Nessun lavoro, per quanto saltuario, è mai stato rifiutato, nessun guadagno considerato mai troppo basso se utile a raggiungere la tristemente nota ‘fine del mese’. Parallelamente, lo studio: i concorsi per diventare insegnante sono stati l’obiettivo che ha annullato gli incontri con gli amici e le pizze dei sabati sera, centrali nei pensieri che anche nei week end non hanno concesso svago. Poi è arrivata l’emergenza sanitaria e, con lei, mese dopo mese, il timore che lascia spazio alla certezza di non farcela per via di un lavoro non regolare difficile da mantenere durante la ‘zona rossa’, per i soldi che non bastano, per lo stato emotivo stremato dal bisogno del sostegno dei genitori che vivono solo della loro pensione.

“Se non lavoro non guadagno e, in zona rossa, le mamme dei bambini hanno paura dei controlli” ci racconta Viola che, fino a qualche giorno fa faceva la baby sitter di due fratellini di 3 e 5 anni (di cui uno con problematiche comportamentali) e di un altro di 4 anni presso due famiglie diverse, sei giorni su sette, per 8 ore al giorno: “Di essere messa in regola non se n’è mai parlato, con una mamma perché legata da una conoscenza personale, con l’altra per motivi che non ha voluto dirmi in sede di primo colloquio: ‘Noi per adesso non facciamo contratto. Vedremo più in là’, mi ha detto. Per cui mi sono trovata da un giorno all’altro senza un sostegno”. 

Perché non ha mai richiesto il reddito di cittadinanza o di emergenza? “La domanda per quello di cittadinanza l’ho fatta qualche giorno fa. Fino ad ora non mi sono mossa perché guadagnavo un po’ e non mi pareva necessario richiederlo. Ce la facevo, insomma, con sacrifici, ma ce la facevo. Poi ho sperato di trovare delle proposte di lavoro che però non sono arrivate. Adesso però ho davvero bisogno di quel sussidio e ne ho fatto richiesta”, aggiunge Viola che emotivamente si sente a terra.

“Ho l’autostima sotto i piedi. Mi vergogno a dirlo, ma trovarsi a dover chiedere aiuto ai propri genitori, a 40 anni, non è facile” - confida - “A ciò si aggiunge il fatto che le scuole sono chiuse e vedo sempre più lontana la possibilità di fare l’insegnante. Il lavoro di baby sitter mi appaga lì per lì, ma non è quello che voglio fare nella mia vita. L’età avanza, le possibilità di lavoro diminuiscono e sento di dovermi sbrigare in qualche modo per migliorare la situazione e riuscire a diventare insegnante”. 

Determinante in un momento delicato come questo un supporto emotivo che le viene da una psicologa contattata a ridosso delle difficoltà crescenti e, con qualche limite, dai suoi famigliari: “I miei sono separati da anni. Da mia madre mi sono sentita spalleggiata per un po’, poi ha iniziato a scoraggiarmi rispetto alla strada dell’insegnamento che ho deciso di percorrere: secondo lei dovrei accettare i lavori che mi capitano e che mi servono per guadagnare. Dello stesso parere mio padre che mantiene anche mio fratello trentenne: è stanco, demoralizzato, mi dice che la strada della scuola è troppo complicata”. 

“Io devo ringraziarli, sono stati fin troppo generosi con me, ma più di tanto non possono fare” sospira Viola che, al momento, vede come una piccola boccata di ossigeno l’occasione che le si è presentata qualche ora fa: “Sabato ho sostenuto il colloquio con una mamma conosciuta l’anno scorso. Mi ha contattato perché aveva bisogno con urgenza di una baby sitter per le sue due bambine. Ho accettato il compenso di 7.50 euro l’ora, per adesso solo per una decina di giorni, poi si vedrà”.

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